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La Montagna tra tradizione e velocità: Marco De Gasperi ospite del Cai

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Può il tradizionale e storico approccio del Cai accogliere una visione di montagna veloce, priva della canonica attrezzatura? Sì. O quanto meno ci prova. Il Cai Alta Valle Brembana ha ospitato Marco De Gasperi.

San Giovanni Bianco – E’ tempo di attesa e non solo del Natale, ma anche di neve, come ormai da qualche stagione a questa parte. In questo tempo sospeso fra le ultime uscite escursionistiche o alpinistiche e quelle di scialpinismo o con le ciaspole, il CAI sceglie di dedicare tempo alla condivisione di esperienze, racconti, storie di avventure preziose sulle cime. Lo fa anche la sezione Alta Valle Brembana, guidata dall’ex-olimpionico Davide Milesi, grande appassionato di montagna e di cime brembane che, per sua natura, dispone di uno sguardo a 360° su quello che è la montagna e le svariate possibilità di viverla, privo di preconcetti o assiomi assolutistici. Uno sguardo che ben si sposa con una sezione attiva, giovane ed intraprendente che già in passato ha strizzato l’occhio a “escursioni alpine” leggermente diverse da quelle solitamente promosse dal CAI, con una partecipazione in gruppo a quella che fu la prima edizione dell’Orobie Ultra Trail. Montagna quindi, ma di corsa.

E’ questo il tema della serata che ha preso vita nel cinema-teatro di San Giovanni Bianco sabato 2 dicembre, dedicata al pluricampione del mondo di corsa in montagna Marco De Gasperi, recentemente vittorioso anche nel circuito delle Migu Skyrunner World Series. E se non fosse per il suo sorriso spontaneo e per la sua presenza discreta, Marco metterebbe davvero soggezione con la sua lunga e brillante carriera, fatta di passione e sacrificio. Ce la racconta con l’amico Milesi, compagno di avventure nell’ex-Corpo Forestale e suo mentore, attraverso una chiacchierata fatta di ricordi, immagini e tanto sport. Con la sua irrefrenabile voglia di emulare i grandi precursori dello Skyrunning – Fabio Meraldi, Adriano Greco –  Marco vince da giovanissimo come da “grande”, raggiungendo i suoi miti e superando i ragazzini che oggi lo sfidano nelle skyrace.

Ma le gare a volte non bastano e quindi la voglia di mettersi alla prova conduce Marco sulle grandi cime delle montagne di casa – record di salita e discesa sull’Ortles (3.905 m) in 2:36:50 con 21 km di sviluppo e 2.200 m D+ – e d’Europa – record sulla via italiana del Monte Bianco (4.810 m) 55 km e 3.750 m D+ in 6:43:52 – togliendosi quel sassolino rimasto nella scarpa (da running!) da tempo, sin da quando la gara sul Bianco venne sospesa, prima che lui potesse parteciparvi per limite d’età. Un video inedito raccoglie queste strabilianti ascese, lasciando la sala ad occhi aperti e non soltanto per l’indiscussa bellezza dei luoghi, l’innegabile prodezza di Marco nel muoversi in ambienti così tecnici o l’assoluto valore di tali prove atletiche, ma anche e soprattutto per la spiazzante umiltà con la quale il protagonista le presenta.

Non è quindi soltanto tempo di attesa, ma anche di cambiamento. Lo avevamo percepito nell’incontro dello scorso anno presso il Palamonti di Bergamo, con l’intervento del dott. Roi, ossia il dottore degli skyrunner, Fabio Meraldi e Miky Oprandi, fortemente voluto da Paolo Valoti e ne abbiamo avuto conferma durante la serata di sabato a San Giovanni. Il buon saggio e vecchio CAI sta aprendo gli occhi su altri modi, su altri tempi per scalare le montagne, un risveglio che forse permetterà di avvicinare anche nuove categorie di esploratori che, invece della bussola si affidano a un gps e invece di picca e ramponi poggiano i loro passi su ramponcini e bastoni, ma che pur sempre condividono quella passione viscerale e quel rispetto dovuto alla Montagna. Indipendentemente dal proprio stile di salita, teniamoci stretti, però, i segnavia CAI e le loro tempistiche, così anche se le nostre non saranno ascese da record, ci sentiremo forti per aver guadagnato anche solo una manciata di minuti sui tempi prospettati.

Sara Taiocchi

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