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Claudia Maffi: l’allenamento mentale che migliora l’approccio allo sport e alle gare

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Quanto conta la preparazione mentale nell’affrontare una prova sportiva? Quanto è importante un atteggiamento sereno e come ottenerlo? A margine della presentazione del Team Scott MTB, abbiamo incontrato per voi Claudia Maffi: psicologa dello sport e compagna del campione italiano di mtb Juri Ragnoli. In una bella chiacchierata Claudia ci ha spiegato in cosa consiste il suo lavoro e cosa può fare per chi vuole migliorare il proprio approccio allo sport e alle gare.

Claudia_Maffi (1)

Di cosa ti occupi? In cosa consiste il tuo lavoro?
«Sono una psicologa che lavora nello sport, cioè offro consulenze e programmi di preparazione mentale ad atleti, sia professionisti che amatori, di varie discipline. Ho il mio studio e seguo gli atleti, anche sui campi di gara, aiutandoli a prepararsi ad affrontare competizioni e allenamenti a livello mentale e non solo fisico. Collaboro anche con un paio di riviste del settore ciclismo dove curo una mia rubrica. Sono focalizzata soprattutto sul mondo del ciclismo, forse perché avendo un biker in casa ho modo di confrontarmi e capire i problemi propri di questa attività».

E come si diventa psicologo dello sport?
«Mi sono laureata in Psicologia a Brescia nel 2012 e poi ho conseguito un Master in Psicologia dello Sport a Milano. Ma fino al secondo anno di università non pensavo che avrei preso questa strada. Poi a partire dal 2010 le circostanze della vita mi hanno portato, da normale appassionata di sport, ad avvicinarmi ancor di più al mondo dell’agonismo (soprattutto mountainbike) e a seguire le gare dei fine settimana. Proprio qui, anche grazie al mio compagno Juri, ho maturato l’interesse per l’applicazione della psicologia al mondo dello sport. Mi sono resa conto che la mia disciplina poteva essere utile e aiutare gli atleti, e così ho iniziato a specializzarmi».

Quali sono i problemi concreti per cui gli atleti, in generale, vengono a cercarti?
«La questione principale per cui gli atleti mi contattano è la gestione dell’ansia pre gara e dell’emotività di fronte ad appuntamenti importanti. Ma anche la difficoltà a stare concentrati ed esprimere al meglio il proprio potenziale fisico. Per combattere l’ansia pre gara utilizzo delle tecniche di rilassamento e visualizzazione, anche tramite training autogeno; la concentrazione e l’utilizzo di parole chiave permettono all’atleta di allontanare l’agitazione e spostare l’attenzione dalla fatica alla performance. Un’altra tecnica per visualizzare e comprendere i propri punti di forza è quella di prendere ‘carta e matita’ e invitare l’atleta ad esprimersi in modo nuovo, superando il linguaggio che spesso attiva meccanismi di difesa inconsci. Ovviamente il percorso cambia a seconda della personalità del singolo e va valutata caso per caso».

Ma sappiamo che hai lavorato e lavori anche con giovani atleti. Di cosa si tratta?
«Sì, è un progetto appena partito che coinvolge una squadra di giovani ciclisti dai 6 ai 12 anni di Mazzano (Bs), volto ad aiutarli a prendere contatto con le proprie capacità, potenzialità, paure, per gestire in modo sereno l’attività sportiva e le gare. Il nucleo del lavoro è simile a quello applicato per gli adulti: con questi piccoli atleti lavoriamo con delle sedute di training autogeno, una tecnica composta da esercizi di respirazione ed esercizi fisici per venire a contatto con le sensazioni (pesantezza, calore, battito del cuore) creando poi parole chiave che aiutano a gestire le emozioni negative, ad esempio di ansia. In un’atmosfera tranquilla, tramite la mia voce guida creiamo una situazione mentale di calma che poi il bambino può richiamare quando ne ha bisogno. Qualcuno di loro mi ha detto che ha usato queste tecniche per arrivare più tranquillo alla verifica di matematica!
Diciamo che sono attività che hanno lo scopo di aiutarli a trovare dentro di sé la fiducia nelle proprie capacità, qualcosa che serve anche al di là dello sport».

Qual è il target di atleti che vengono a cercarti? Discipline ed età?
«A parte il progetto con i bambini e alcuni casi di ragazzi adolescenti, la fascia d’età degli atleti con cui lavoro è dai 35 ai 45 anni. Prevalentemente ciclisti, ma ho seguito anche sciatori ed altri sportivi. Gli atleti professionisti sono meno, forse perché chi arriva a quel livello ha già, per così dire, la testa, e l’aiuto che possono avere da me è veramente sottile: l’atleta professionista può chiedere un supporto in momenti delicati della carriera agonistica (ad esempio nel ciclismo il passaggio di categoria da under23 a élite), o per un problema in una gara specifica, oppure per ritrovare la serenità in un periodo particolarmente stressante della vita.
La maggior parte dei miei clienti sono invece amatori. Molti, leggendo i miei articoli sulle riviste, superano l’iniziale diffidenza e mi chiedono un parere su un loro problema specifico».

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Puoi farci l’esempio di un caso concreto di cui ti sei occupata?
«Senza ovviamene fare nomi, vi posso descrivere il caso di un ragazzo, atleta di mountainbike, con un problema di tensione, che si manifestava in una mania di controllo e ansia per eventuali imprevisti. Non aveva mai voluto fare esercizi di rilassamento finché, dopo aver letto un mio articolo, si è presentato da me. Insieme abbiamo fatto un percorso con le tecniche di respirazione e rilassamento: l’ho aiutato a rendersi conto di come, banalmente, il suo respiro cambiava quando si agitava. Da questa consapevolezza ho cercato di fargli spostare l’attenzione lontano dalla fatica e dalle aspettative sulla gara, che tendevano a metterlo in ansia, per concentrarsi unicamente sulla performance. Creando e visualizzando una situazione di calma e concentrazione, e abbinando ad essa una parola chiave, questa visualizzazione potrà essere richiamata nei momenti di difficoltà, ad esempio in gara, per ritrovare la sensazione di calma.
Un errore che fanno in tanti è, quando nello sforzo ti assale un pensiero negativo, cercare di non pensarci: riuscirci è quasi impossibile, e invece di non pensare bisogna se mai offrire alla mente qualcos’altro su cui focalizzarsi, ad esempio un pensiero che dia la carica. Il segreto è appunto preparare questo pensiero alternativo da tenere pronto nei momenti di difficoltà, per liberare la mente.
Anche questo è molto personale, e ogni atleta impara anche da sé a gestire questi problemi, oppure può essere aiutato a farlo, secondo percorsi personalizzati».

Parlando dell’atleta che ti trovi in casa, il campione Juri Ragnoli, cosa puoi dirci del suo approccio mentale allo sport?
«Juri è sicuramente un caso in cui la genetica ha fatto la sua parte, nel senso che il suo atteggiamento mentale lo caratterizza fin da quando era piccolo, e il suo modo di affrontare le competizioni è certamente frutto di una capacità molto personale, che non tutti hanno e che dipende dalla personalità oltre che dalle esperienze contingenti.
Con Juri ci confrontiamo spesso sul tema, e noto che lui mette in atto tecniche del tutto personali per concentrarsi: e lo fa quasi senza accorgersene. In questo senso ognuno ha già affinato, con l’esperienza ma anche inconsciamente, i propri strumenti per affrontare le difficoltà. Il mental training aiuta a perfezionare la gestione mentale, ma sono sicura che gli atleti che raggiungono un certo livello hanno già sviluppato autonomamente delle abilità specifiche che permettono loro di gestire in modo ottimale le performance sportive».

La domanda è ovviamente riduttiva, ma se potessi quantificare con una percentuale quanto conta la testa e quanto le gambe in un risultato sportivo, cosa diresti?
«Penso che quando si raggiunge un discreto livello di preparazione fisica, il resto sta nella mente. Tra due persone di pari allenamento fisico, quella che sa meglio gestire la propria mente (emotività, concentrazione, gestione delle paure) ha una marcia in più a livello di performance. È difficile ragionare in termini percentuali, e ovviamente la preparazione fisica viene prima di tutto: perché arrivano da me anche persone con aspettative molto alte, che cercano la soluzione per vincere. Ma il mio lavoro è quello di aiutare l’atleta a trovare l’atteggiamento mentale giusto per affrontare le sfide… e per vincere, se però ha la preparazione fisica per farlo.
Quello che metto in chiaro subito è che il mio lavoro non fa miracoli e non offre soluzioni pronte».

Progetti futuri, nuove collaborazioni?
«Per ora sto lavorando a una serie di video tutorial sul mental training per internet, e uno dei progetti futuri sarà la creazione di un sito che raccolga dei veri corsi sul tema, che si allargherà anche all’ambito del mental coaching applicato non solo allo sport ma anche al mondo del lavoro. Ma è ancora in fase di sviluppo e non voglio anticipare troppi dettagli!
Oltre ai progetti con i bimbi, mi piacerebbe lavorare ancora con gli atleti adulti. Seguire la nazionale di mountainbike? Sicuramente in questo ambito c’è molto lavoro da fare con i giovani, per i quali si potrebbero affiancare alla preparazione fisica esercizi di rilassamento e visualizzazione; il supporto di uno psicologo dello sport è utile sia alla vigilia di appuntamenti importanti sia nei momenti di riposo, che possono essere utilizzati per recuperare le energie mentali in vista di nuove sfide.
Sempre parlando di nuove collaborazioni, da settembre sarò presente come psicologa dello sport all’interno un nuovo progetto che a Cortefranca si propone di unire in un unico centro attività professionali rivolte allo sport (preparatore atletico, nutrizionista, fisioterapista), che diventi punto di riferimento per biker e sportivi della Franciacorta e non solo. Una collaborazione che è anche un modo per sdoganare il mental training e inserirlo a pieno titolo nella preparazione sportiva di un atleta.
E per il futuro che dire… spero di far crescere nuovi biker, consapevoli delle proprie capacità e potenzialità».

Carlotta Cortese

Claudia Maffi vive e lavora a Cazzago San Martino, in Franciacorta, dove ha il suo studio. Ma da qui si sposta per i vari appuntamenti e per seguire sui campi di gara il compagno Juri. Potete leggere i suoi articoli sulla rivista online Solobike.it dove scrive settimanalmente la rubrica “I percorsi della Mente” e sulla rivista mensile InBici con la rubrica “Mente In Sella”, attraverso cui fa conoscere il lavoro di preparazione mentale con riferimento specifico al mondo del ciclismo. Per maggiori info: www.claudiamaffi.it.