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Cos’è la psicologia dello sport e a chi si rivolge

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Ultimamente si sente molto parlare di aspetti mentali e prestazione sportiva, anche per gli sport di resistenza. Vediamo di capire meglio di cosa si tratta…

«Ah, sei psicologa dello sport? Bello… quindi cosa fai esattamente?» – «A cosa mi serve uno psicologo? Non sono mica matto!» – «Nah, io non ci credo alla psicologia» – «Quindi tu sei quella che critica l’allenatore quando sbaglia?» – «Parlare non mi aiuterà a risolvere i problemi che ho in gara». Queste sono solo alcune tra le frasi più frequenti di fronte alle quali si trova chiunque abbia deciso di dedicarsi alla psicologia dello sport e dell’esercizio fisico.

ph: Tartufo Trail

ph: Tartufo Trail

In effetti, però, non sono affermazioni così insensate. D’altra parte, in Italia è solo dagli anni ’60 che si parla di psicologia dello sport, e ultimamente sta diventando quasi “di moda” curare l’aspetto mentale della prestazione, tanto che spesso anche chi lavora nel mondo dello sport si trova spaesato davanti alle diverse figure che sono comparse sulla scena, apparentemente tutte con lo stesso obiettivo di migliorare la performance fisica attraverso la mente (psicologi, mental coach, motivatori…).

Ma andiamo per gradi. Innanzitutto cos’è questa “Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico” e di cosa si occupa? Weinberg e Gould, due importanti studiosi, la definiscono come lo studio scientifico delle persone e dei loro comportamenti nel contesto sportivo e motorio e le ricadute pratiche di queste conoscenze. Si occupa quindi di chiunque pratichi attività fisica, a tutti i livelli: dai bambini piccoli che si avvicinano allo sport per la prima volta, agli anziani che passeggiano per mantenersi in salute; dall’appassionato che fa la garetta della domenica, all’atleta di alto livello che si prepara per le Olimpiadi. Oltre allo studio di quello che spinge le persone a praticare sport e di altri meccanismi mentali, lo psicologo sportivo usa queste teorie per cercare di modificare a livello pratico comportamenti e atteggiamenti che non sono utili per una buona riuscita nello sport.

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ph: Federico Modica

È chiaro comunque che questa disciplina si rivolge a un pubblico molto vasto e ognuno si avvicina allo sport per motivi diversi. Per esempio, una persona diabetica di mezza età potrebbe cominciare a muoversi per motivi di salute e nel praticare uno sport si aspetterà di ottenere un risultato molto diverso da quello che si potrebbe aspettare un ragazzino che aspira a correre nella Nazionale di maratona.

Infatti, molti psicologi sportivi si occupano di atleti d’élite e di come aiutarli a raggiungere la prestazione ottimale, attraverso diverse tecniche che rientrano in gran parte sotto il nome più generico di “mental training” (allenamento mentale) e possono riguardare diversi aspetti specifici: bassa motivazione, una prestazione migliore in allenamento rispetto alla gara, difficoltà nell’imparare un nuovo gesto tecnico, ansia eccessiva, recupero da un infortunio e tanto altro, a seconda delle necessità dell’atleta.

Molti altri psicologi si occupano invece di sport giovanile (che dovrebbe puntare più ad educare che a vincere), di attività fisica per bambini, per persone disabili o con patologie, anziani, sportivi occasionali… Diversi professionisti si sono inoltre focalizzati sui fattori psicologici legati all’esercizio fisico, allo scopo di trovare strategie per incoraggiare il movimento nelle persone sedentarie o di mostrare gli effetti benefici dell’esercizio come trattamento per problemi psicologici.

Oltre a prendere in considerazione la singola persona o l’atleta, la psicologia dello sport si occupa anche di dinamiche di squadra e lo psicologo può affiancare allenatori e dirigenti, sia nella gestione degli atleti che aiutandoli nel mantenere i rapporti con i genitori dei ragazzi più piccoli.

Già ad un primo impatto si capisce quanto questa disciplina sia complessa, occupandosi di un campo estremamente ampio e variegato. Piano piano cercheremo di spiegare meglio in cosa consiste… e magari di sfatare alcuni miti sulla psicologia dello sport.

Nathalie Novembrini