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L’evoluzione delle scarpe da running non coincide con il calo degli infortuni, perché?

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La straordinaria evoluzione delle scarpe da running nel corso degli ultimi decenni non coincide con l’abbassamento del tasso di infortuni. Qual è l’origine di questa tendenza? Quanto influisce l’uso di un buon paio di scarpe con la prevenzione degli infortuni? Hanno ragione i sostenitori del barefoot running e del minimalismo o i fan delle supersized, ovvero le scarpe super ammortizzate? Ce ne parla il fisioterapista ALEX BALDACCINI.

Fino al 70% dei runners ha almeno un infortunio legato alla corsa ogni anno, questo nonostante i considerevoli sforzi fatti dai ricercatori e dalle ditte specializzate nella produzione di calzature da running negli ultimi 40 anni, in tutto il mondo. I progressi tecnologici e dei materiali utilizzati nella produzione delle scarpe sono sotto gli occhi di tutti, ma nonostante questo il tasso di infortuni è rimasto costante, se non addirittura cresciuto, dagli anni ’70 sino ad oggi. È sufficiente dare un’occhiata alle immagini qui sotto. Mostrano la rapida evoluzione avuta dalle calzature nel corso degli anni, che farebbe presupporre una drastica riduzione degli infortuni dovuta a vari fattori, come: il miglioramento dell’ammortizzazione, i migliori materiali, il maggior comfort, la correzione dei difetti dell’appoggio che molti podisti presentano (ma sono davvero difetti?) ecc.

Purtroppo però non è così, gli infortuni sono sempre all’ordine del giorno, ma perché? Chi produce scarpe ne ha provate di tutti i colori, passando da una teoria all’altra e, forse, cavalcando un po’ le mode del momento. Negli ultimi anni, ad esempio, ci siamo ritrovati davanti a due correnti di pensiero diametralmente opposte. Da una parte i sostenitori del minimale o addirittura barefoot running (corsa a piedi nudi) e dall’altra i fan delle supersized, ovvero le super ammortizzate. Ma chi ha ragione? Probabilmente nessuno dei due, o forse entrambi, a seconda dell’interpretazione che si dà alle differenti teorie.

I minimalisti, per sostenere la loro tesi affermano che l’uomo, nel corso dell’evoluzione, ha sempre camminato e corso a piedi nudi e solo negli ultimi 40 anni sono apparse le calzature comode e ammortizzate come le conosciamo oggi. Questo concetto è sicuramente vero, tuttavia bisogna tenere conto anche che la stragrande maggioranza dei podisti odierni, che magari si sono avvicinati alla corsa in tarda età, sono abituati da sempre ad utilizzare scarpe da running “normali”, ovvero con una buona ammortizzazione, le classiche A3. Convincere uno di questi podisti ad utilizzare un paio di scarpe minimali lo porterà quasi inevitabilmente ad accusare problemi, in particolare alla zona del piede e del polpaccio. Infatti la biomeccanica di corsa con le minimali, soprattutto in fase di appoggio, che avverrà prevalentemente nella parte anteriore del piede per favorire l’ammortizzazione, provoca un aumento delle richieste funzionali in queste zone e quindi un loro sovraccarico. Certo, se prendiamo un bambino e lo facciamo correre scalzo fin da piccolo, probabilmente questo svilupperà una meccanica di corsa adeguata a quel gesto, con il conseguente adattamento dei suoi muscoli e tendini e con i benefici che ne derivano; ma se invece prendiamo un amatore di 40 anni e gli mettiamo ai piedi delle minimali, difficilmente riuscirà ad adattarsi, se non seguendo un graduale e delicato programma di transizione da una calzatura all’altra, con i rischi causati da questo cambio che probabilmente superano i potenziali benefici.

I supersized invece a loro sostegno affermano che la maggior ammortizzazione terrà lontani i dolori dovuti ai ripetuti impatti col terreno. Questo potrebbe essere vero in caso di alcune patologie, soprattutto se non del tutto risolte. Una suola più alta può aiutare ad attutire colpi e percepire minor dolore, ma ciò non vuol dire prevenire. Infatti i molti studi esistenti in letteratura evidenziano come le differenze di incidenza degli infortuni siano minime, se non inesistenti, fra le varie tipologie di runners. Che siano minimalisti, supersized o “classici” la sostanza è che si fanno male tutti, più o meno allo stesso modo!

Ma allora forse dovremmo chiederci, sono davvero le scarpe il problema? Ci si concentra spesso sul ruolo delle calzature nella prevenzione infortuni, forse perché le scarpe sono l’unico strumento che il podista ha a disposizione e che lo separa dal terreno, ma probabilmente ci sono altri aspetti che sono fondamentali e che possono spiegare meglio la non-evoluzione degli ultimi 40 anni, due in particolare:

1 – Non bisogna mai dimenticare che la maggior parte degli infortuni sono causati da errori nell’allenamento, oggi come allora. Il “troppo” ed il “troppo in fretta” sono due cose da evitare assolutamente.

2 – La popolazione dei runners è cambiata profondamente. Negli anni ’70 chi correva lo faceva per competere, era magro, mediamente dotato ed aveva uno stile di vita attivo al di fuori della corsa. Oggi il podista corre spesso per portare a termine maratone e trail per i quali non è adeguatamente preparato, la corsa è la sua unica attività fisica e capita anche che sia in sovrappeso.

Se pensiamo a questo, potremmo ipotizzare che la tecnologia oggi disponibile ci abbia aiutato a ridurre gli infortuni, ma il diverso stile di vita ne abbia causato un aumento, le due variabili si siano più o meno compensate ed eccoci qua, con all’incirca gli stessi infortuni di quarant’anni fa. Naturalmente questa, seppur plausibile, è solo una teoria e come tale è tutta da dimostrare.

Alex Baldaccini di AB Fisio
Studio Fisioterapico della Val Brembana

Bibliografia

– Theisen D, L Malisoux, Genin J, Delattre N, R Seil, Urhausen A. Influenza della durezza intersuola di scarpe imbottite standard, sul rischio di lesioni in esecuzione legati. Br J Sports Med. 2014 Mar; 48 (5): 371-6.

– Nigg BM, Baltich J, Hoerzer S, Enders H. scarpe da corsa e corsa lesioni: mythbusting e una proposta di due nuovi paradigmi: ‘percorso di movimento preferito’ e ‘il filtro di comfort’. Br J Sports Med. 2015 Ottobre; 49 (20): 1290-4.

– Herzog W. Esecuzione lesioni: si tratta di una questione di evoluzione, la forma, le proprietà dei tessuti, chilometraggio, o le scarpe? Exerc Sport Sci Rev. 2012 Apr; 40 (2): 59-60.