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C’era una volta in Valtellina: Marco De Gasperi

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Abbiamo deciso di raccontarvi una storia, una di quelle belle, con il lieto fine. Abbiamo incontrato Marco De Gasperi, fresco della recente vittoria delle Migu Run Skyrunner World Series e in attesa di inaugurare la 5ª edizione del Valtellina Wine Trail, gara di casa di cui è organizzatore.

Marco De Gasperi impegnato nella Pizzo Stella Skyrace – foto credit Giacomo Meneghello e Roberto Ganassa

Ci sono storie che iniziano con un castello, altre con principi regnanti capricciosi e vanitosi. Questa storia inizia in Valtellina, fra i suoi pascoli verdeggianti e le pacifiche mucche da latte, complici della filiera di produzione di un formaggio gustoso, capace di stregare se abbinato a un piatto di pizzoccheri caserecci e un buon bicchiere di Nebbiolo delle Alpi.

E’ qui, fra le vette evocative dell’Ortles e del Cevedale, in una terra di confine, diario di passi vecchi di secoli, di scambi commerciali e furberie, di lotte e prevaricazioni, che nasce nel 1977 questo aspirante atleta fondista. Papà De Gasperi è un’ispirazione: precursore dello scialpinismo e capofila del gruppo sportivo Folgore, che contribuisce alla diffusione della disciplina in alta Valtellina, è per il piccolo Marco un esempio da imitare. Forse anche lui potrà diventare un atleta un giorno, anche se la sua corporatura minuta non lo avvantaggia nelle prime competizioni di sci di fondo. La passione travolgente di Marco per la montagna non si limita alla sola conquista delle vette, perché grazie agli innumerevoli e diversi stimoli del padre, si appassiona anche alle rocce, ai fiori, alle piante. Ecco perché, alle partite di calcio con gli amici alterna pomeriggi all’Orto Botanico di Bormio, dove passa lunghe ore studiando e osservando le specie più varie, conoscenze che gli torneranno utili nel suo servizio nel Corpo dei Carabinieri Forestali.

Ed è così che trascorrerà, silenziosamente e del tutto inosservato, i suoi primi 13 anni di vita, fino a quando nel 1990 conquisterà il suo primo podio: niente meno che il Trofeo Paola Compagnoni di Bormio, un’esaltante staffetta corsa/bici in cui, inaspettatamente, vince la seconda frazione. Abituato a finire nella zona bassa della classifica, questa vittoria gli è rimasta nel cuore (“e la coppa nel letto, per un bel po’!” aggiunge). Tuttavia, bisogna ammettere che sarà però la vittoria della Coppa del Mondo a squadre di Corsa in Montagna a Edimburgo nel 1995 a farlo conoscere al mondo, quanto meno quello dell’Atletica. E’ il giro di boa: Marco comprende che ha le carte per diventare un atleta professionista, proprio come aveva sognato da bambino.

E’ poi l’incontro con Adriano Greco, ad aprire un nuovo orizzonte: lo skyrunning. Marco scopre un nuovo modo di andare in montagna: la corsa. Questo lo incuriosisce, lo appassiona e lo esalta. E’ per questo che, disposto a tutto, riesce a farsi accompagnare alle pendici del “Rosa” per poter vedere gli atleti correre lassù, veloci, leggeri e lo stesso avverrà per il Monte Bianco, il luogo in cui 25 anni dopo, firmerà il suo record. L’anno successivo non basta più fare il tifo: con tanto di liberatoria firmata dal padre, Marco si presenta al via della gara a soli 16 anni, concludendola con una buona prestazione.

Marco De Gasperi, Scalata dello Zucco,

Foto gentilmente concessa dal GESP – Gruppo Escursionisti San Pellegrino

Gli abbiamo poi chiesto di raccontarci qualcosa di questa fotografia, gentilmente concessa dal G.E.S.P. – Gruppo Escursionisti San Pellegrino. La buona gente di montagna di Bergamo farà infatti la conoscenza di Marco nel 1996 quando, un Dega giovanissimo arriva in Valle Brembana per l’appuntamento con la storica Scalata del Monte Zucco. Marco si presenta al via dopo una stagione brillante – vince tutte le gare a cui partecipa – chiudendo i giochi in poco più di 51’. Sarà però la gara del 1997 a rimare nella memoria dei sentieri dello Zucco. Sullo Zuccone, ultima salita prima dell’arrivo, Marco è secondo, con uno svantaggio di 2’. E’ qui che lo smalto di un atleta si distingue e Marco ne fornisce prova, raggiungendo e superando l’avversario, in una folle ripresa, ricordata per il suo arrivo con una scarpa in mano: nella foga del recupero, la scarpa si allenta e rischiando di perderla, Marco la toglie definitivamente, tenendola in mano. E’ la sua prima vittoria nel Campionato Italiano da senior e l’aneddoto della scarpa susciterà un certo clamore.

Se state leggendo questo racconto, gran parte del resto della storia, la conoscete bene. Da buoni appassionati di Storia della corsa, saprete che Marco conquisterà in fretta un titolo dietro l’altro, collezionando record tutt’ora imbattuti. Un esempio? 6h 43’ 52” per salire e scendere dal Monte Bianco, per gradire. Oltre però all’agonismo, Marco è da sempre e soprattutto un uomo di montagna, affascinato dalla bellezze aspra delle vette, dei ghiacciai e delle pareti da superare. Fra i suoi ricordi più belli, che più lo rendono orgoglioso, ci racconta questo: “Una delle cose che mi rende particolarmente  contento è l’aver scalato tutte le montagne di casa. A 14 anni, avevo completato la catena dell’Ortles-Cevedale con mio cugino Michele. Eravamo davvero scapestrati, partivamo di pomeriggio, senza un’attrezzatura adatta, senza esperienza e ovviamente senza cellulare, spingendoci dappertutto senza badare ai rischi e senza preoccuparci delle nostre madri, come quella volta alla Punta Thurwieser. Sono esperienze che mi hanno dato responsabilità e la capacità di affrontare situazioni difficili, anche grazie a mio cugino, che mi spronava a superare le mie paure. Lui oggi è diventato una guida alpina”. Un curriculum di tutto rispetto che probabilmente ha contribuito a fargli raggiungere i record per cui lo conosciamo.

Ormai da 5 anni, Marco si è dato anche all’organizzazione di eventi sportivi, tramutando il primo weekend di novembre in un appuntamento immancabile per molti runner, siano essi fedeli all’asfalto o puristi dell’offroad. Il Valtellina Wine Trail ha infatti guadagnato un’ottima risonanza nel fitto calendario di gare, proponendo 3 diverse distanze (12, 21 o 42 chilometri) tutte caratterizzate da paesaggi che in autunno sfoggiano davvero il loro lato migliore: vigne profumate, boschi colorati e magari nebbie basse, a contorno di piccoli borghi di pietra e terra, come nelle migliori fiabe italiane. Ecco perché Montagna Express non potrà mancare nemmeno quest’anno, presentandosi puntuale allo start delle 10.00 a Chiuro per correre i 21 chilometri della mezza.

E’ qui che Marco ha immaginato la sua gara, ispirato dalle atmosfere della regione dello Champagne dove, durante un viaggio con amici, viene a sapere di una gara che corre proprio tra le vigne, spingendosi dentro alle mura antiche delle cantine. Inizia un fitto lavoro sul territorio, per trovare il sentiero che delineasse il percorso di gara, che arriva solo dopo 5 anni. Oggi, si continua la ricerca per garantire un percorso permanente che resti a disposizione dei runners per tutta la stagione, ma che, al contempo, rispetti il duro lavoro di questi viticoltori, nella loro sfida di coltivare il difficile vitigno del Nebbiolo delle Alpi.

Copyright Fabio Menino

Quella di Marco è una storia che piace e che convince, perché racconta di passione e determinazione per realizzare quelli che, da lontano, sembrerebbero soltanto sogni irraggiungibili, ma che in realtà possono realizzarsi attraverso la fatica e l’impegno.

Sara Taiocchi