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Dalla Germania a Maslana per fotografare Munko, lo stambecco con un corno solo

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Gli stambecchi orobici, ed in particolare quelli di Maslana, sono ormai diventati vere attrazioni turistiche. Scolaresche, gruppi di escursionisti e appassionati di fotografia salgono giornalmente al vecchio borgo sopra Valbondione; ma di recente la popolarità di questi animali ha toccato l’apice, uscendo dai confini nazionali. Un fotografo naturalista tedesco, bavarese di Bernau, ha raggiunto Valbondione dopo avere trovato informazioni sul sito dell’Osservatorio faunistico di Maslana. di Mirco Bonacorsi

Una storia incredibile se si pensa agli oltre mille chilometri, tra andata e ritorno, che dividono Monaco da Valbondione.

Maslana

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foto copyright Mirco Bonacorsi

Valbondione (Bg) – Un giorno mi è giunta una mail dalla Germania nella quale mi si chiedeva se il monco (lo stambecco senza il corno sinistro) fosse ancora presente nella zona di Maslana. Ne aveva scoperto l’esistenza grazie ad un amico tedesco che, facendo la guida alpina, aveva visitato Maslana la scorsa primavera.

Da allora Robyn Hochrein, questo il suo nome, ha iniziato una ricerca in rete, trovando video e pubblicazioni al riguardo. [Qui potete leggere l’articolo dedicato agli stambecchi monchi di Maslana]. La sua grande passione per gli animali selvatici lo ha portato su molte montagne europee; Germania, Svizzera, Austria sono le nazioni che ha visitato con maggior frequenza.

Quando gli ho scritto che avevo visto il monco solo pochi giorni prima a Maslana ha manifestato un grande entusiasmo. Come naturalista aveva il desiderio di poterlo fotografare poiché diceva di non avere mai visto nulla di simile. Nessuno avrebbe però mai immaginato che il progetto di Robyn, di un suo viaggio a Valbondione, potesse prendere forma in tempi così brevi.

Dopo avermi chiesto quando poteva trovarmi in paese una mattina, mi ha scritto che in serata sarebbe partito in direzione dell’Italia; quasi non ci credevo. È arrivato verso le due di notte, dopo quasi sette ore di viaggio. Ci siamo trovati alle 5,30 in piazza e siamo partiti in direzione di Maslana con le lampade frontali perché lui voleva essere sul posto alle prime luci dell’alba.

Giunti alle baite ne abbiamo subito individuati una decina in località Cà di Poi. Ha tolto il cannocchiale dalla zaino e dopo averli passati in rassegna si è girato verso di me: ho subito capito dal suo sorriso che la fortuna lo aveva immediatamente premiato.

Ha quindi sfilato il cavalletto e la macchina fotografica senza mai abbassare lo sguardo perché gli leggevo negli occhi la preoccupazione che si allontanasse. Da quel momento non lo ha più abbandonato, lo pedinava mantenendosi ad alcuni metri di distanza. Quando lo stambecco si è spostato sulla valanga della Piccinella, Robyn ha tolto anche i guanti e la giacca a vento poiché nel canale faceva decisamente freddo.

Poco prima di mezzogiorno, dopo sei ore di appostamenti, gli ho chiesto se volesse scendere con me in paese per il pranzo ma mi ha risposto che preferiva rimanere sul posto fino alle ultime luci del giorno. Il fascino esercitato degli stambecchi ha poi convinto Robyn a restare in Maslana per altri tre giorni, spingendosi fino ai piedi delle cascate del Serio.

«Ho raccolto molto materiale fotografico – mi ha scritto Robyn una volta tornato in Baviera – malgrado l’ultimo giorno ho rotto la mia fotocamera. Mi è caduta da una roccia e, dopo essere ruzzolata per alcuni metri è andata distrutta. Fortunatamente ho recuperato almeno la scheda di memoria e l’analisi delle foto mi ha permesso di sviluppare un mio giudizio personale su questi ungulati. Penso che Munko (così lo ha nominato con la sua pronuncia tedesca) abbia subito un forte trauma.

Dall’analisi delle fotografie ho scoperto che due denti della parte sinistra della mandibola si sono staccati, quindi secondo me è caduto da parecchi metri di altezza e si è schiantato al suolo sul lato sinistro, battendo il corno e la mandibola. Più lo guardavo e più ammiravo la sua forza di sopravvivenza per far fronte a questo enorme trauma, quindi lo ritengo un eroe.

Ho poi notato che molti stambecchi hanno le punte delle corna rotte; sinceramente non ho mai visto una popolazione con un numero tanto elevato di corna lesionate. Secondo me questo è da imputare soprattutto alla tipologia di terreno, poiché le rocce sono molto friabili; questo può avere provocato lo scivolamento degli animali o la caduta da altezze piuttosto elevate oppure i detriti stessi li hanno colpiti cadendo dall’alto».

Ma anche il luogo ha esercitato un certo fascino su Robyn visto che, secondo lui, Valbondione ricorderebbe molte località turistiche delle Alpi prima che il turismo di massa rovinasse tutto. «Ci sono luoghi con stazioni sciistiche e hotel giganteschi, che hanno purtroppo perso l’essenza della montagna, invece Maslana è qualcosa di unico. Queste montagne con le rocce scure e il lichene giallo che cresce su di loro mi ricordano molto quelle della costa norvegese».

Parole di circostanza? Niente affatto se si considera che a distanza di un paio di settimane ha deciso di ritornare a Valbondione, in compagnia della fidanzata. Hanno deciso di prendere un giorno di ferie in modo di riuscire a trascorrere un lungo fine settimana tra gli stambecchi di Maslana nella speranza di potersi imbattere ancora nel monco, anzi, Munko, come lui lo chiama con accento tedesco.

Alla mia domanda di cosa ne farà di tutto il materiale fotografico raccolto sulle montagne dell’alta Val Seriana, Robyn ha le idee chiare. «Ad agosto aprirò la mia prima mostra in cui esporrò foto di animali alpini con chiari segni di ferite guarite. Ci saranno anche i migliori scatti di Munko. Creerò anche un sito web che mostri la mia ammirazione per la fauna alpina».

Mirco Bonacorsi