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Il fascino sottile della Para Arrampicata

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Aeroporto di Beauvais, Parigi. Mancano ancora due ore alla partenza del nostro volo e nel tempo sospeso dell’attesa, scandito dal chiacchiericcio in sottofondo e dal test inutile eppur immancabile dei profumi al duty-free, notiamo gli zaini colorati di un gruppo di persone, che al pari nostro aspettano l’apertura dell’imbarco.

Albert Guardia Ferrer in azione al World Championship Climbing and Paraclimbing Paris 2016

Albert Guardia Ferrer – foto IFSC

Potrebbero passare inosservati quegli zaini, ma in realtà, uno di essi contiene qualcosa di veramente prezioso. Contiene 20 ore di allenamenti settimanali per affinare al meglio la propria tecnica, per trovare quell’equilibrio perfetto tra corpo e parete. Contiene i sacrifici, gli sforzi, la passione per uno sport che è fatica, così come ascesa fisica e spirituale.

Uno di quegli zaini, mescolato fra tanti altri, contiene la medaglia d’oro appena conquistata dallo spagnolo Albert Guardia Ferrer ai Campionati del Mondo ISFC nella categoria paraclimbing AL-2, disputati a Parigi dal 14 al 18 settembre. E se spostiamo lo sguardo da quei bagagli c’è anche lo zaino, di Francisco Javier Aguilar Amodeo con Ama, il suo cane guida, quarto nella categoria B1. E c’è Herman, il loro allenatore, motivatore e immaginiamo, amico.

podio paraclimbing IFSC Parigi 2016

Il podio della cat. AL-2 ai Campionati Mondiali di Climbing e Paraclimbing, Parigi 2016 – foto IFSC

Li avviciniamo, complimentandoci con loro per le ottime prestazioni. Sorridono, ci ringraziano e ci sediamo insieme per chiacchierare di questa passione comune per l’arrampicata. Noi non parliamo spagnolo, loro non parlano italiano, ma siamo concordi nel preferire le nostre lingue latine all’inglese. In qualche modo, ci si capirà.

Albert Guardia Ferrer in azione al World Championship Climbing and Paraclimbing Paris 2016

Albert Guardia Ferrer – foto IFSC

Albert ci racconta del suo incidente nel 2014 e di come, con un solo anno di allenamento per le competizioni, sia arrivato ad aggiudicarsi il campionato del mondo 2016. Quattro ore al giorno di allenamento per lavorare sodo sulla tecnica, imparando a sfruttare al meglio il solo piede su cui può contare, specificando quanto gli arti inferiori siano fondamentali per un grimpeur.

Ci spiega anche che, purtroppo, chi attrezza le vie sembra non considerare l’enorme differenza che sussiste fra chi è amputato destro o sinistro, sia negli arti inferiori che superiori. “C’è una grande differenza fra la mancanza di un arto o dell’altro, oltre a quella fra chi conserva l’articolazione e chi non ce l’ha, soprattutto nel caso di uso di una protesi”. L’uso della protesi è a discrezione dell’atleta, ma ci rendiamo ovviamente conto di quale vantaggio possa garantire.

Albert, supportato anche da Javi, ci descrive come queste differenze dovrebbero essere appianate, stabilendo categorie diverse per le varie disabilità e attrezzando vie speculari, in modo che le difficoltà siano le stesse, indipendentemente dall’assenza di uno o dell’altro arto.

Chiediamo poi ad Javi di illustrarci la salita guidata. Ci racconta che la guida deve memorizzare accuratamente la via prima della gara, in modo da dare precise istruzioni durante la salita. Oltre quindi a sentire le varie prese con le proprie mani, l’atleta riceve tantissime informazioni preziose dalla sua guida: dai semplici “destra” o “sinistra” al modo di fare presa su un appiglio “diritto” o “inverso”.

Espana, squadra spagnola di paraclimbingEd è proprio durante le salite delle categorie di visual impairment che l’Accor Hotel Arena di Bercy si raccoglieva in un rispettoso silenzio, per poi esplodere in un boato di gioia ad ogni raggiungimento del top, la presa di chiusura della via. Un’atmosfera sospesa, piena di rispetto e ammirazione per questi atleti.

Ascoltare storie come quelle di Albert e Javi e vedere le prove dei para-atleti, qualunque sia la loro disciplina, cambia sempre le prospettive. E pure cambiandole, mantiene intatta l’ammirazione per le abilità che simili atleti mettono in gioco per dominare vie che si aggirano intorno al 7a.

E questo perché un climber è semplicemente un climber, che arrampica come il suo corpo e la sua testa gli permettono di fare.

 

Sara Taiocchi