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Quando scatta la molla per correre al buio e al gelo

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Qualche tempo fa mi è capitato di parlare di corsa, per motivi estranei al mio lavoro, con un ragazzo che era appena tornato da un importante appuntamento internazionale. Ha raccontato di come la maggior parte delle volte i suoi allenamenti consistano in lunghe corse da solo, generalmente un paio di volte al giorno, mattino e tardo pomeriggio.

Pezzaze-2014-Sentiero-Carbonai-Valtrompia-partenza-26D’estate il problema non si pone, ma d’inverno i suoi allenamenti si svolgono per lo più al buio e con il freddo, a volte anche con pioggia e neve… viene quasi da chiedersi «Ma chi te lo fa fare?». Certo, la motivazione esterna arriva innanzitutto da motivi pratici, come gli orari di lavoro o gli impegni della giornata, oppure la necessità di seguire un programma di preparazione mirato. Ma la maggior parte del lavoro lo fanno i motivi personali per cui si corre: perché mi piace; dopo l’allenamento sto meglio; correndo mi rilasso; mi piace correre con il freddo; è una “scusa” per incontrare gli amici; è il mio momento per stare da solo con me stesso; corro e non penso a niente…

Qualcuno avrà certamente un obiettivo a lungo termine, come una gara importante, e arrivare preparati fisicamente all’appuntamento stagionale è fondamentale. Qualcuno potrebbe allenarsi per correre gare che si svolgono anche in notturna. Qualcuno vorrà semplicemente mantenersi in forma. I primi giorni potrebbe bastare tenere bene in mente questi obiettivi per alzarsi dal letto e infilarsi le scarpe da corsa, ma a lungo andare il freddo, il sonno, la stanchezza dopo il lavoro potrebbero avere la meglio. Serve quindi che scatti una molla interna, qualcosa che scuota via il torpore e vinca tutte le obiezioni sensate che il nostro cervello potrebbe fare all’idea di passare del tempo al freddo.

Pico_Trail_2014_Strozza_Monte_Ubione (8) Franco_BaniQuesta “molla” è la cosiddetta motivazione intrinseca, termine che si utilizza per indicare quando una cosa viene fatta perché ci piace, ci interessa, ci dà soddisfazione… la facciamo per il piacere che ci procura farla. All’opposto si trova la motivazione estrinseca: facciamo una cosa solo perché qualcuno ci dà un premio se la facciamo (es. uno stipendio) o ci punisce se non la facciamo (es. a letto senza cena se non si fanno i compiti), ma fondamentalmente il portarla a termine ci interessa quasi nulla. Tra questi estremi esistono alcune categorie intermedie, che mischiano livelli diversi di motivazione estrinseca ed intrinseca.

Un’atleta della nazionale di ultratrail, per esempio, ha iniziato a correre perché voleva smettere di fumare. Si può dire che questa fosse la sua motivazione esterna per cominciare: faccio una cosa (corro) allo scopo di ottenerne un’altra (smettere di fumare). Successivamente si è resa conto di quanto le piacesse correre, di quanto le desse la carica, di quanto la stimolasse visitare i nuovi posti dove gareggiava. Ha così scoperto il vero motivo per cui esce a correre, la sua motivazione intrinseca: in sostanza, si diverte. La “molla” che la spinge è il divertimento, la cosa apparentemente più banale ma che viene troppo spesso trascurata quando si pratica sport da adulti.

È impossibile elencare tutte le motivazioni che possono spingere una persona ad allenarsi nonostante il freddo e il buio; sicuramente qualcuno non si sentirebbe rappresentato, qualcuno avrebbe da ridire sui termini usati, qualcun altro invece troverebbe descritto esattamente il motivo per cui corre. Ma l’obiettivo non è parlare di ogni singolo caso, quanto piuttosto offrire uno spunto di riflessione su questioni tanto complesse quanto individuali e diverse per ognuno di noi.

Nathalie Novembrini