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Fatica insostenibile? La mente è la risorsa che ci permette di finire la gara

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Come si affrontano fatica e crisi in uno sport durissimo come lo scialpinismo? La nostra psicologa dello sport ha intervistato, a questo proposito, Paola Pezzoli. La scialpinista bergamasca, che ha partecipato a eventi internazionali quali la Pierra Menta e l’Adamello Ski Raid, ci ha raccontato della sua passione per le competizioni e del richiamo della montagna. Arrivando in vetta, le preoccupazioni quotidiane sfumano e si raggiunge la tranquillità. Per questo, non potrebbe fare a meno dello scialpinismo. 

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«Alcuni giorni non hai voglia di fare fatica e vai tranquilla, hai solo bisogno di prendere aria. Altre volte invece, non puoi fare altro che tenere duro, perché sai che se ti dovesse succedere qualcosa in quel punto del percorso, i soccorsi difficilmente arriverebbero in tempo». Quando andare avanti è l’unica possibilità e il fisico fa fatica a rispondere, la nostra arma in più diventa il cervello e Paola Pezzoli, scialpinista di Clusone, lo sa bene. Il meccanismo psicologico da lei più utilizzato in tali situazioni si chiama self-talk, cioè l’insieme di frasi, parole, pensieri che diciamo a noi stessi per mantenere la calma in situazioni di crisi, per ragionare sulle risorse personali e ambientali a disposizione, per darci una spinta a proseguire quando vorremmo mollare: «Ti dici che l’importante è arrivare, che non conta il risultato ma tagliare il traguardo».

Utilizzare il self-talk in questo modo, riuscire a trasformare il “Non ce la faccio” in “Posso finire la gara”, è una capacità che si acquisisce anche con l’esperienza, dopo aver affrontato diversi momenti di difficoltà. Difficoltà che Paola Pezzoli ha imparato a conoscere e, con il tempo, a superare, grazie anche ad una buona dose di determinazione, che traspare dalle sue parole: «Quando mi metto in testa una cosa, poi la faccio». Di sé dice di avere la competizione nel DNA, una passione che con gli anni l’ha portata a dedicarsi allo scialpinismo: «Non riesco a stare lontana dalle gare, mi piace la sfida. Ho iniziato in terza elementare con la corsa, anche se ora non mi attira l’idea di tornare a correre. Al contrario, quando d’inverno vedo la neve mi viene voglia di allenarmi in vista degli impegni scialpinistici».

Nonostante spesso sia vista come un aspetto negativo della vita, Paola (come molti altri sportivi), mette la fatica tra i principali motivi per cui ama questo sport: « Lo scialpinismo è duro, ma la fatica che faccio sugli sci mi piace, mi fa sentire bene. Dopo una gara sono soddisfatta se sono riuscita a dare il massimo, il risultato mi interessa poco; la cosa importante è che io sia stata bene». Una fatica “bella” quindi, che la spinge ad allenarsi, a fare gare, nonostante a volte sia pesante, soprattutto quando bisogna pensare anche al lavoro, alla famiglia, ad altri impegni extra-sportivi. Ma la passione ripaga ogni sforzo: « A volte è difficile, perché porti con te tutti i problemi della settimana e sei veramente stanca, fisicamente e mentalmente. Però amo sciare, perché quando arrivo in cima sono fuori da tutto, sento solo pace e tranquillità».

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La vittoria in coppia al Parravicini – ph. R. Selvatico

E così la fatica arreca un grande benessere interiore. Essa è anche la base su cui si fondano le nostre soddisfazioni più grandi, quelle che derivano dal riuscire a vincere una sfida, che sia contro se stessi o contro qualcosa di esterno. Anche Paola ricorda con maggiore orgoglio le gare in cui è riuscita a dimostrare a se stessa di poter raggiungere il proprio obiettivo, nonostante temesse di non potercela fare o ci fossero ostacoli che sembravano insormontabili: «La mia gara più bella è stata il Pierra Menta, l’anno scorso. Quattro giorni di gara, su diversi terreni, con una compagna che conoscevo poco. All’inizio ero preoccupata perché era una tappa di Coppa del Mondo, una competizione importante e complessa, per me era una novità assoluta. E in effetti ci sono stati diversi momenti di difficoltà, soprattutto per la mia compagna, ma li abbiamo superati e siamo riuscite a tagliare il traguardo come prima coppia italiana. È stato veramente emozionante portare a termine la gara, anche perché gli abitanti della zona erano molto partecipi, ci incitavano chiamandoci per nome e la sera era una festa per tutti».

Le difficoltà sono molto comuni per una scialpinista, soprattutto se preferisce cimentarsi su percorsi lunghi. Quando le capita una crisi, Paola Pezzoli si affida soprattutto all’esperienza, che le ha insegnato che la prima regola è usare la testa e mantenere la calma, utilizzando il self-talk per ritrovare la motivazione: «La fatica si impara a gestire con il tempo, dopo aver provato varie tecniche e aver fallito diverse volte. Anche adesso ci sono momenti di crisi e in questi casi cerco di mangiare e bere, poi mi concentro e mi ripeto che non importa la classifica o il ritmo di salita, la cosa essenziale è finire la gara. Cerco sempre di tenere duro, perché sono testarda e non mi piace fermarmi prima del traguardo.

A volte, però, mi è capitato di essere in seria difficoltà e mi sono resa conto che di non poter fare altro che accettare la situazione, perché il fisico non riusciva ad andare oltre. Non si può essere sempre al top, non siamo delle macchine e dopo una stagione impegnativa è normale essere stanchi perché si ha preteso troppo da noi stessi». Difficoltà che aiutano a crescere, che si superano con la passione, l’intelligenza e la capacità di imparare dai propri errori. Fatica che a volte spinge il fisico a chiedere una pausa, perché non è vero che più ci si allena più si va forte: «Spesso vuoi uscire a sciare nonostante la stanchezza, anche se sai che sarebbe meglio riposare. Poi, con il tempo, con gli errori, impari a rispettarti. Quando il fisico dà alcuni segnali bisogna ascoltarlo».

Anche capire che a volte non si può far altro che fermarsi è fatica, soprattutto per una persona determinata come Paola, ma in certe condizioni bisogna mettere da parte l’orgoglio e fare la scelta giusta: «Circa tre anni fa ho avuto un periodo di stop. Mi ero allenata troppo e avevo alcuni valori sballati, per cui ho dovuto rallentare notevolmente il ritmo. Non è stato facile per me, ma anche queste cose servono per crescere, se sai cogliere l’insegnamento che ti possono dare. A volte bisogna anche sapere rinunciare, non si può fare tutto».

Nathalie Novembrini