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Tendinopatia: cosa è, quando insorge, il miglior trattamento

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Eccoci, come promesso, a parlare di tendinopatie, nel tentativo di sfatare qualche mito ancora ben radicato nelle credenze comuni. Per farlo ci baseremo sugli studi eseguiti dal fisioterapista e ricercatore australiano Peter Malliaras, uno dei maggiori esperti mondiali in questo campo.

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Innanzitutto bisogna chiarire che una tendinopatia insorge essenzialmente per il verificarsi di una situazione molto semplice, ovvero quando i carichi esterni a cui viene sottoposto il tendine sono superiori alla sue capacità di adattamento. Se il concetto è semplice, il difficile è gestire questi carichi evitando che superino le fisiologiche capacità del tendine, in particolare bisogna evitare repentini cambiamenti nella frequenza e nella quantità delle attività che caricano i tendini, cammino, corsa e salti in primis.

Bisogna inoltre tenere ben presente che alcuni soggetti sono predisposti allo sviluppo di tendinopatie a causa di alcune caratteristiche biomeccaniche (debolezza o scarso controllo neuromuscolare) o altri fattori come età avanzata, menopausa, colesterolo alto, ecc. Questi soggetti potranno sviluppare tendinopatie anche in seguito a lievi cambiamenti nelle loro attività usuali.

Quattro punti fondamentali.

1 – Le tendinopatie non migliorano con il riposo assoluto. Sebbene la sospensione delle attività che causano dolore sia necessaria in una prima fase della patologia, appena possibile bisogna tornare a caricare gradualmente il tendine per migliorare la sua tolleranza al carico e renderlo così più forte!

2 – Gli anti-infiammatori sono consigliati solo in caso di dolore molto intenso, anche se non è chiaro il loro ruolo nel decorso della patologia.

3 – Le immagini diagnostiche (ecografie, risonanze) possono trarre in inganno, infatti spesso soggetti che non presentano dolore mostrano invece degenerazioni o addirittura lesioni tendinee. Quindi un referto pessimo non significa necessariamente che non potrai tornare a fare ciò che facevi prima e, anche se il tuo tendine difficilmente tornerà “sano”, con i giusti trattamenti il dolore verrà ridotto e la funzione ripristinata.

4 – Le tendinopatie raramente migliorano con i soli trattamenti passivi, come massaggio, ultrasuoni, iniezioni, onde d’urto. In particolare iniezioni ripetute più volte hanno mostrato un risultato scarso.

Come si trattano le tendinopatie?

Allo stato attuale delle ricerche possiamo affermare che il miglior trattamento per le tendinopatie è l’esercizio. Chiaramente questo esercizio dovrà essere personalizzato in base all’evoluzione della patologia ed alla situazione generale dell’atleta in oggetto, i carichi dovranno essere incrementati in modo progressivo per consentire al tendine di rispondere adeguatamente adattandosi, con l’obiettivo finale di permettere il ripristino della sua completa funzionalità. Bisogna inoltre tenere presente che i tendini rispondono molto lentamente all’esercizio, per questo bisogna avere pazienza, assicurandosi che l’esercizio venga svolto nel modo corretto e con l’adeguata progressione dei carichi.

Le domande dei lettori

Vorrei concludere rispondendo alla curiosità di un lettore che chiedeva delucidazioni a riguardo delle scarpe con drop basso e di eventuali rischi per i tendini connessi al loro utilizzo. Come già scritto nel precedente articolo riguardante l’evoluzione delle scarpe da running, sicuramente un drop basso incrementa le richieste funzionali a livello del complesso muscolare del polpaccio e quindi anche del tendine d’achille, tuttavia questo incremento porterà ai dei rischi concreti se non si è abituati ad utilizzare scarpe di questo tipo, non causerà invece nessun problema a chi fin da piccolo è stato abituato a correre con tale tipologia di calzature o, addirittura, a piedi nudi. Per quanto riguarda invece i soggetti che hanno una corsa con appoggio di avampiede, non sarà il drop basso a creare loro problemi sui lunghi chilometraggi, ma piuttosto potrebbe essere la caratteristica stessa dell’appoggio che, per forza di cose, causa un incremento delle richieste funzionali di polpaccio e tendine d’achille.

Termino con uno spunto di riflessione, spesso si indica come appoggio ideale quello di avampiede o mesopiede, ma siamo sicuri che l’appoggio ideale non sia personale per ognuno di noi, proprio come lo stile di corsa?

Alex Baldaccini di AB Fisio
Studio Fisioterapico della Val Brembana

Bibliografia
  • Littlewood C, Malliaras P, Bateman M, et al.: The central nervous system–An additional consideration in ‘rotator cuff tendinopathy’and a potential basis for understanding response to loaded therapeutic exercise. Manual therapy. 2013.
  • Malliaras P, Barton CJ, Reeves ND, Langberg H: Achilles and Patellar Tendinopathy Loading Programmes. Sports Medicine. 2013:1-20.