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Un ciclista di bronzo all’Antica Corte: Pistard di Armando Riva

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L’ultima opera di Armando Riva, Pistard, taglia il traguardo dell’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR).

copyright Antica Corte Pallavicina

Non è la prima volta che Luciano e Massimo Spigaroli – custodi e innovatori di quell’opera d’arte che è la tradizione enogastronomica del territorio di Parma – trasformano l’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (Pr) in una galleria d’arte. E nemmeno la prima che Armando Riva porta il proprio lavoro nel regno della tavola affacciato sul Po. Stavolta però è diverso, perché il suo Pistard, all’Antica Corte Pallavicina sembra quasi esserci arrivato da solo, su quella pesante bicicletta di bronzo frenata dall’inerzia delle tavole di legno, eppure lanciata in un percorso di memoria di cui partecipano anche i sapori.

L’opera del celebre scultore – già avvistata lungo l’itinerario del centesimo Giro d’Italia – inaugura la propria permanenza in questa tappa d’eccezione sulla pista del gusto, dove potrà essere contemplata anche col piacere del palato. «Pistard: un uomo su di una bicicletta che vola a velocità folle su un circuito ad anello costruito con tavole di legno. Nei miei ricordi di bambino affiora immediatamente la sagoma volante di un invincibile atleta guidato da mio padre: Patrick Sercu, il re delle sei giorni, il campionissimo che planava sulle piste come un airone di straordinaria eleganza e che arcuava la sua schiena come un gatto, andando a sfiorare con la punta del naso la ruota anteriore della sua bici senza staccarsi dal sellino. L’immagine è accompagnata nella mente dal rumore dal vociare del pubblico e, soprattutto, dal brusio generato dalle catene delle biciclette e dal fragore dei passaggi dei palmer sulle tavole di legno. Per Armando Riva, che ha memorie più distanti delle mie, l’eroe è certamente Antonio Maspes, folgorante e potentissimo campione che, negli anni Cinquanta, entrò prepotentemente nei cuori degli appassionati di questo sport, che spesso erroneamente non viene più definito “eroico”» racconta l’esperto d’arte Guido Cribiori.

«Il Pistard di Armando Riva, ultima opera del suo percorso costruito in decenni attraverso sculture sempre significative, è un concentrato di sforzo, tensione e passione; lo si può osservare da un lato e ritrovarvi l’aggressiva postura della rincorsa all’Americana, oppure dall’altro, dove pare di trovarsi al cospetto di una vera e propria macchina da guerra, un velocipede pilotato da un qualcosa che ne fa parte, che ne diviene un tutt’uno e del quale possiamo osservare gli ingranaggi, come nelle figure visionarie e futuristiche di Fritz Lang in Metropolis: l’uomo, la macchina, l’uomo che diviene macchina. Passione, sforzo, coraggio, tensione, sacrificio e concentrazione: tutti aggettivi che appartengono a questo sport nobile, spesso poco tutelato e addirittura maltrattato senza ritegno da parolai e diffamatori che, comunque, non riescono a scalfire la passione della folla che attende ore per gridare il proprio entusiasmo per un passaggio di pochi secondi che rimarranno un’emozione indelebile nella memoria dei presenti. La rappresentazione di un’emozione, questo è l’opera di Riva: questo è ciò che lo ha sempre contraddistinto nel cliché dell’arte contemporanea e questo è ciò che conferma questa sua ultima, imponente creazione. Non Amarcord, ma emozione».