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Valgoglio e Carona, sommozzatori in quota esplorano i fondali e raccolgono dati per gli studi fisiologici

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Dicendo Valgoglio si pensa subito alla selvaggia Val Sanguigno oppure ai panoramici itinerari nella zona dei cinque laghi: Nero, Aviasco, Campelli, Sucotto e Cernello. Non si penserebbe mai, però, ad un gruppo di sommozzatori della Brianza, denominato Dark Side, che l’anno scorso ha deciso di salire a 2000 metri di quota con l’intenzione di esplorare i fondali di questi bellissimi laghi e quest’anno ha continuato l’insolita esperienza nel Lago del Diavolo a Carona in Alta Valle Brembana.

foto Dark Side

È stata archiviata con successo la seconda spedizione in quota del gruppo subacqueo brianzolo Dark Side. Dopo l’esperienza dello scorso anno ai Cinque Laghi di Valgoglio, in Val Seriana, quest’anno è stato scelto il Lago del Diavolo, sopra Carona. «Tutto è nato – ci dice Samuele Marzolo, uno dei promotori dell’iniziativa, nei primi mesi del 2016 durante un incontro alla Fiera Eudi Show. In quella circostanza siamo venuti a conoscenza che il Dan (Divers Alert Network) stava effettuando degli studi relativi alla formazione di microbolle di azoto durante le immersioni subacquee in alta quota. I dati raccolti sarebbero poi stati utilizzati nel progetto scientifico Skiscubaspace, volto a comprendere il comportamento del corpo umano in condizioni estreme, dalle profondità del mare allo spazio passando attraverso le vette più alte del mondo. Si sono così potute studiare le modificazioni fisiopatologiche sull’uomo al variare delle condizioni ambientali pressorie, microgravitazionali e di concentrazione di ossigeno».

Sulla base dell’esperienza vissuta al Lago Nero, tra il 21 ed il 23 luglio scorso è stato lanciato il Progetto 2K MDD, Mountain Dive & Disability. Nel bacino d’acqua nei pressi del rifugio Longo sono stati dodici i subacquei impegnati nella raccolta dati. «Tre di loro – spiega ancora Marzolo – erano ragazzi con disabilità; un non vedente, un tetraspastico e un paraplegico, affiancati da istruttori DDI Italy, che si sono comunque adoperati in prima persona per superare le difficoltà legate alla loro condizione fisica, affidandosi ai compagni solo quando strettamente necessario Questa, a conti fatti, è stata la sfida più grande; aiutarli a raggiungere il sito di immersione malgrado le loro disabilità. La scelta è stata fatta per promuovere la subacquea a tutti i livelli e per sostenere l’uso di ausili tecnologici come fattore inclusivo per le persone con disabilità. Le complicazioni erano anche legate alla quota (2141 metri s.l.m), al freddo ed alla visibilità poiché il nostro obiettivo era di rimanere in acqua circa 40 minuti; sia prima che al termine dell’immersione i sub sono stati sottoposti a prelievi del sangue, esame delle urine ed ecodoppler».

foto Dark Side

La preparazione della spedizione è però iniziata molto prima, come conferma Elisa Zaniboni. «Io sono l’unica non subacquea poiché il mio ruolo lo esercito dietro le quinte. Per me è iniziato tutto sei mesi prima della salita al rifugio Longo. L’esperienza di questa estate è stata più difficile rispetto a quella vissuta al Lago Nero poiché nell’organizzazione della spedizione mi sono dovuta confrontare, o forse più giusto dire scontrare, con i ragazzi di DDI. È stato difficile, ma forse per questo motivo la soddisfazione è stata addirittura maggiore. Lavorare a stretto contatto con ragazzi con disabilità credo abbia spronato tutti noi a fare meglio. Abbiamo capito quanto siamo fortunati e quanto siano superflue le lamentele che spesso esprimiamo senza motivo. È stato un grande successo e questo darà al nostro team una grande spinta per fare ancora meglio».

«Anche quest’anno – dice invece Davide Domina – è stata un’emozione partecipare all’esperienza poiché riesci a condividere la passione della subacquea con tanti amici, oltre a poterti immergere in posti nuovi. Portare i ragazzi di DDI con noi in montagna era una sfida che mi affascinava e quando abbiamo iniziato a pianificare la spedizione c’è stata subito intesa. Non posso far altro che ringraziare lo staff di Dark Side, i ragazzi di DDI, i ragazzi del DAN e tutti quelli che ci hanno supportato».

foto Dark Side

«È stato faticoso – commenta Lino Orlandelli – uscire dal letto alle 4.00 del mattino e partire da casa sotto una pioggia battente, che fortunatamente poi è cessata. Dopo un veloce pranzo al rifugio siamo partiti in direzione del lago per preparare il campo base in cui alloggiare le mute, le bombole e tutto il resto del materiale. Il giorno successivo abbiamo iniziato con i controlli medici pre-immersione, effettuati dal DAN, prima di dividerci in tre gruppi e spingerci ad una decina di metri di profondità. Finita l’immersione abbiamo subito confrontato le impressioni tra di noi continuando poi la discussione al rifugio, condita però da tante risate. Ora, a bocce ferme, mi sento gratificato. Pensavo di aver dedicato un po’ di tempo agli altri, permettendo loro di vivere un momento felice, poi invece ho capito che ho ricevuto più di quanto ho dato loro. La voglia di fare che hanno dimostrato Massimo, Claudio e Sergio, i tre ragazzi disabili, mi ha molto colpito ed è la sensazione che più mi è rimasta nel cuore».

Mirco Bonacorsi