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World Snowshoe Championships, Saranac Lake (NY): Flavio Ghidini nella delegazione italiana

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Nella delegazione italiana che ha partecipato ai World Snowshoe Championships a Saranac Lake nello stato di New York il bergamasco Flavio Ghidini tesserato per il Gsa Sovere. La gara si è disputata il 25 febbraio.

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Ciao Flavio, come hai deciso di partecipare ai campionati del mondo?
«Ho fatto questo viaggio coniugando la mia passione per le ciaspole al desiderio di andare per la prima volta in America. Esiste la WSSF (Federazione mondiale delle ciaspole) il cui responsabile italiano è Christian Zandonella di Pieve di Cadore. Avendo i top runner rifiutato l’invito federale ha interpellato alcuni atleti di seconda fascia, tra cui il sottoscritto. Ci siamo sobbarcati le spese del volo, in America siamo stati ospiti in quanto delegazione italiana. Ci ho messo poco ad accettare: quando mi sarebbe ricapitato?».

No eri il solo italiano.
«Sono stato fortunatissimo. Ho condiviso l’esperienza con persone che conoscevo già per via delle gare. Zandonella e la moglie sono gli organizzatori della Ciaspalonga, a cui ho partecipato più volte. C’era Daniele Fornoni, runner polivalente e famoso nel mondo ultra trail. Negli Usa ci siamo incontrati con due ragazzi di Bologna e due ragazze di Trento, moglie e figlia di Antonio Molinari, plurimedagliato atleta della corsa in montagna e delle ciaspole. In sostanza eravamo un piemontese, un lombardo, due trentine, due veneti e due emiliani».

Avevi un obiettivo preciso?
«Sarei falso se dicessi che non mi ero posto obbiettivi. Puntavo a stare nei primi 15, come l’anno scorso al Mondiale di Vezza d’Oglio. Credo che ogni atleta, anche amatore, iscrivendosi ad una gara si ponga un obbiettivo».

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Descrivici l’evento.
«La manifestazione, prova unica valevole come World Snowshoe Championship 2017, era una corsa esclusivamente con ciaspole ai piedi, niente ramponcini o scarpe da trail o altro. Il venerdì c’è stata la sfilata con le bandiere delle nazioni partecipanti, in questa edizione 11 nazioni e 20 diversi stati. Il sabato si sono svolte la gara open dove si assegnava il titolo di campione del mondo, a seguire la gara per i titoli junior e infine la non competitiva. 270 gli iscritti alla open, una trentina alla junior, sommati a tutti i non competitivi. Saranak Lake è la zona in cui si sono svolte le olimpiadi del 1980, in particolare Lake Placid. Abbiamo fatto una veloce visita, sono ancora presenti i trampolini e qualche altra attrezzatura. Ci trovavamo nel Coolest Place of United States (posto più freddo degli Stati Uniti) ma abbiamo trovato un clima semi primaverile, con 7/8 gradi di notte e 10/15 gradi di giorno. Risultato? Neve completamente sciolta, laghi ghiacciati in via di sfaldamento e molti abitanti locali a spasso in pantalancini e mezze maniche».

Come sono viste le ciaspole? Differenze di veduta rispetto all’Italia?
«Nella zona in cui sono stato le ciaspole sono apprezzatissime, ogni famiglia ne ne tiene almeno un paio. I runner le vedono come un’opportunità, cioè la possibilità di correre nei lunghi mesi dove tutto rimane bianco. In Italia spesso sono considerate un peso da portarsi dietro e in contrapposizione allo scialpinismo. Eppure se ci pensiamo, nel progettare un itinerario, con le ciaspole lo si porta tranquillamente a termine in ogni situazione. Se c’è poca neve si tolgono e rimettono quante volte si vuole. La spesa è  bassissima, con 80/100 euro si acquistano, a differenza di attrezzature di qualche migliaio di euro necessarie per praticare altri sport».

Torniamo alla gara: come è andata?
«Mi sono classificato ventiquattresimo assoluto. Non sono riuscito nel mio intento! O meglio, ci sono riuscito a metà. La fortuna non mi ha aiutato. Nei due mesi precedenti, a causa di un ginocchio malandato mi sono allenato praticamente solo in bici e facendo qualche uscita specifica di corsa, ma solo in salita. Le condizioni meteo hanno costretto a modificare il percorso della gara, portandolo da 10 km con 400 m di dislivello a 7,6 km con 150 m di dislivello totali, praticamente una campestre su due giri di un anello. Alla prima tornata sono transitato nei 15 come volevo. Nel secondo giro, avendo corso con ritmi che non mi competevano, sono andato in difficoltà e ho perso circa 45/50 secondi equivalenti a una decina di posizioni. L’amico Fornoni invece ha retto chiudendo diciassettesimo assoluto e con la medaglia di bronzo di categoria».

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E nelle posizioni di testa?
«A dimostrazione di quanto era sentita la gara, il titolo maschile è andato a Joseph Gray, afro americano del Colorado vincitore nel 2016 del campionato mondiale di corsa in montagna in Bulgaria, secondo uno spagnolo e terzo Josiah Middaugh, triatleta campione del mondo di xterra. Quarto Stephan Ricard, il francese che nelle gare in Europa è quasi sempre vincente. Revuelta, un altro spagnolo terzo a Vezza l’anno scorso, qui si è classificato nono. Tra le donne ha vinto Ragna Debats per l’Olanda, seconda Annie Jean dal Canada e terza la statunitense Michelle Hummel. Tra le junior Ester Molinari si guadagna una bella medaglia di bronzo».

Cosa ti porti dietro, di questa esperienza?
«Non posso che essere stra contento. Sono stato in compagnia di gente fantastica, ho alloggiato in un cottage da film in riva ad un lago, ho incontrato gente da tutto il mondo, ho trovato un clima pazzo per la stagione in corso (scherzavo questa è l’unica nota sfortunata!). Sulla via di ritorno ho attraversato Manatthan in auto. E sono riuscito a correre, benché acciaccato, con le mie amate ciaspole. Per questo devo ringraziare il dottor Flavio Cividini che mi ha messo in condizione di farlo in un solo mese e il mio amico allenatore consigliere Fabio Bonfanti che mi sopporta e consiglia. 24esimo o 15esimo poco importa, il mondiale non lo avrei vinto comunque!».

Enula Bassanelli