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Abbots Way: quando il ritiro acquista più valore di una vittoria

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Decima edizione di Abbots Way, la ultra trail sulla via degli Abati (125 km e 5.500 d+), da Pontremoli a Bobbio passando da Borgotaro, Bardi e Farini. Per Cinzia Bertasa è l’appuntamento di inizio stagione al quale non può mancare, un viaggio dentro se stessa che infonde energia per tutto l’anno, una gioia che si trasforma in lacrime, il posto dove tutto è cominciato, per quanto riguarda la sua esperienza oltre i cento chilometri.

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Così, anche questa volta, Cinzia Bertasa si è presentata al via della Abbots Way. Ma la lunga cavalcata sugli Appennini non è andata secondo le previsioni. «Il mio fisico non ne voleva sapere – racconta la runner bergamasca già vincitrice della corsa -, si sarebbe fermato già al decimo chilometro: mi sentivo come se ne avessi fatti cento. La testa non mollava, diceva al mio corpo che si trattava di una crisi passeggera, pur sapendo di mentire.

«Ero consapevole che non sarebbe stato possibile portare a termine la gara, però ho proseguito, forte del fatto di poter arrivare almeno a metà percorso. Faticavo a camminare. Ho cercato di ricaricarmi mangiando e bevendo, ho testato la risposta delle gambe nella corsa veloce, ma nulla. Ho dovuto prendere atto del mio stato fisico».

A Bardi, paese arroccato nella Valle del Ceno, al km 65, il ritiro. «Così è terminato il mio viaggio mistico speso a cercare dentro di me le forze e le motivazioni. Non so bene cosa sia successo, ma sento che è stato l’ennesimo percorso di crescita». Quando si è fermata, Cinzia Bertasa era prima con 1h30′ di distacco sulla seconda donna. «Il fisico va ascoltato, non c’è classifica che conti più del rispetto di se stessi».

E.B.