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Adamello Ultra Trail: Luca Manfredi Negri di nuovo al via

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Si avvicina a grandi passi la 6ª edizione di Adamello Ultra Trail, la gara disegnata tra i camminamenti della Grande Guerra. Un evento che anno dopo anno sta crescendo step by step richiamando in Alta Valle Camonica atleti da Italia, Germania, Russia, Francia, Montenegro, Belgio Austria e Usa. Come da programma le date da segnarsi in agenda sono quelle del 20, 21, 22 settembre. Tre giornate, a dir poco intense, che porteranno gli atleti a confrontarsi su tre differenti sfide: Aut (170 km con 11.500 m D+), 90 km (5700 m D+) e 30 Trail. (Per i non agonisti da non perdere i 20 km della Slow Trail non cronometrata e aperta a tutti).

Luca Manfredi Negri

ph Davide Ferrari

Nella prova principe, sfogliando la lista partenti spicca uno dei grandi protagonisti delle ultime edizioni: il lecchese, dalle origini valtellinesi, Luca Manfredi Negri. Lo abbiamo intervistato per voi: «L’Adamello Ultra Trail per me sta diventando un appuntamento fisso. Nonostante un calendario gare molto denso, in quel periodo rimane sempre la gara più affascinante e sentita. Non ho avuto dubbi a inserirla in calendario. Il mio obiettivo? Provare a battere il mio tempo del 2018».

Cosa ti affascina di questa gara e cosa la differenzia da tutte le altre?
«Sicuramente la durezza e la bellezza del percorso, con quasi 12000 metri di dislivello positivo è seconda solamente al Tor des Geants. Amo il tracciato di gara e i sentieri attraversati, mai banali e monotoni. Sicuramente anche il clima che gira attorno. Dal venerdì alla domenica, il paese di Vezza d’Oglio si anima e seppur senza troppi sfarzi, si respira un’aria magica. Non posso scordare l’affetto e il calore dei volontari e organizzatori, sempre top nella simpatia e nella disponibilità».

Un consiglio per chi si appresta ad affrontarla la prima volta. Come interpretarla?
«Come ogni Ultra Trail va affrontato con molta calma e rispetto. È fondamentale spendere il meno possibile fino alla base vita di Ponte di Legno. La parte centrale e i temutissimi ultimi 30 km fanno gara a parte. Qui, per andare avanti ci vogliono testa e cuore. 170 km sono molto esigenti, serve molto fondo e forza mentale».

Come sta andando la tua stagione?
«Direi che sta proseguendo bene. Sono partito abbastanza forte a febbraio con un 14° posto alla Transgrancanaria, terzo alla 100 miglia d’Istria, primo in Slovenia alla Ultra Vipava Valley, primo al Trail dei Corni. Poi la forma è un po’ calata e ho proseguito con buoni piazzamenti al Gran Trail di Courmayeur e alla Sudtirol Ultra Skyrace. Tra poco ci sarà l’Adamello Ultra Trail e a novembre il Cape Town Ultra Trail, dove punterò a migliorare il mio piazzamento nella classifica generale Ultra Trail World Tour».

Come ti sei avvicinato a questo sport?
«Ho iniziato circa 7 anni fa. Arrivando da sport di fatica come mtb e bici da strada. Ho iniziato a correre e non mi sono più fermato. Rimanendo in montagna e sui sentieri, la strada non mi ha mai attirato. Ho negli anni accresciuto le mia determinazione cercando di migliorarmi sia come atleta e che come sportivo».

Nella vita di tutti i giorni che lavoro fai e quanto ti alleni?
«Attualmente sono preparatore atletico sportivo e alleno diversi ragazzi che come me vogliono migliorarsi e raggiungere i loro obbiettivi. È un lavoro che mi permette di conoscere meglio corpo umano e come si comporta sotto fatica, nonché tutti gli aspetti mentali che la corsa endurance richiede. Mi alleno praticamente tutti i giorni, alternando bici e corsa a piedi, molte ore a settimane, a seconda degli obbiettivi».

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