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Il Cai incontra i corridori del cielo: a Bergamo la serata sullo skyrunning

La Casa della Montagna, il Palamonti – sede della sezione del Cai Bergamo – ha ospitato ieri sera l’interessante dialogo “Skyrunners, corridori del cielo”.

Ph: organizzazione

Ph: organizzazione

Bergamo. Quando si va a trovare qualcuno, si viene accolti e invitati ad entrare, senza troppi timori. Questo il compito di Paolo Valoti nell’introdurre la serata d’incontro dedicata alla disciplina dello Skyrunning, con l’obiettivo di conoscere e capire questo approccio alla montagna, non ancora del tutto digerito da tutti i tesserati del Club Alpino Italiano.

Lo sguardo di Valoti, però, sa arrivare lontano, comprendendo che in queste forme di esplorazione veloce possa nascondersi la chiave di accesso per coinvolgere i più giovani nel mondo delle vette e nella passione per la sua tutela e valorizzazione. E probabilmente, Paolo guarda nella direzione giusta.

Lo dimostra la grande crescita di questo fenomeno che, ponendo le sue basi nell’atletica leggera, sfida le vette portando la corsa in quota, sperimentando le capacità del corpo umano in un ambiente nuovo e non sempre esattamente corribile, dove gli Skyrunners divengono precursori di una tendenza che spopolerà nel giro di un decennio. Lo racconta approfonditamente il Doc – dott. Giulio Sergio Roi, medico dello sport e presidente della Federazione Italiana di Skyrunning – svelando a un’interessata platea, gli studi intrapresi agli albori della disciplina, monitorando e assistendo gli atleti passo dopo passo.

Siamo negli anni ’90. Mentre viene disputata la la prima edizione del Campionato del Mondo di Arrampicata (1991) a Francoforte e Simone Moro intraprende la sua attività alpinistica himalayana (1992), un gruppo di atleti comincia ad affrontare le vette in velocità. Nel 1991, Adriano Greco completa la prima edizione della gara sul Monte Bianco – i partecipanti furono 3, tra cui Marino Giacometti- con un tempo di 8h48’25″e 52 km.

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ph. credit Sara Taiocchi

Non ci sono suole o calzature tecniche, non esistono materiali traspiranti, leggeri o a rapida asciugatura, ma soltanto l’inventiva dei primissimi atleti, come il campione Fabio Meraldi – tanto per dirne qualcuna: vincitore di 10 Pierra Menta e 2 volte del Kima, record del Monte Bianco fino allo scorso anno – in grado di intuire e riadattare qualsiasi cosa per raggiungere i propri scopi.

Ne segue un racconto divertente e spontaneo, tra incredibili maratone corse nella valle del Khumbu, ascese del Monte Bianco in meno di 7 ore, attrezzati con un semplice giubbetto anti-vento e qualche tocco di torrone, come racconta sorridendo Miky Oprandi, oggi Guida Alpina, con un passato da Skyrunner e Scialpinista. Esperienze uniche, che al tempo non erano certamente comprese e che facevano sembrare questi atleti dei poveri pazzi che correvano su e giù per le creste. Miky aggiunge invece che si trattava di un approccio creativo alla montagna, una declinazione reale del concetto di alpinismo atletico.

I tempi del Fila Skyrunner Trophy sono lontani. Oggi, tutti sanno chi è Kilian e in molti sognano nel suo stesso modo, senza forse considerare quanto lavoro ci sia dietro le sue grandi prestazioni (oltre che uno straordinario e raro motore, dalle incredibili prestazioni!).

Non si corre più con una sacca per le flebo nello zaino, ma con un Camelback. Non si usano più le scarpe da ginnastica rivestite con membrane anti pioggia e siliconate, ma si sceglie la tassellatura della suola e il tipo di allacciatura. Forse, per questi grandi campioni, non si sogna nemmeno più correndo a fil di cielo. Forse.

Sara Taiocchi