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martedì, Luglio 23, 2024

Davide Passeri racconta il Lafuma Volcano Trail

Dal 21 al 28 aprile si è svolta la 10ª edizione del Lafuma Volcano Trail, corsa a tappe organizzata dall’associazione Mandala Trail sui vulcani attivi della Sicilia. Difficile trovare le parole per descrivere la gara, si potrebbero scrivere 30 pagine, 2 per descrivere ogni tappa e una per ciò che avviene prima o dopo di essa, si può anche riassumere tutto con una sola parola: INDESCRIVIBILE.
Già, proprio così si può definire il tutto, a partire dall’aeroporto di Catania dove si arriva ognuno per i fatti suoi e ci si riconosce subito perchè dotati di trolley e zaino da montagna, “tu sei qui per il vulcano trail… piacere di conoscerti” e prima di ritrovarsi al bus si conoscono già almeno 10 persone.
Indescrivibile come dopo tante ore di viaggio tra volo, bus e aliscafo riesci subito a rilassarti nell’atmosfera tranquilla che offre l’isola di Vulcano semideserta al mese di aprile, qualche abitante e il silenzio interrotto solo dal rumore delle onde del mare e dall’odore di zolfo delle fumarole sparso nell’aree dal vento con la macchia mediterranea, le ginestre pianta pioniera principe qui, i vigneti e gli orti coltivati su fertile terra lavica, gli agrumeti e i fichi d’india.
Che dire poi della tensione nel briefing della prima gara, dove i forti cercano di individuare gli avversari diretti ma difficile saperlo provenendo da ogni parte del globo, e i meno forti timorosi di ciò che potrebbe incombere loro tra tante insicurezze; legano subito i concorrenti di lingua latina, italiani, spagnoli e ticinesi, i francesi essendo in maggioranza sono già in folto gruppo tra di loro, ma piano piano si lega con tutti, proprio con tutti come una grande famiglia.
Italia, Svizzera, Francia, Inghilterra, Lituania, Canada, Spagna, Germania, Olanda le nazioni rappresentate con il premio del più lontano conteso dai canadesi e dalla rappresentante dell’isola della Rèunion colonia francese nell’Oceano Indiano tra Madagascar e Mauritius. E proprio questo era il timore degli organizzatori, avendo per la prima volta fatto il boom con il sold out delle iscrizioni con 50 partecipanti più accompagnatori, nelle isole ci si divide in più alberghi colonizzando mezza frazione a Salina dove si alloggia divisi in appartamenti; si era sempre creato un legame stretto, familiare tra organizzatori e partecipanti, lo è stato ancora.
Qui a Salina l’opportunità di gustare la famosa granita siciliana, da Alfredo punto di ritrovo per merenda/aperitivo pre-cena o per il mini-volcano trail nella sua prima tappa. Il meteo non è mai stato come ce lo si aspettava arrivando in Sicilia dal Nord Italia o dal Centro-Nord Europa: ci ha accolto la pioggia, stesso clima lasciato a casa, appena prima del via della prima tappa le gocce hanno smesso di cadere al suolo lasciandoci per un paio di giorni con cielo coperto, qualcuno rimane deluso, ma ci sono due fattori positivi, molto positivi in questo.
Correndo infatti si abbassa il rischio di disidratazione e di scottature nelle tappe più lunghe o con meno vegetazione, poi per gli appassionati di fotografia a caccia di ricordi ogni minima apertura delle nubi regala raggi di sole che illuminano i particolari di una vasta visione panoramica, per non dire il colore delle fumarole sull’isola di Vulcano, il colore vivo dello zolfo risalta molto di più con sopra il cielo grigio. Il terzo giorno ci si ricorda dove ci troviamo: alle isole Eolie, regno di Eolo Dio del vento, e un forte Scirocco rende difficile il trasferimento da Salina a Stromboli e non solo, dopo ciò al pomeriggio qualcuno durante la gara resta più affaticato di altri e nella ripida risalita, soprattutto nel tratto in roccette dove ci si aiuta con mani e braccia nell’ascesa di fianco alla Sciara del Fuoco: se non si tiene il busto parallelo al terreno, la fatica è moltiplicata dal fattore “vela” creato dalla superficie d’attrito del busto contro l’aria.
Tutto si rimedia con l’adrenalinica discesa nel sabbione, pendenza elevatissima 60° circa o forse più di angolazione con il mare a picco sotto di noi e Strombolicchio che si avvicina, l’isola di fronte al villaggio dove si alloggia, prima ancora i boati di Iddu (come viene chiamato qui il vulcano) che sfoga la pressione del vapore acqueo presente nel magma risalente nelle sue viscere ogni 20 minuti circa, regalando frequenti spettacoli senza deludere nessuno e rendendosi poco pericoloso proprio perchè sfogando la pressione viene meno il rischio di devastazione nei dintorni.
Salutando Stromboli con mare ancora molto mosso, si salutano anche i paesini classici delle isole e resi famosi dal film “Mediterraneo” con case basse, bianche e senza tetto, salutiamo la gente che ci accoglie calorosa in una stagione ancora tranquilla per loro senza il caos estivo. Salutiamo tre isole, tre gare, tre montagne differenti una dall’altra: Vulcano con le sue fumarole, Stromboli con le sue frequenti eruzioni e Salina con i suoi due vulcani spenti, monte Fossa delle Felci e Monte dei Porri riconquistati dalla vegetazione, una tappa questa che è rimasta nelle gambe quasi a tutti e che lascia il segno nella classifica finale poiché è la più tecnica e i distacchi sono abissali, basti pensare al fatto che chi mi ha preceduto di soli 4 secondi nella classifica finale mi ha battuto solo a Salina prendendo 9 minuti di distacco nelle ultime due gare sull’Etna.
Ma sinceramente la classifica viene guardata solo da chi lotta per una posizione sul podio, la seconda o la terza, mentre i vincitori sono già staccati dal resto del gruppo cronologicamente parlando ma molto ben inseriti quando si è a tavola o tutti uniti. Che si può dire dell’Etna, ‘a muntagna’, dal quarto giorno ci troviamo alle sue pendici a Zafferana Etnea in un bellissimo hotel accogliente con centro benessere preso d’assalto dopo un altro lungo trasferimento e piscina esterna (con acqua gelida ovviamente), vi corriamo in altura a Sud nella quarta tappa partendo dal rifugio Sapienza passando in mezzo a muri di neve alti 5m con le fumate ed emissioni di cenere del cratere di Sud-Est inquadrati proprio nell’apertura della strada davanti ai nostri occhi mentre saliamo a quota 2600m, oltre col vulcano in attività è vietato.
Poi un altro discesone simile a quello di due giorni prima ma con più pietrisco, dopo aver fatto un passaggio su neve morbida attrezzato da una corda di sicurezza su un traverso dove vigilano gli amici inseparabili del soccorso alpino, Saro e Marco: uno silenzioso, l’altro estroverso ma entrambi rimasti nelle menti di tutti come lo sono rimasti gli uomini dello staff che davvero tanto hanno fatto per farci godere degli spettacoli di questa terra, camminando, navigando o correndo, li voglio ricordare Stefano, Gabriele, Andrea la guida del trekking, Marco il direttore di gara col padre Umberto, la massaggiatrice Daniela, i fotografi Patrizia e Giuseppe, le scope Sergio e Andrea con gli aiutanti Manuel di Stromboli e Fiorello di Courmayeur.
L’ultima tappa si dice alla fine essere stata la più deludente, ma perchè?
Perchè forse è la più simile a un trail piuttosto che una skyrace?
Perchè il cielo torna ad essere molto coperto con varie fugaci apparizioni di fine pioviggine?
Ma anche questo va apprezzato, con i nuvoloni che coprono la montagna che in questa tappa aggiriamo partendo da Sud per dirigerci a Nord al rifugio Citelli con sempre 1300m di dislivello positivo e 300 negativo; e da sotto le viscere della montagna, ma neanche tanto sotto, ogni 5-10 secondi partono forti boati tanto temuti quanto affascinanti come affascinanti sono le colate di lava che di tanto in tanto interrompono la boscaglia e mi affascinano ogni volta, quest’anno ancor di più grazie ai boati perchè siamo in presenza della natura incontrastata, siamo in un posto dove riflettendo si capisce che l’uomo è proprio piccolo, può costruire quanto vuole ma è la natura materializzata nel vulcano che domina e quando si sveglia lascia segni indelebili attorno a se.
Non è una sensazione di potenza la mia, né di superiorità, è un’emozione di vita percepire che la natura è ancora incontrastata in certi posti ed è bello trovarsi proprio qui, riflettere e ammirare. E durante le 2h di percorrenza di questi ultimi km si è passati dai panorami col mare sullo sfondo, ai sentieri con muri a secco di pietra lavica intorno, alla boscaglia con l’Illici di Carrisi, un leccio monumentale di circa 700 anni forse il più vecchio dell’intera Sicilia per poi passare nella parte più bassa della Valle del Bove che forse (non tutti) abbiamo potuto ammirare dall’alto nella discesa mozzafiato del giorno prima, un altopiano da quota 1400 a 1700m formato dall’accumularsi di vari strati di colate laviche trovandosi esso proprio al di sotto dei crateri centrale e di Sud-Est, quelli attivi al momento, un accumulo di lava alto 900m.
E indescrivibile è come il cielo si sia aperto nel tardo pomeriggio quando radunati nel giardino dell’hotel per le premiazioni col mare sullo sfondo, facendoci ammirare l’ultimo saluto del vulcano che inizia a fumare, cambiare il colore dei gas emessi e poi a regalare fontane di fuoco al tramonto, portando tutti noi sulle strade a cercare gli angoli migliori per ammirare le colate nel buio della notte per immagazzinare nelle menti questi attimi indimenticabili.
Come i fuochi d’artificio alla fine delle olimpiadi, o dopo le premiazioni del campionato del mondo, puntualmente dopo la premiazione di due umili campioni dal nome di Marco Gazzola e Arianna Regis, che hanno dominato le classifiche di questa settimana movimentata sin dal primo giorno, ecco che madre natura ci regala puntuale come un orologio svizzero i suoi fuochi d’artificio.
E poi a cena si continua a pensare della stranezza di quest’ultima tappa, ma di strano c’è solo che era l’ultima e il giorno dopo ognuno deve tornare nei suoi luoghi di provenienza, alla propria vita, come tutte le cose belle anche questa è durata troppo poco, quando tutti siamo uniti, felici e contenti ecco che ci si deve scambiare gli indirizzi mail o i numeri di telefono per tenersi in contatto.
La cosa strana non era la tappa, è la malinconia nata dentro di noi consapevoli di essere arrivati all’ultima fatica, e anche questo è indescrivibile perchè l’ho capito solo a dieci giorni di distanza.
Allo stesso modo posso descrivere la mia situazione fisica, arrivato in terra sicula stanco, stressato e con solo voglia di vacanza, mi ritrovo un pettorale in mano a cui non avevo pensato prima, non avevo un’adeguata preparazione, ma proprio per questo tutto è andato bene, perchè mentre tutti partivano in quarta dopo il via, me ne restavo nella seconda metà del gruppo immortalando i passaggi migliori della corsa, gli amici, la natura, arrivando al traguardo in progressione recuperando sempre qualche posizione con un solo momento di crisi il secondo giorno a Salina dove hanno fatto la differenza quelli abituati alle ultratrail con sforzi lunghi, costanti e prolungati… e non erano pochi.
Tutto sommato me la sono cavata davvero bene chiudendo proprio a metà classifica 25° assoluto e 22°uomo: aveva proprio ragione l’amico ticinese Stefano che dal secondo giorno mi diceva “vedrai Davide che col tuo atteggiamento, anche se hai poca preparazione, arriverai alla fine con un buono stato di forma” e proprio nella cena dell’ultima sera gli rispondevo “cavolo… ma lo sai che questo Volcano Trail rischia davvero di scombussolare i piani, quali piani? Quelli mentali, in una fase della vita in cui preferisco il trekking alla corsa perchè più rilassante, ecco una fatica di 5 giorni con lunghi trasferimenti che mi permette di tornare a casa col volto rilassato e in ottimo stato muscolare come fossi stato una settimana in ferie”.
E così è stato, dopo soli tre giorni saltato un accompagnamento per via dell’immancabile maltempo, ecco presentarsi l’occasione per affrontare ancora con le scarpette veloci un vertical vicino casa, in un altro bellissimo paesaggio con i piani scombussolati. E più passano i giorni e più ci si rende conto che è difficile tornare alla realtà della vita quotidiana ma anche agli ambienti a cui siamo più o meno abituati, perchè siamo stati circondati da panorami UNICI al mondo.
Si chiude un cerchio durato da domenica a domenica, un sogno diventa realtà, si chiude un’avventura indescrivibile.
Grazie Mandala Trail
Grazie Volcano Trail
Grazie a tutti i partecipanti e a chi era intorno a noi
Davide Passeri

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