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Dylan Bowman: la corsa… cosa ci può essere di meglio?

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Dylan Bowman, atleta americano del team The North Face ha confermato il suo talento e la sua esperienza in occasione dei 100 Miles of Istria, tappa del Ultra Trail World Tour. Concludendo in 17h51’50”, Bowman ha la meglio sul nostro Oliviero Bosatelli, aggiudicandosi il gradino più alto del podio. Ci abbiamo fatto quattro chiacchiere per conoscere l’atleta, lettore appassionato e amante della montagna. 

Sei cresciuto a Boulder, CO. Cercandolo in Google, sembra davvero un gran bel posto per gli amanti dell’outdoor. Questo luogo ha influenzato il tuo modo di essere? Se sì in che modo?

«Sì, sono cresciuto a Boulder – Colorado che, negli Stati Uniti, è una città iconica per l’outdoor e per gli sport di montagna. Crescere laggiù ha sicuramente influenzato la mia vita, solidificando la mia passione per la montagna, il suo stile di vita e per la sua comunità più sana. Da bambino non ho mai corso, ma sono cresciuto sciando e sono sempre stato attratto da citta come Boulder in altre parti dell’Ovest americano».

Come hai incontrato la corsa? E’ stato amore a prima vista?

«Ho iniziato a correre seriamente quando avevo circa 23 anni, dopo la laurea al college. Fino a quel momento ero sempre stato un atleta di sport di squadra e iniziando a correre la mia carriera nel lacrosse è finita. Ho vissuto ad Aspen, CO in quel periodo ed è stato semplicemente naturale per me gravitare verso il trail running. Sì, è stato un colpo di fulmine e sono così felice di aver incontrato questo sport proprio quando è successo».

Quali sono i tuoi progetti per la stagione corrente? Hai intenzione di venire in Italia a correre qualche gara ultra? 

«Il mio principale obiettivo per questa stagione è l’UTMB, quindi tornerò in Europa almeno un’altra volta ad Agosto. Mi piacerebbe fare un’altra gara nel frattempo ma non ho ancora deciso quando sarà. Mi sto godendo il riposo dopo l’Istria ora e prenderò una decisione in base di come risponderà il mio corpo nelle prossime settimane».

Che cosa pensi degli altri atleti e chi temi (o forse rispetti!) di più? E fra gli ultra runner italiani?

«Ci sono così tanti atleti che ammiro e che rispetto nello sport. E’ difficile nominarli tutti, ma sicuramente Kilian Jornet, Francois D’Haene, Xavier Thevanard al top della lista degli europei. Non conosco ancora molti nomi italiani, ma so che è una nazione ricca di tradizione per gli sport di montagna e di endurance. Spero di gareggiare contro qualche forte atleta italiano all’UTMB».

Sappiamo che praticavi lacrosse (praticamente sconosciuto in Italia! Non abbiamo nemmeno una parola per tradurlo!), ma fai qualche altro sport oltre alla corsa? 

«Sono stato uno sciatore per tutta la mia vita. Non vivo più in montagna, dove sciare era comodo e mi manca davvero tanto. Faccio downhill ed escursionismo da quando sono bambino e sono sempre state le mie grandi passioni».

Come gestisci gli allenamenti, le uscite, la famiglia e le altre passioni?

«Non ho grossi problemi nell’equilibrare tutto, perché ho impostato la mia vita in modo da riuscire senza problemi a prendermi cura e a seguire tutti i miei impegni. Non ho figli, quindi le mie priorità sono il running, il lavoro e il trascorrere il tempo con gli amici e la famiglia. Lavoro da casa, il che significa avere flessibilità per allenarmi quando voglio e non doversi spostare. La mia ragazza è di grande supporto e ha una sua carriera di successo. In questo momento va tutto bene e raggiungere un equilibrio non è affatto difficile».

Abbiamo letto che ti piace rilassarti con la tua famiglia (la tua ragazza e Milly, il tuo cane) leggendo un buon libro e sappiamo che il tuo preferito è Into the Wild di J. Krakauer (una vera ispirazione come giornalista!): che cosa stai leggendo in questo momento? 

«Al momento, sto leggendo Homo Deus di Yuval Noah Harari. È un seguito sorprendente al suo libro intitolato Sapiens».

Passiamo al cinema: The Armostrong Lie sembra essere il tuo preferito, giusto? Qual è il tuo punto di vista su questa storia? Pensi che il mondo del runnig soffra lo stesso morbo? 

«Sono sempre stato affascinato dalle storie di sport e degli atleti e penso che la storia di Armstrong sia incredibilmente complicata e interessante per rifletterci. Non penso che il trail running soffra gli stessi problemi del ciclismo degli anni 1990 ma credo sia qualcosa da tenere a mente quando lo sport diventa a livello professionistico. Sono stato sottoposto al test antidoping prima dell’Istria ed è stata solo la seconda volta in tutta la mia carriera. E’ bello vedere i test in occasione degli eventi e spero che un giorno ci possano essere anche nel trail running».

Dylan, quali sono le migliori caratteristiche della corsa come sport o addirittura come stile di vita?
«Il Running offre il miglior stile di vita. Viaggi, gente alla mano, posti incantevoli e sana competizione… cosa ci può essere di meglio?!».

Sara Taiocchi