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Graziana Pè e il trailrunning: “Mi piace correre a lungo. E di notte? Ho sconfitto la paura del buio”

Montagna Express espande i suoi confini bergamaschi in direzione del Lago d’Iseo: a Clusane. Abbiamo chiacchierato con la ragazza che quest’anno, 2014, si è fatta notare per la sua presenza in classifica e sui podi in distanze lunghe del trailrunning: Graziana Pè. Nativa di Brescia, nella vita quotidiana è una parrucchiera e moglie, mentre nel tempo libero si dedica pienamente agli allenamenti.

Graziana Pè Trentapassi Marone credit photo Marone a Colori

credit photo: Marone a Colori

Domanda di rito: da quanto corri?
«Ho iniziato a correre 4 anni fa. Mio marito Alberto correva già e io ho iniziato a seguirlo, prima facendo le classiche corsette di 8, 10 km la domenica, e poi mi son buttata sulle mezze maratone su strada. Ai tempi correvo per la New Athletics Sulzano. Avevo già intuito che la strada non faceva per me e così, nel 2011, ho voluto provare la prima gara in montagna, la Proai-Golem (corsa di sola salita da Provaglio al Monte Guglielmo di 30 km). Dalle nostre parti è un evento molto famoso, sia tra i trailer sia tra gli stradisti. Non potevo non provarla, visto che sono quasi di casa. L’ho conclusa in circa 4 ore e l’anno successivo ci ho riprovato».

Come è nata la passione per le lunghe distanze?
«Ho iniziato a fare le lunghe dal 2012 esordendo al Maddalena Urban Trail. Poi è stato un susseguirsi di gare, una dietro l’altra».

Quali sono state le gare di quest’anno che ti hanno colpito maggiormente?
«Mi son piaciute tutte, ma quella in cui ho i ricordi più belli è stata la CCC (Courmayeur Champex Chamonix)».

credit photo:  Giovanni Garavaglia photographer

credit photo: Giovanni Garavaglia photographer

Come ci si sente a correre soli per così tante ore, e come gestisci il fattore notte?
«Mi piace correre a lungo, sto bene. Entro in una sorta di ipnosi. Il buio una volta mi faceva paura. Solo per spostarmi da una stanza all’altra accendevo tutte le luci. Ora invece, grazie alla corsa, ho superato questo timore e devo dire che mi piace correre di notte. Posso dire che ho sconfitto questa paura, mentre devo lavorare ancora molto su altre cose».

Cosa fai per recuperare una gara e come integri il tuo post gara?
«Devo dire che ho un recupero veloce ma non faccio niente di particolare. Dopo una gara il giorno dopo vado in bici. Non ne ho una particolarmente sofisticata ma mi basta per andare sulla ciclabile e pedalare. Certo, dalle nostre parti ci sono molti posti che puoi percorrere e forse dovrei prendermi una bici da strada di qualità, ma il pensiero di avere i piedi legati non mi alletta. Oltre a questo mi dedico un po’ di più allo stretching e ad alcune posizioni di yoga. Non seguo un’alimentazione particolare, anzi, dopo una lunga ho sempre una grossa fame. Faccio pasticci alimentari mescolando un po’ di tutto a qualsiasi ora».

Sappiamo che ti sei infortunata alla Maddalena Urban Trail, in una delle prime discese. Una frattura del malleolo peroneale. Come vivi la situazione?
«Malissimo, ho pianto tanto all’inizio e ancora oggi sto male. Sono abituata a stare sempre in giro, ed essere bloccata così mi mette ancora più malessere addosso. Per fortuna il 17 dicembre è alle porte e finalmente mi toglieranno il gesso. Non vedo l’ora. Dopo l’appuntamento dal medico ho già fissato l’incontro con Stefano Punzo, il mio fisioterapista».

Graziana Pè

Durante la convalescenza ti sei dedicata a qualche attività fisica, nonostante il gesso?
«Ho cercato di sentire molti pareri. Alcuni facevano cyclette per non perdere la tonicità, altri hanno aspettato di togliere il gesso. Ho chiesto consiglio e aiuto a Punzo per poter aver un appoggio morale e fisico. Su suo consiglio mi son messa a fare esercizi con gli elastici per cosce e addominali e ho cercato di rafforzare braccia e spalle. L’unica cosa su cui non posso lavorare è il polpaccio. Ma dicono che quello sia il più veloce a riformarsi».

Si può dire che il tuo numero è il 17?
«Esatto. Il 17 è il giorno del mio compleanno, il 17 di dicembre mi toglieranno il gesso e lo stesso giorno aprono le iscrizioni per la Tds, l’ultra trail intorno al Monte Bianco. Inoltre sabato sera, 6 dicembre, c’è stata la vittoria di Franco Bani, mio caro amico, alla Uno di Monticelli e indossava il pettorale numero 17. È un numero che mi porta fortuna».

Tormentone del 2015, farai l’OUT?
«Certo, ho intenzione di partecipare all’Orobie Ultra Trail, ovviamente nella lunga. Molti dicono che sia dura, ma anche solo come panorami ne vale la pena. Al massimo mi ritirerò, se dovessi vedere che non ce la faccio».

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credit photo: Cinzia Bertasa

Hai già dei progetti per l’anno 2015?
«Ovviamente! Vorrei essere al via del Bvg Trail nell’Alto Garda (73 km con 4.300 D+), dell’Abbots Way (125 km lungo la via degli Abati con 5.500 D+). E poi c è la Tds – Sur les Traces des Ducs de Savoie (119 km con 7.250 dislivello percorrendo tre regioni intorno al Monte Bianco con partenza da Courmayeur e arrivo a Chamonix). Quest’ultima vorrei provarla malgrado si dice che sia più selvaggia e impegnativa rispetto alle altre corse dell’Ultra Trail du Mont Blanc. Il 17 Dicembre apriranno le iscrizioni e son già pronta».

M.E.Ro.