martedì, Agosto 16, 2022

Intervista a Filippo Bianchi

Ha 23 anni compiuti il 14 agosto, e già in molti lo conoscono perché il suo nome si trova spesso in alto nelle classifiche di skyrunning. È Filippo Bianchi, bresciano di Ponte Caffaro, frazione di Bagolino a nord del Lago d’Idro proprio sul confine con il Trentino. Una storia sportiva, la sua, che va dalle giovanili del Brescia calcio fino all’agonismo in montagna sotto forma di skyrunning e scialpinismo.
Una condizione in crescendo l’ha portato, quest’estate, a classificarsi secondo alla skyrace del 4 Luglio. Dopodiché un infortunio lo ha costretto a uno stop piuttosto prolungato, ma ora la giovane promessa si sta ristabilendo e pensa già alla neve e alla prossima stagione di corsa (con la bergamasca Valetudo).

Quando hai iniziato a fare sport?
«Ho iniziato a fare sport da piccolissimo, all’età di 4 anni. Giocavo a calcio nella squadra del paese fino ad un’esperienza di grande prestigio nelle giovanili del Brescia per 3 anni, quando frequentavo la scuola media.»

Quando è scattato il feeling con la montagna?
«La passione per la montagna ce l’ho da sempre, grazie ai miei genitori che mi hanno sempre accompagnato sulle vette sopra casa portandomi ad amarle.»

Come ti sei avvicinato alla corsa e allo scialpinismo?
«Lo skyrunning e lo scialpinismo sono passioni nate relativamente da poco, ho iniziato all’età di 18 anni circa. Le gare mi hanno suscitato interesse fin da subito, prima garette di paese di pochi chilometri, poi mi sono cimentato con le skyrace e le skialp race più impegnative.»

Di quale team fai parte?
«Da giugno sono passato alla Valetudo Skyrunning Italia. La società è vastissima e ricca di atleti di valore di gran lunga superiore al mio, ma nonostante questo mi sono sempre sentito preso in considerazione e trattato nella giusta maniera.»

Nel corso degli anni hai ottenuto notevoli miglioramenti
«Sì, da quando ho iniziato ogni anno vedo un netto miglioramento. Questo lo posso constatare con i piazzamenti, con i tempi nelle medesime gare che si abbassano vertiginosamente e con i tempi che faccio segnare in alcuni percorsi qui nella mia zona che ripeto ogni tot mesi per capire il mio stato di forma.»

Come concili lavoro e attività sportiva?
«Il tempo che ho a disposizione è davvero minimo. Lavoro in fabbrica per 9 ore al giorno e il tempo che mi rimane lo dedico principalmente agli allenamenti; quando riesco a ritagliarmi 1h30′ di corsa o di sci sono soddisfatto. Anche se ormai il frontalino è l’unico mio fido compagno di viaggio.»

La tua miglior gara
«Senza dubbio la Skyrace Sentiero 4 Luglio all’Aprica. Ho ottenuto un incredibile secondo posto, ma ciò che più mi ha colpito è il mio tempo, a pochi minuti dal record di Stefano Butti.»

L’atleta modello?
«Beh, non vorrei essere ripetitivo o monotono ma credo che Kilian Jornet Burgada sia senza dubbio il punto di riferimento di molti e di me compreso.»

Perchè, a tuo avviso, lo skyrunning è una disciplina in crescita?
«Lo skyrunning e, secondo me, ancora di più il trail running, sono discipline in netta crescita. Il motivo principale per me è il paesaggio mozzafiato abbinato alla fatica e allo sport; poi chiaro, c’è una differenza abissale tra i primi, che lo fanno esclusivamente per agonismo e tutti gli altri che invece lo fanno per benessere, per amore verso la montagna e per passare del tempo in amicizia.»

In questo periodo sei fermo, cosa è successo?
«Mi è sopraggiunta un’infiammazione acuta al ginocchio, successiva proprio alla miglior gara della stagione. Il lavoro non mi ha sicuramente aiutato a recuperare più rapidamente. Dopo aver provato riposo, antinfiammatori, sedute di tecar terapia e microcorrenti senza risultati incoraggianti, sono arrivato all’ultima soluzione, le infiltrazioni. Ne ho fatta una di cortisone e quattro di acido ialuronico e pian piano ho ricominciato.»

Hai risolto?
«Diciamo che adesso sto bene, corro con regolarità, quasi tutti i giorni. Ho deciso di non fare gare per questa stagione ma mi sto togliendo belle soddisfazioni con lunghi in alta quota a ritmi abbastanza sostenuti. Mi mancano poche cime e il gruppo dell’Adamello l’ho esplorato tutto. Poi esco la sera, dopo il lavoro, faccio tanta forza con salite ripide con bastoni o salite più corribili a ritmi alti.»

Obiettivi?
«Comincerò la preparazione per l’inverno a breve… Speriamo di fare un bell’inverno, non troppo pieno di gare e poi ricominciare al meglio la stagione con le scarpette. Alla fine credo di sentirmi più runner che scialpinista.»

Enula Bassanelli

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