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Francesco Puppi: il giocoliere della corsa che unisce montagna, pista, strada e cross

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L’atleta più poliedrico d’Italia è pure un esperto di giocoleria. Ecco perché, vederlo al tempo stesso gareggiare in pista, su strada, nei cross o in montagna, sembra un colpo di magia per molti, ma non per il diretto interessato: «La sfida è continuare a dimostrare che possono essere uno funzionali all’altro: sto provando a rendere questo periodo di stop un’opportunità di crescita». Parola di Francesco Puppi, 28 anni, brianzolo di residenza, ma di fatto l’uomo dei due mondi dell’atletica italiana.

Francesco Puppi

Francesco Puppi | foto di Francesca Grana

“Up & down” come si dice in gergo, seguendo una parte del dna di famiglia: «La giocoleria me l’ha insegnata mio padre quando ero bambino – esordisce l’azzurro – . Oggi è un hobby che a volte rispolvero, come quello di suonare il pianoforte». A proposito. In una carriera in cui un netto cambio di marcia è arrivato una manciata di anni or sono: «Merito del mio allenatore Tito Tiberti: prima di incontrare lui ero un autodidatta», Puppi spesso e volentieri le ha “suonate” a tutta la concorrenza del mondo della corsa in montagna, lunghe distanze e vertical incluse. Nel suo curriculum individuale, tra gli altri, figurano un bronzo, un argento e un oro iridato (Premana ‘17), uniti a un terzo posto continentale: «Tra tutti, in un certo senso, la montagna è il terreno che sento più mio – prosegue – . E per certi versi è un’anomalia, dal momento che, rispetto ad altri, ho sempre vissuto in una zona collinare più che montuosa».

Prima a Guanzate, da qualche annetto a Appiano Gentile, ieri come oggi la sede d’allenamento dei giocatori dell’Inter: «Quando ero bambino, insieme ai miei amici, ci mettevamo in mezzo alla strada per avere un autografo di Vieri e Ronaldo – continua Francesco Puppi sorridendo – . Se li ho mai ricorsi? Sì, è capitato, ma senza troppo spirito di emulazione: sino a 14 anno ho fatto un bel po’ di discipline meno che giocare a calcio». In questo periodo di attesa dei calendari, sta provando di fare di una difficoltà (organizzativa) un’opportunità: «L’idea è di fare volumi e qualche andatura in più in vista di una maratona da fare bene in primavera, e per bene intendo attorno alle 2h17’». Tra il dire il fare, di mezzo, ci sono macinare circa 200 km chilometri a settimana o su di lì, per confermare il trend (ascendente) di un 2020 agonisticamente parlando vissuto a spizzichi e bocconi.

Francesco Puppi Sierre Zinal

Alla Sierre Zinal | Ph Jordi Saragossa

«Nonostante tutto, ho portato a casa i miei personali sui 10000 m (29’52”91), mezza maratona (1h04’41”) e 5000 metri (14’34”) – aggiunge Puppinho (come l’hanno soprannominato gli amici) – . Un incoraggiante biglietto da visita per il futuro». Curiosità: la sua età anagrafica e quella biologica raramente sono andati di par passo: «Sono cresciuto in ritardo, di un centimetro pure lo scorso anno, ora sono 1,77 m per 58 kg, ma non chiedetemi i battiti a riposo al minuto: non li ho mai contati». Anomalo per un laureato in Fisica alla Statale di Milano, e che sino a pochi mesi fa insegnava matematica sui banchi in un Liceo Scientifico: «Quest’anno ho detto no perché non mi piaceva la prospettiva di un altro periodo con la didattica a distanza. In pentola ci sono nuovi progetti, ma non mi espongo troppo per scaramanzia…».

La certezza è che alla terza sfida sui 42 km e 195 metri (dove ha esordito a New York nel 2017) vorrebbe arrivare passando per una mezza, prima di tornare in montagna a cavallo tra estate e autunno per il circuito di Coppa del Mondo e i Mondiali in Thailandia: «Sempre tenendo idealmente, sotto la divisa della nazionale, quella dell’Atletica Valle Brembana, la squadra con cui sono cresciuto nel tempo conquistando per tre anni consecutivi (dal 2018 al 2020, ndr) il titolo in staffetta».

Al Trofeo Valli Bergamasche di Leffe | foto Gulberti

Non chiedetegli, da 0 a 100, quando ancora deve esprimere del suo effettivo potenziale: «Ma io spero di salire all’alto all’altissimo livello, nei prossimi 6 o 7 anni: il fresco arruolamento di Angela Mattevi, dice che i gruppi militari stanno riaprendo al mondo della corsa in montagna: incrociamo le dita». Ditegli, piuttosto, che voto darebbe alla sua carriera sin qui: «Sette e mezzo, perché a volte ho fatto troppo di testa mia precorrendo un po’ troppo i tempi». Ciò nonostante, citando Pascal, anche in atletica, “il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce”: «Giusto pianificare, anche in gara, ma i calcoli devono arrivare sino a un certo punto. In certi momenti servono istinto e intuito». Uno dei segreti del giocoliere per antonomasia dell’atletica italiana.

Luca Persico

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