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Juri Ragnoli: ecco come ho spostato il limite

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Dopo una stagione coi piedi ben stretti nei pedali, fruttatagli il terzo titolo italiano marathon della carriera, Juri Ragnoli, capitano dello Scott Racing Team, ha infilato quei piedi in un paio di scarpe da corsa e si è lanciato, un po’ allo sbaraglio, in una gara di trail running di 42 chilometri.

foto credit Mario Poletti / Scott

Gareggiare al Valtellina Wine Trail, una scelta cosciente o incosciente?
«L’ho fatto con cognizione di causa. Con coscienza coraggiosa. Una scelta avvenuta in pochi istanti ma ponderata».

Da chi è arrivata la proposta?
«Direttamente da Scott Italia. Mi stavo allenando a piedi, perché una spalla fuori uso non mi consentiva di pedalare. Così mi hanno chiesto di provare a fare una gara, invitandomi al Valtellina Wine Trail».

Una 42 km off-road… non è stato un debutto soft.
«Mi piacciono le cose avventurose. Una corsa di 20 km, facile sulla carta, non sarebbe stata stimolante. Una marathon invece è una sfida, una gara estrema, che mi ha invogliato a mettermi in gioco spingendomi ad accettare subito la proposta».

Impressioni fisiologiche?
«Ho corso i primi 25 km con un buon ritmo e le gambe sciolte. Era tutto a posto e mi stavo divertendo. Nei chilometri successivi è subentrata la fatica che in breve tempo si è trasformata in dolore fisico alle gambe. Un dolore che in bici non ho mai provato. Le gambe sono diventate molto pesanti, non mi parlavano più. Come se fossero staccate dal mio corpo. Per vedere se una gamba fosse davanti all’altra le dovevo guardare. Ero alla frutta. Nei tratti facili delle gradinate, in discesa, dove si potevano fare due scalini alla volta, io non ci riuscivo».

Terminata la gara come ti sei sentito?
«Non riuscivo ad arrivare alla macchina camminando. Ho chiesto a mia moglie di avvicinarla».

E il recupero? Il secondo giorno è stato il peggiore?
«A differenza di quanto si possa pensare, il recupero è stato rapido e positivo. Mi avevano detto che il secondo giorno dopo la gara sarebbe stato il più difficile e invece il peggio è stato il pomeriggio stesso al termine della gara. Via via sono migliorato e a metà settimana mi è rimasta solo una lieve infiammazione al ginocchio, destinata a risolversi velocemente».

Sul tuo blog, riferendoti alla corsa, parli di dolore fisico e dolore atletico. Che differenze esistono?
«In questo trail la fatica si è trasformata in dolore fisico. Non mi sono mai sentito così alla fine di una gara marathon di mountain bike. Sarà legato alle differenze fra i due sport, ma anche alla mancanza di preparazione specifica. Sta di fatto che in mtb si avverte solo il dolore atletico, cioè la fatica».

Hai trovato un’atmosfera diversa rispetto a quella che respiri alle gare di mtb?
«Al Valtellina Wine Trail ho notato un clima più rilassato. Con 650 persone al via della gara lunga davo per scontato ci fossero le griglie di merito per scaglionare la partenza. A cinque minuti dallo start mi hanno detto di posizionarmi in prima fila. Mi sono preoccupato. Pensavo: che casino, senza griglie si metteranno tutti a sgomitare per stare davanti. Invece si sono comportati in maniera rispettosa, disponendosi ordinatamente senza spingere. Un ambiente con uno spirito che nella mtb trovi solo dalla duecentesima posizione in poi, mentre davanti sono molto più tesi».

Il grip delle scarpe anziché quello delle ruote artigliate. Che effetto fa?
«Non ero agile come gli altri runner, mi sentivo “legato” e ciò mi innervosiva. Non riuscivo ad impostare la velocità che avrei voluto, in particolare nelle discese. Desideravo si materializzasse una bicicletta, subito. Le difficoltà emergevano nei tratti facili, sul cemento, dove c’era da spingere. Le gambe non giravano e d’altronde nella mia vita non ho mai corso sotto ai 4 minuti al chilometro».

Un bagaglio di esperienze.
«Mi sentivo allo sbaraglio, osservavo tutti perché da tutti potevo imparare qualcosa. In quel contesto sapevo di essere un semplice principiante, non “il campione italiano”».

Cosa applicherai al mondo bike?
«Piccole cose. Al nostro livello ogni minimo dettaglio conta e può fare la differenza. Il Valtellina Wine Trail mi ha arricchito da tanti punti di vista ma in maniera impercettibile. Quando in gara mi capiterà di provare sensazioni già vissute nel trail, non mi troverò impreparato. Sono arrivato ad un livello di sofferenza atletica mai raggiunto: ho spostato il limite. Come se, d’ora in avanti, potessi spingere un po’ più in là la sofferenza che sentivo prima».

Le schede

JURI RAGNOLI
Juri Ragnoli ha vinto il campionato italiano mtb marathon élite nel 2017, 2016 e 2012. È stato campione nazionale under 23 nel 2010 e 2009. Bresciano di Serle, classe 1988, dal 2010 corre per lo Scott Racing Team. Quest’inverno, come integrazione della preparazione in vista delle gare che cominceranno a marzo, debutterà nel ciclocross. Nel 2013 ha conseguito a pieni voti la laurea magistrale in Ingegneria meccanica dei materiali.

VALTELLINA WINE TRAIL
La gara, giunta alla quinta edizione, si è disputata sabato 4 novembre 2017. Partenza da Tirano e arrivo a Sondrio con un percorso di 42 km e un dislivello positivo di 1700 metri tra i vigneti, i borghi e le cantine del comprensorio sondriese. Primo classificato Luca Carrara del team Mammut nel tempo finale di 3h32’05”. Sul podio con lui Stefano Sansi del team Valtellina e Massimiliano De Bernardi. Il biker Juri Ragnoli, all’esordio in una gara di corsa a piedi, si è piazzato in 12esima posizione assoluta portando a termine la competizione in 3h52’47”.

IL DIARIO DI VIAGGIO
Sul sito di Juri Ragnoli, www.juriragnoli.com, nella sezione news, si trova il suo “diario di viaggio” del Valtellina Wine Trail. Un racconto di cui consigliamo la lettura, nel quale viene descritta la gara sotto vari aspetti e in particolare quello mentale. Nonostante la fatica, il dolore fisico e la mancanza di basi specifiche, emerge la forza psicologica del campione, che affronta ogni singolo chilometro guidato dalla mente, anche quando le gambe “continuano a correre ormai staccate dal corpo”.

Enula Bassanelli