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domenica, Dicembre 4, 2022

«La mia Porte di Pietra», il racconto dentro la corsa


Il mondo del trail running, e delle ultra, è fatto di amicizie, che nascono in gara e si consolidano nella vita. Lo scorso sabato è stato uno di questi giorni.

Inizi a correre per perdere un paio di chili di troppo, circa 5 anni fa, e poi se la corsa si unisce all’amore per la montagna, ti ritrovi, 22 chili in meno dopo, ad affrontare “viaggi” (la parola magica nelle ultra) dentro una natura spettacolare, dentro di te, alla ricerca di un “oltre”, che ogni volta meraviglia. L’anno scorso, al Trail dei Castelli Bruciati, conosco Giovanni, che mi invita a far parte dei Lupi della Val Borbera e due mesi fa vado a provare le Finestre di Pietra (lo short trail) con loro.

Nasce una amicizia a distanza su Whataspp e da loro ti senti accolto: alla partenza incontro Sandro e, poco dopo la partenza, ecco Daniele, e poi tanti altri lungo il percorso. Eppure ci siamo visti solo una volta, ma correre insieme quella volta, è stato come acquisire un passaporto “sei e sarai sempre uno di noi!”.

15 maggio 2021 è il giorno de LA GARA 2021. Per me. È il giorno delle PORTE DI PIETRA a Cantalupo Ligure, vestita a festa come prova unica di Campionato Italiano di Trail Lungo.
• Ore 4.30 al casello di Cambiago, ci incontriamo per la prima volta: Manuel ed io. Il nostro gruppo di appartenenza? I Runner Bergamo. Gente semplice, schietta, a volte burbera, ma dal cuore in mano e sempre leale. Un saluto e via. Ci conosceremo lungo la strada.
• Ore 6.00 puntualissimi abbiamo già ritirato i pettorali ed il Live Track GPS, così mia moglie può stalkerare e stare tranquilla, così come, a volte, pronta a chiedermi nel post-gara, “come mai hai rallentato in quel punto…?” santa donna al fianco da quasi 30 anni, quanto fango e sudore ha dovuto lavare via.
• Ore 6.45 entriamo in griglia, io nella terza di quattro, Manuel nella seconda. Una volta entrato incontro Fabio, un altro RB. Ci salutiamo ma purtroppo non ci incroceremo più in gara.
• Ore 6.55 parte l’Inno, sarò vecchio, ma mi emoziona sempre. Occhi e braccia al cielo: anche oggi vi porterò con me e voi mi darete una mano, cari amici che ora correte e camminate nei verdi monti del Cielo.
• Ore 7.00 si parte. Il mondo alle spalle, con le sue fatiche e le sue preoccupazioni. Ora sei tu, solo con la natura e con i compagni di questo epico viaggio fuori e dentro di me. Solo una raccomandazione mi faccio, distribuisci bene le forze, non come le prime due gare dell’anno. Oggi le ore sulle gambe saranno tante: le stimo tra le 12 e le 14.

Poco dopo la partenza, mentre qualche tappo ci rallenta, mi saluta Daniele dei miei amici Lupi. È il suo primo trail lungo, oltre le 6 ore. Dovrà spostare in là le sue Colonne d’Ercole.
Nessuno dei due lo sa ancora, ma oggi per magia diventerà un’avventura a due. I primi 23 km li conosco. La partenza dopo due salite scalda gambe, mi riserva un incontro ravvicinato con un bel cinghialotto (mai visto uno così da vicino). Sbuca dalle siepi a sinistra e mi taglia la strada ad un metro di distanza, ributtandosi nelle siepi a destra. Iniziamo bene! Se m’avesse centrato, facevo la fine del birillo al bowling. Partenza senza esagerare perché ci attende subito un bel Vertical: la salita alla Croce che domina la valle con vista spettacolare sul fiume Borbera ed il suo greto sassoso.

Nella discesa incontro di nuovo Daniele e da lì ci supporteremo a vicenda, io nella veste di mental coach “dé noaltri”, lui tirando e dettando il passo nella sua giovane età. Condivideremo tutto in quelle ore di gara.
– Gli attraversamenti nei boschi in single track avvolti dalle nebbie.
– Il vento sui passaggi in cresta con raffiche da 30 km/h, un vento gelido (che era previsto) ed infatti mi ero portato un antivento di mezzo peso, che ha protetto per bene. Non avevo i guanti e così le mani si sono congelate, anche loro, per bene.
– Tutte le cime raggiunte e superate ad una ad una, per poi sciogliere i muscoli lentamente in discesa e tornare a correre.
– Il fango che ci ha accompagnato fino alla fine, non poco, ma ne ho visto di peggio. Le scarpe diventano mattoni, le calze ed i booster inzuppati, ma si va avanti, passo dopo passo. Come nella vita: un passo alla volta, con il motto del “mola mia!”.
– Un calo di zuccheri improvviso a metà di una lunga salita, mi fa girare la testa e sentire le gambe vuote. Mi fermo un attimo e sopraggiunge un runner con capelli lunghi ricci e bianchi (una visione!) mi guarda e tira fuori un sacchetto di frutta disidrata, banane e mango. Inizio a mangiarla ed in un minuto riprendo a salire verso l’ennesima, sarà stato il monte Buio (nome evocativo?) o il monte Carlo? Ma quanti erano alla fine? 4.400 m d+ in 72 km non sono pochi. È un bel soffrire… Che incontri “magici” si fanno. Scopri come l’uomo è fatto per il bene. Nella fatica, nella difficoltà, esce una umanità strabordante, ed allora ti dici “si può veramente vivere così!”.
– I vecchi trucchi imparati dagli amici più grandi in questi anni e trasmessi a Daniele, a livello motivazionale. I meno 10 km. Guardare la natura e la sua bellezza per carpire energia. Mi è capitato di parlare anche con le piante dei boschi, come nel Signore degli Anelli. La natura è viva, quando la attraversiamo, dobbiamo sempre chiederle permesso.

– Via via che passano i km la simbiosi tra di noi cresce nei passaggi da corsa a camminata e viceversa, senza guardarci, solo sentendo il rumore dei passi e dei bastoncini.
– Ma il nostro momento epico scocca a metà dell’ultima discesa che ti getta su Cantalupo. Ai meno 5 ci diamo un momento di pausa per preparare l’arrivo ed ecco che in 2-3 ci arrivano da dietro. Prima li lasciamo passare, poi il grido di battaglia, sussurrato, “VAI!” e lì partiamo a razzo (un razzo che aveva già fatto quasi 70 km! Ahahah!). Sembra di tornare bambini (anche se io da piccolo queste cose mica le facevo, sarà che mi sono rincretinito da grande) giù a perdifiato in una discesa di sassi e fango, come se non ci fosse un domani. I quadricipiti urlano, le caviglie hanno perso tutta la loro elasticità, ma si corre, si corre, si corre, giù fino alla strada e poi lungo il canale e poi ci diamo la mano e piombiamo assieme sul traguardo, mentre Manuel, arrivato più di un’ora prima, sull’ultima curva mi urla “bravo!”.

Ora che esploda la gioia, ritiriamo la medaglia, ci facciamo qualche foto ricordo. I saluti e…torno in Val Borbera magari a fine Giugno, così chiediamo al folletto di Giorgio, il nostro lupo-guida, di farci conoscere altri angoli di questa splendida valle. La prima metà gara in mezzo ai boschi, la seconda su fantastiche creste con montagne verdissime, lungo crinali che vedevi a perdita d’occhio. Spero che sempre più venga valorizzato questo grande tesoro italiano che abbiamo. Daniele mi dice in corsa: “non avevo mai fatto così tanta fatica e sacrificio”. All’arrivo gli dico: “ora capisci perché lo si fa?”. Non siamo masochisti, ma siamo lì perché ci vogliamo bene, perchè ci scaviamo dentro, godendo nella fatica in una esplosione dei sensi, di tutto quello che ti circonda e degli incontri che fai. La fatica ti lava l’anima.

Siamo pronti a tornare io e Manuel, verso Milano, verso Bergamo, verso altre avventure…di uomini…di uomini veri. Un abbraccio a tutti gli amici RB, che siete sempre di sprono ad andare avanti (finchè Dio vorrà).

Giuseppe Comi – asd Runners Bergamo

Porte di Pietra 2021 Giuseppe Comi
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