giovedì, Agosto 11, 2022

L’intervista a Fabio Bazzana, skyrunner Valetudo

Fabio Bazzana, il giovane skyrunner di Cene che ha lasciato la bici per la montagna – Vi proponiamo l’intervista a Fabio Bazzana pubblicata sul periodico Araberara in data 8 giugno 2012.

(En.Ba.) Si chiama Fabio Bazzana, ha 24 anni, è una stella nascente dello skyrunning. Una stella un po’ misteriosa che brilla in alcune gare poi si eclissa per certi periodi e di nuovo ricompare nel mondo delle competizioni. Il motivo per cui è rimasto lontano dalle skyrace per un intero anno lo svela egli stesso, lui che cerca la competizione ma che è attratto dalla montagna a 360 gradi e che ha sentito forte il richiamo delle cime più alte tanto da dedicarvisi totalmente lasciando perdere, per una stagione, tutto il resto.

Fabio abita a Cene in località Monte Bue e lavora nell’attività storica della sua famiglia, fa il venditore ambulante di formaggi e salumi: “Un lavoro molto impegnativo ma che mi lascia comunque lo spazio per allenarmi”. Un’adolescenza condita dall’amore per ciclismo, finché ha capito che non si trattava di un amore completo, che quello sport non lo soddisfava del tutto, e che doveva cercare qualcos’altro: “Ho smesso di correre in bici perchè non ero un vincente, sentivo che dentro di me c’era qualcosa da esprimere ma la bici non me dava la possibilità, la tenevo solo come passione, ma poi la montagna me l’ha fatta dimenticare, ero stanco di stare in mezzo al traffico. Il ciclismo è uno sport bellissimo creato dall’uomo ma che ora l’uomo sta distruggendo, sono pochi i posti dove vorrei ritrovarmi a pedalare, la bicicletta mi viene in mente solo quando a correre mi fanno male le gambe, ma piuttosto della bici preferisco usare gli skiroll”.

La scintilla dello skyrunning si accende improvvisa nel 2008 quando viene a sapere che sulle Orobie si sarebbe disputata l’Orobie Skyraid: “Incuriosito, quella domenica sono salito al Rifugio Coca per osservare la gara. Nel vedere i corridori ho capito che… volevo essere anche io uno skyrunner, uno di loro. Io adoro la montagna, sia d’inverno che d’estate e allo stesso tempo mi piacciono lo sport e la competizione, ma prima del 2008 in montagna ci andavo da solo”.

In quello stesso anno l’esordio alle gare alla Mezza del Trofeo Kima: “Ci sono andato grazie al mio compaesano Marco Zanchi, conosciuto tramite una mia collega di lavoro – prima lavoravo alla Promatech – di nome  Lucia, sorella del casnighese

Luca Imberti. Luca si è rivelato per me, e lo è tuttora, il punto di riferimento per andare ad esplorare posti nuovi in montagna sia a piedi che con gli sci d’alpinismo. Zanchi, che con Luca ha fondato la squadra IZ, è la persona che mi ha introdotto nell’ambiente gare, ambiente in cui mi sono trovato subito bene, ho iniziato così col Kima e subito ho dimostrato di andare forte in salita e di essere una frana in discesa”.

Una passione per le skyrace intervallata da altre esperienze. Per un certo periodo ti sei dedicato ai trail (gare in montagna su lunghe distanze)? “Dire che mi sono dedicato alle trail è sbagliato, ne ho fatte solo due a fine stagione, una l’ho vinta e nell’altra mi sono classificato quarto. Più precisamente ho vinto il Maddalena Urban Trail di 43 km in 5h2’23 e sono giunto quarto al Trail del Monte Casto (42 km) con il tempo di 4h19’38”.

Allora cosa hai fatto l’anno scorso, se non ti sei dedicato ai trail? “L’anno scorso si può dire che sia stato un anno sabbatico, ho evitato le competizioni, mi sono dedicato completamente alle grandi montagne, quelle che non si fanno di corsa con le scarpette, poi a fine estate ho ricominciato a correre e siccome la stagione era finita restavano solo le trail”. Solo due gare di trail ma Bazzana si è già fatto un’idea anche in merito a questo tipo di gare: “Le trail le considero poco sotto l’aspetto della competitività. A me piacciono le lunghe distanze ma fino ad un certo punto: oltre i 50-60 chilometri le vivo come un lungo viaggio piuttosto che come una gara. Ritengo che alcuni atleti di alto livello prendano il via alle trail solo perchè spinti dalle aziende, l’Ultra Trail del Monte Bianco di 180 km mi sembra un’autodistruzione, non parliamo del Tor des Géants di 330 chilometri”.

Le montagne che, come dice lui, ‘non si fanno di corsa con le scarpette’, sono le Grandi Montagne: “Ho fatto quello che un indomani avevo paura di non poter più fare, cioè le grandi montagne come il Cervino, il Rosa e tante altre. Era una mia ambizione personale che volevo esaudire subito, e sono sicuro che queste esperienze me le porterò nei momenti di difficoltà durante le gare, adesso che sono tornato alle sky”.

Non bastavano le skyrace, le trail e le grandi montagne, Bazzana pratica anche lo sci alpinismo: “Di sci alpinismo ne faccio tantissimo, per me è il modo migliore di andare in montagna, è una passione nata sempre nel 2008 e spero che negli inverni prossimi la neve cada più abbondante. Quest’anno ho cominciato anche con le gare e mi sono tolto delle belle soddisfazioni con degli ottimi piazzamenti… Mi è mancata solo la vittoria”.

Il 13 maggio di quest’anno ha esordito con le scarpe da corsa, l’occasione è stata il Giro del Giongo a Villa d’Almè: “Dalla metà di ottobre fino alla domenica del Trofeo Parravicini ho solo fatto sci alpinismo, il lunedì ho rimesso le scarpe e domenica al Giongo mi sono piazzato al nono posto. Benissimo in salita ma un disastro in discesa”. La divisa è quella della Valetudo: “In squadra mi trovo benissimo e devo ringraziare il presidente Giorgio Pesenti perchè è un valido punto di riferimento”. Le sue ambizioni si concentrano su tre gare: “Vorrei fare bene al Sentiero 4 Luglio, al Trofeo KIMA  e allo Scaccabarozzi, tre gare che per me sono il simbolo delle skymarathon in Italia”.

Correre in montagna è una triplice sfida: “Stai affrontando i tuoi avversari, te stesso e le difficoltà della montagna. Mi piace fare sport in un ambiente dove la natura la fa da padrona e ho la possibilità di ascoltare i suoi rumori e ascoltare me stesso, sia le mie gambe che la mia testa. Correre in montagna mi dà modo di liberare il brio che ho nelle gambe, liberare e sviluppare i pensieri e i problemi della vita, cercando a volte nella montagna delle risposte”.

Una frase di Valerio Bertoglio (affermata guida alpina e precursore italiano dello skyrunning) rimane stampata nella mente di Fabio, una frase in cui si identifica. La frase recita: “Il senso di libertà che provo a correre in montagna mi dà la forza di ribellarmi nella vita, di non sottomettermi alla normalità, io dentro mi sento un maratoneta della montagna… un alpinista ribelle!”.

Fabio Bazzana

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