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martedì, Settembre 27, 2022

15 vittorie e due titoli italiani, Luca Carrara corre verso il Mondiale – come la mamma nel 1971 a Mendrisio

15 vittorie, 4 secondi posti, 1 terzo posto e 2 quarti. Una stagione, quella di Luca Carrara, coronata dal successo al campionato italiano di trail lungo Fidal e nella Skyrunner Italy Series – Ultra. Non è mica finita: fra una manciata di giorni, il bergamasco del team Mammut Libertas Vallesabbia vestirà la maglia azzurra al Mondiale in Portogallo, inseguendo il sogno realizzato dalla mamma nel 1971 a Mendrisio nella rassegna iridata di ciclismo su strada…

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Luca Carrara e Cristiana Follador vincono la Skyrunner Italy Series 2016 – ph morenic trail

Ciao Luca, come stai? 
«Un po’ stanco, ma bene. Il 2016 sportivo è iniziato presto e non è ancora terminato».

Ripercorriamo la stagione.
«Nel mese di gennaio ho corso S1 Trail, Montefortiana Clivus e Ronda Ghibellina. A febbraio l’edizione 1 dell’Eremitica, mentre a marzo sono tornato al Firenze Urban Trail e all’Ecotrail Paris, prima di un passaggio alla BVG marathon. Poi sono venute le Italian Series con le partecipazioni al Trail del Mugello e al Trail del Monte Soglio, prima di ritrovare alcune skyrace molto tecniche: la Skyrace de Matheysins (Skyrunner France Series), la Skyrace del Segredont, la Belladormente e le Creste del Resegone. Luglio e agosto passati vicino a casa tra Maratona del Cielo Sentiero 4 Luglio, Torcole Trail, Gran Trail Orobie (GTO) e Roncobello Laghi Gemelli. Un finale di stagione fittissimo a partire dalla Maddalene Skymarathon, la Maga Skymarathon, il Sellaronda, il campionato italiano di trail a Badia Prataglia, l’interminabile fatica del Morenic Trail (113 km) e Limone sul Garda. Ho avuto la fortuna di cogliere parecchie vittorie, preziose ma mai quanto le persone che ho avuto modo di incontrare e conoscere».

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la vittoria alla Roncobello Laghi Gemelli, con Paolo Poli e Vincenzo Milesi

La tua esperienza al GTO è stata un misto di soddisfazione, dolore e delusione.
«Il Gran Trail Orobie è stata un’improvvisata. Ho deciso di partecipare solo pochi giorni prima. Come ogni cosa che si improvvisa, ci sono dei rischi che si sono purtroppo concretizzati poco dopo la metà gara, dove sono stato colpito da un fortissimo mal di stomaco che mi ha costretto a rallentare quando ero primo con un discreto margine. A Selvino avrei voluto ritirarmi perché stavo veramente male. Poi mi hanno detto: “Dai… prova a proseguire fino a Monte di Nese, il nonno è andato lì per vederti. Torni a Scanzo con lui”. Così ho proseguito, ho incontrato un amico sul percorso che mi ha invitato a non mollare e in qualche modo sono arrivato fino in Piazza Vecchia a Bergamo. In 9 ore di gara si sono alternati soddisfazione, fatica, malessere, ma quello che mi sono portato via è stato molto di più: una incredibile manifestazione di affetto da parte dei numerosi tifosi sul percorso e una dimostrazione a me stesso di quanto la tenacia possa portare lontano. La famiglia all’arrivo mi ha riempito di gioia».

Sellaronda Trail Running 2016 Corvara Alta Badia - photo ELVIS
Sellaronda Trail Running 2016 Corvara Alta Badia – photo ELVIS

Morenic Trail e poi Limone sul Garda…
«Il giorno successivo al Morenic Trail non riuscivo a camminare. Avevo i tendini in fiamme. Ci siamo ritrovati la mattina alle 9 per le premiazioni ed è stato bellissimo, tra amici nella magia della piazza di Brosso. Nei giorni successivi, sotto la guida di Eros Grazioli mi sono rimesso in sesto e abbiamo iniziato a pensare che Limone era un palcoscenico troppo bello per non partecipare. Così sono andato alle finali delle Skyrunner World Series sul lago di Garda e ho partecipato a entrambe le gare: il vertical della sera sotto la pioggia e la skyrace del giorno seguente. È stata dura ma sono soddisfatto. Ho migliorato i tempi dello scorso anno e sono entrato nella foto delle premiazioni finali. Detta così sembra sminuente, rispetto alle vittorie che ho raccolto nel corso del 2016, ma per me aver corso lì è stata adrenalina pura, un’emozione unica».

La vittoria più bella?
«Quella sui 60 km del Trail del Mugello. In una giornata piovosa, al km 25 ho sbagliato percorso mentre ero in testa con qualche minuto di vantaggio. Ho iniziato a risalire un crinale per qualche km prima di rendermi conto che in effetti ero proprio fuori strada. Sono ritornato sui miei passi, ma quando ho chiesto come fossi messo, mi hanno detto che ero decimo a 26 minuti dal battistrada. Con un certo sconforto, ho ricominciato a correre pensando più che altro ad avvicinarmi all’arrivo. Pian piano sono riuscito a raggiungere e superare chi mi precedeva e risalire fino alla seconda posizione. A 6 km dal traguardo, i minuti di distacco però erano ancora 12. Ma il destino aveva in serbo per me un finale imprevedibile: una discesa lunga e resa oltremodo scivolosa da acqua e fango. Ho sorpassato Fabio di Giacomo ad un chilometro dal traguardo e quando sono arrivato è stata un’emozione unica. La cosa più bella, però, è stata l’amicizia nata con Giovanni Zorn e con Fabio di Giacomo, diventato il mio principale avversario nelle Skyrunner Italy Series».

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ph. Morenic Trail

La più combattuta?
«Alla Montefortiana Clivus, gara di inizio stagione che si svolge lungo le colline e i vigneti del Soave, ero riuscito a staccare gli inseguitori da subito ma non avevo molto margine. A un chilometro dall’arrivo la rincorsa di Menegardi alle mie spalle si è concretizzata in un aggancio tremendo. Non so dove ho trovato la forza per rilanciare l’andatura e andare a vincere. Ho avuto mal di gambe per una settimana e ancora adesso, ripensandoci, ho il cuore in gola».

L’avversario più ostico dell’anno?
«Fabio di Giacomo è stata una vera spina nel fianco. Non ha mai mollato un passo. Ci siamo dati battaglia su tutte le gare delle Skyrunner Italy Series (eccezion fatta per il Trofeo Kima a cui ho rinunciato per correre la Maga Skymarathon, gara a cui sono molto legato) e mi ha praticamente costretto a correre anche la gara finale completamente fuori dalle mie corde: la Morenic Trail che in 113 km ripercorre le orme dell’anfiteatro morenico di Ivrea lasciate dopo il ritiro del ghiacciaio. Credo che avesse ragione, partecipando ho onorato la vittoria che avevo costruito nelle tappe predenti del circuito».

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in piazza Vecchia a Bergamo sul traguardo del GTO

Le tue scarpe da gara?
«Le mie compagne di viaggio sono le Mammut MTR201 Dyneema. Si tratta di scarpe con cui mi trovo molto bene per via di una mescola con molto grip sulle rocce e sul bagnato. Il tessuto di cui sono fatte è quello utilizzato per le fettucce di arrampicata. Diversamente da altri modelli race sono praticamente indistruttibili».

Adesso fari puntati sull’appuntamento internazionale.
«Esatto, sono fra i convocati al Mondiale in Portogallo con la Nazionale Italiana di Trail».

Per inseguire lo stesso sogno di tua mamma, Clorinda Valle.
«Sì, in vista del campionato in Portogallo mi viene in mente la medaglia che da bambino vedevo appesa nella piccola bacheca di casa: Mondiali di ciclismo femminile 1971, Mendrisio. Sorrido pensando che avrò la fortuna di seguire le orme di mia mamma, una responsabilità che accolgo con onore e un pizzico di emozione. Speriamo bene…».

Enula Bassanelli

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