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Marco Zanchi e l’Orobie Ultra Trail, quando la testa fa la differenza

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Ora dopo ora, Marco Zanchi comincia a comporre i pezzi, gli istanti vissuti giorno e notte sui sentieri orobici, e realizzare ciò che realmente ha compiuto. 23h37’57” il tempo impiegato da Clusone a Bergamo lungo i 140 km e 9500 m di dislivello. Il bergamasco di Cene è il re dell’Orobie Ultra Trail.

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Marco Zanchi

«Solo adesso me ne sto rendendo conto – esclama il vincitore della prima edizione dell’Orobie Ultra Trail – perché sabato dopo il traguardo avevo ancora la testa immersa nella gara». «L’ho combinata grossa», dice con la voce velata dall’emozione agli amici che continuano a contattarlo per i complimenti. Numerose le partecipazioni a ultra trail di spessore internazionale, alcune vittorie, il sesto posto al Tor des Géants, «ma niente di paragonabile a una vittoria in casa propria». «Non è una garettina – incalza Marco – qui ho ripercorso, in una sola volta, tutti i sentieri di allenamento».

Zanchi è felice di essere riuscito a trasmettere un messaggio forte. «Bergamo ora ha capito che l’ultra trail esiste, è una disciplina importante, capace di grandi numeri in tutto il mondo. Adesso è chiaro a tutti che il percorso dell’Orobie Ultra Trail è fattibile e solo le condizioni meteo possono condizionare i trail runner». Sopra ogni aspettativa la partecipazione del pubblico. «Non credevo ci sarebbe stata così tanta gente al traguardo in Piazza Vecchia e sul tracciato. Ho trovato molta più gente rispetto a tanti altri consolidati trail italiani. Sono rimasto impressionato dal tifo sulla salita per Blum e Parè, in Alben, addirittura in Barbata».

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ph: Matteo Zanardi

L’Orobie Ultra Trail ha ormai imboccato la propria direzione. «La gara è rivolta ai veri appassionati di montagna, è una prova tecnica, non è fatta per correre. Il Gran Trail Orobie, invece, è alla portata di più atleti. Collocherei l’Orobie Ultra Trail subito dietro al Tor des Géants, in Italia, come tipologia di evento e qualità organizzativa. Un allestimento perfetto sin dall’edizione uno non me lo aspettavo neppure io. Spiagames Outdoor Agency è stata bravissima».

Sparsi fra le montagne delle Orobie nella notte fra venerdì e sabato, i corridori mai scorderanno la luna piena che li ha accompagnati. «Tra il bivacco Frattini e il passo di Valsecca la luna ha illuminato a giorno l’ambiente nel silenzio della notte. In lontananza un brusio, le voci della gente al passo di Valsecca. Percepivo il mio respiro, i bastoncini che colpivano i sassi, il vento che soffiava nella valle». Occhi curiosi lo hanno squadrato prima del ghiaione di Valsecca. «Un gruppo di stambecchi mi fissava silenziosamente». Nella lunga cavalcata l’uomo al comando ha incontrato le prime gocce di pioggia nei pressi del rifugio Capanna 2000 in Arera. «In Grem la grandine, di nuovo pioggia fino alla Conca dell’Alben e uno scroscio a Selvino. Al Passo di Zambla mi sono fermato almeno un quarto d’ora. Ero fradicio e mi sono cambiato. In tali condizioni non si pensa al cronometro».

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ph: Matteo Zanardi

Il fattore attenzione, determinante, va allenato al pari del fisico. «La testa va allenata a non mollare mai, anche nei momenti di crisi. Con l’esperienza si acquisisce la capacità di far lavorare il cervello in periodi di carenza energetica. Ho avuto delle crisi di fame ma, avendo fisso l’obiettivo finale, dopo una decina di minuti le ho superate. Si è costretti a mantenere un equilibrio tra lo sforzo fisico e la capacità di concentrazione. Allenare la testa è necessario, soprattutto di notte. Non ho mai dormito durante la gara, l’adrenalina aiuta, ma bisogna essere preparati». Crisi? «Sono andato in crisi nel tratto fra l’Alben e il Poieto, era mattina ed è sopraggiunto il sonno. Ma l’ho superata».

Al suo fianco, nella preparazione dell’Orobie Ultra Trail, il fisioterapista Stefano Punzo e il nutrizionista di Kratos Gianni Carletti. «Mi hanno preparato dal punto di vista dell’alimentazione, facendo in modo che non avessi cali glicemici». Tanta frutta (macedonia), pasta condita con olio e formaggio. «E tanti sali minerali, ovviamente. Il segreto è mantenere sempre qualcosa nello stomaco. Consumavo barrette sia dolci sia salate variando i sapori». Il bergamasco del team Asso Pro Team non si è fatto mancare neppure la pizza. «Era nelle mani del mio fisioterapista, così invitante. Nonostante fosse il suo pasto non ho resistito. A quella pizza ho dato due morsi anche io. La cosa più buona del mondo! Che piacere!».

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Ph: Cinzia Corona – [email protected]

La dedica va alla famiglia, «principalmente a mia mamma che non c’è più da 8 anni e che sarebbe stata sicuramente al traguardo ad attendermi, e alla gente di Bergamo che ha accolto l’Orobie Ultra Trail». Lungo l’itinerario del trail tanti amici di vecchia data. «Mi ha fatto molto piacere vedere Mario Poletti alla partenza, all’arrivo e ad incitarmi in Blum. Ho incontrato tante persone che avevo perso di vista da anni».

Zanchi guarda già oltre, guarda al turismo, guarda al sentiero di 140 km, a un futuro di nuove iniziative sulle montagne bergamasche. «Mi interessava molto il concetto dell’unione di Clusone e Bergamo lungo il filo dei sentieri. Sarebbe bello che il Cai desse un nome unitario all’itinerario che abbiamo compiuto. Immagino l’Alta Via delle Orobie, trovando la freccia del km zero in Piazza Orologio a Clusone e la freccia del km 140 in Piazza Vecchia a Bergamo. Abbiamo i rifugi, posti per dormire e mangiare, strutture all’altezza, in un itinerario che – evitando passaggi quali Cimàl o Passo della Porta – è percorribile a livello turistico». La storia dell’Orobie Ultra Trail è appena iniziata, il messaggio al Cai lanciato.

Enula Bassanelli