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Oliviero Bosatelli: “L’abitudine alla fatica e le difficoltà ci rendono più forti”

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«L’augurio per l’anno nuovo? Che progressivamente si torni alla normalità. Nel frattempo la parola d’ordine è resistere, perché le difficoltà possono diventare un’opportunità per diventare più forti». Pensieri e parole di Oliviero Bosatelli, uno per cui Rinascerò, rinascerai di Roby Facchinetti, canzone simbolo della Bergamo trafitta al cuore dalla pandemia, potrebbe essere il sottofondo musicale di un’intera carriera sportiva.

Oliviero Bosatelli
Bosatelli in partenza per una gara di ultra trail (archivio | photo credit Enula Bassanelli)

Nel curriculum del 51enne di Barzizza, frazione di Gandino, l’ultrarunner per eccellenza della corsa in montagna targata Bg, brillano, tra le altre, le perle incastonate al leggendario Tor des Géants (vittorie nelle edizioni 2016 e 2019).
E dire che quella tra lui e l’atletica è una storia ricominciata nel 2014 quasi per caso, dopo un’inattività lunga diciotto anni: «Nella mia prima vita sportiva, ero un maratoneta – racconta il portacolori del Gs Orezzo (suo team d’appartenenza da quando ha ripreso) – . Ero arrivato sino a correre i 42 km e 195 metri in 2h28’, ma poi le priorità della vita sono diventate altre. Anche perché spesso ero rotto, e a detta dei medici, l’unica soluzione per avere una vita normale, era quella di appendere le scarpette al chiodo». Le ha tirate giù superata la soglia degli “anta”, quando per molti inizia il tramonto, mentre per lui è cominciata una nuova aurora atletica.

trail castelli bruciati oliviero bosatelli
Il runner di Gandino impegnato nel Trail dei Castelli Bruciati a Mombello Monferrato, dove concluderà primo assoluto nella prova più lunga.

Non ditegli che più passa il tempo, più rischia di diventare una sorta di cavia per le analisi di mental coach e neuroscienze a caccia dell’elisir di resilienza: «Zero segreti, a parte l’abitudine alla fatica: lavoro 10 ore al giorno da quando ho 13 anni». Chiedetegli, piuttosto, se per portare a termine certe performance dall’altissimo tasso di dislivello, servono più le gambe o la testa: «Per assurdo la seconda, in primis in un’ottica di gestione del proprio corpo a cui bisogna capire cosa poter chiedere».
Il 2020, per il “Bosa”, va in archivio come un anno di sostanziale transizione. Sia durante il primo sia durante il secondo lockdown, si è limitato a tenere acceso il motore a regimi (per lui) relativamente bassi, sgambettando sui monti fuori dall’uscio di casa e testando il percorso dell’edizione zero della 100 miglia del Bernina: «Ho ridotto il più possibile i lavori di qualità, preservando le mie articolazioni, che avevano bisogno di un po’ di riposo».

oliviero bosatelli
Gli allenamenti sul monte Farno e il pizzo Formico, montagne che dominano la Val Gandino

L’eccezione alla regola sono state le due uscite ufficiali alla Brunello Crossing di Montalcino (febbraio, 45 km) e al Trail dei Castelli Bruciati a Mombello Monferrato (ottobre), coincisa con una vittoria sulla distanza più lunga, 100 km circa: «Non me l’aspettavo, con tutti quei baldanzosi giovanotti al via e una preparazione frammentaria: è stato il successo dell’esperienza».
Un’avventura è stata anche la cancellazione in extremis dell’Adamello Ultra Trail, finito in soffitta da emergenza sanitaria e maltempo: «Scelta degli organizzatori che ho condiviso in pieno, perché la sicurezza deve sempre venire prima di tutto. Come mi ero equipaggiato? Ho preparato indumenti e attrezzatura varia. Avrei deciso prima del via cosa portare con me e cosa indossare in base alle condizioni meteo sino al primo punto base: serve capacità d’adattamento».

Una parte del vestiario tecnico preparato da Oliviero Bosatelli per l'Adamello Ultra Trail, che però all'ultimo momento è stata annullata a causa delle condizioni meteo proibitive.

Proprio come nella vita di tutti i giorni, in cui “Oliviero runner vero” (1,80 d’altezza per 75 kg, a riposo viaggia a meno di 40 battiti al minuto) zigzaga tra mille cose da fare: «Di mestiere faccio il vigile del fuoco da 22 anni. Nei ritagli di tempo sto finendo di costruire la casa dei miei sogni e do una mano come jolly al bar gestito da mia moglie Nadia».
A proposito. Delle gare “vecchio stile” (leggi assenza di limitazioni anti-Covid), gli mancano due cose in particolare: «Il brindisi a fine gara e il terzo tempo con gli altri concorrenti: la fatica rafforza i rapporti umani».

oliviero bosatelli
Le prime uscite di Bosatelli dopo il primo lockdown, sulle montagne a due passi da casa, in compagnia del suo inseparabile pastore tedesco.

All’anno che verrà chiede invece salute e serenità, con il calendario che (pandemia permettendo) ha già tre weekend segnati in rosso: «Quelli della Lavaredo Ultra Trail, dell’Ultra trail del Monte Bianco e del “mio” Tor des Géants: il tutto, compatibilmente con il lavoro». Finita? No. Ai neofiti della corsa in montagna, l’ambasciatore della Scott, dà un consiglio: «Nella fatica cercate di gustarvi il senso di libertà e la bellezza dei paesaggi che vi circondano senza farvi dominare dal demone della corsa: si può gestire».

E se nella vita di tutti i giorni arrivassero altre difficoltà, calma e gesso, i sentieri di montagna possono diventare la migliore delle metafore: «Quando mi capitano degli ostacoli, ripenso ai momenti più difficili di certe sfide e di come li ho messi alle spalle: la vera essenza dello sport, credo stia lì». Parola di chi se ne intende, ovvero del re delle rinascite.

Luca Persico

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