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Paolo Lanfranchi si scopre maratoneta, argento a Brescia. “Ma in bici ho fatto molta più fatica!”

Brescia, il sole illumina la città invasa dai pedoni. Un vento freddo sferza i viali silenziosi, in una domenica priva di traffico. Le motostaffette annunciano l’arrivo dei primi atleti della maratona. Passano I keniani. Si saprà poi che non rientrano nella classifica. Ecco Marco Ferrari, sarà lui a tagliare a braccia alzate il traguardo di Piazza della Loggia, profeta in patria.

Qualche minuto di attesa e transita il secondo, indossa la divisa del Gav Vertova. Difficile inquadrarlo. Non è un frequentatore delle maratone. Eppure va forte. Ha il pettorale 605, si chiama Paolo Lanfranchi. Un nome che agli sportivi non suona nuovo. Anzi, fa subito venire in mente le tappe più entusiasmanti del Giro d’Italia, imprese eroiche su e giù dai passi alpini.

Paolo Lanfranchi adesso ha 46 anni, anche se a vederlo non si direbbe. Ha appeso la bici al chiodo nel 2004, dopo dodici anni di professionismo conditi da tante soddisfazioni. Otto vittorie, la maglia azzurra, l’impresa a Briançon nel Giro d’Italia del 2000, quando era gregario di Pavel Tonkov nella Mapei.

BRESCIA ART MARATHON 2015 PARTENZA

Brescia Art Marathon, la partenza

La Brescia Art Marathon ha segnato l’esordio podistico dell’ex ciclista bergamasco sulla distanza di 42 chilometri. Un esordio sorprendente – considerando l’età e il fatto che abbia partecipato senza una seria preparazione alle spalle – che lo ha visto chiudere in 2h39’52”. Paolo Lanfranchi ha corso in incongnito, perché quasi nessuno (a parte il ciclista Nicola Gavazzi, come vedremo) lo ha riconosciuto, né sul tracciato né durante la cerimonia di premiazione quando è salito sul secondo gradino del podio.

Dopo il risultato di domenica 15 marzo alla Brescia Art Marathon sei sempre sicuro di non voler continuare con la corsa a piedi?
Appena cominceranno le belle giornate primaverili salirò in sella alla mia bici da strada. Pedalare è meno monotono rispetto a correre. Quando metto le scarpe da corsa vado sulla ciclabile della Valle Seriana, da solo. Mentre in bici sto in compagnia e ho la possibilità di fare lunghi giri. Ciò non toglie che farò sempre qualche corsetta. Prima di smettere con le gare penso di disputare la Mezza sul Serio del 6 aprile.

Avevi mai corso per 42 chilometri prima d’ora?
No, ero arrivato al massimo a 35 chilometri (un mesetto prima di Brescia), che dovrebbero essere sufficienti per affrontare una maratona. Ho chiesto consigli a un amico maratoneta. Il programma di allenamento prevedeva tre o quattro uscite a settimana e un lungo la domenica. Così ho fatto, ma sinceramente non mi sono allenato molto!

Però avevi già fatto delle gare su strada…
Su suggerimento di mia sorella Oriana ho partecipato alla Mezza di Treviglio a febbraio, finendo secondo di categoria in 1h15’34”.

E ci avevi provato anche qualche tempo fa.
Sei anni or sono mi ero messo in testa di fare una maratona, esagerando con gli allenamenti. Muscolarmente non ero abituato. D’altronde ero sempre e solo andato in bicicletta. Avevo fatto due mezze, Castel Rozzone e Bergamo, poi ho dovuto smettere. Mi ero infortunato al polpaccio e all’inguine. In quel periodo, comunque, non avevo più tempo per prepararmi. Quest’anno invece posso dedicarmi allo sport perché non seguo più il Team Aurea, la squadra di giovani ciclisti di cui ero direttore sportivo.

Brescia Art Marathon 2015 photo credit Daniela Bonizzoni (7)

photo credit Daniela Bonizzoni

Come hai scelto il Gav Vertova?
È la società in cui corre mia sorella. È stata lei la trascinatrice. Non sapevo nemmeno che esistesse la Mezza di Treviglio. Mi ha mandato Oriana un messaggio per dirmi di questa gara e io le ho risposto di iscrivermi. Brescia invece l’ho scelta di proposito. Lavorando in città conosco bene ogni strada.

A Brescia ti hanno riconosciuto in quanto ciclista?
Qualcuno per strada, gli organizzatori no; non è così facile, non sono poi così conosciuto!

Neanche lo speaker al traguardo?
No, no.

Un tappone del Giro d’Italia è molto più duro di una maratona?
Penso di sì. La fatica vera nella maratona l’ho fatta negli ultimi cinque o sei chilometri. Sono stati duri. Però in bicicletta ho fatto molta più fatica! Al momento è più faticoso in bicicletta, ma si recupera meglio, più rapidamente. La corsa a piedi invece comporta dei traumi muscolari che si trascinano a lungo. A distanza di oltre una settimana, correndo un po’, mi sono accorto di non avere ancora recuperato a pieno lo sforzo della maratona. E il giorno successivo alla gara non ero in grado di fare le scale. Mi facevano male le gambe, dolori ovunque!

Non ti era mai capitato correndo in bici?
Mai, mai. In bicicletta avverti il mal di gambe al momento, quando stai pedalando. Ma non appena appoggi i piedi a terra non senti più nulla. Nel ciclismo non si prendono tutti i colpi che invece si ricevono correndo a piedi per tutti quei chilometri.

Paolo Lanfranchi ciclismo mapei (1)

Anche dopo aver vinto la tappa al Giro hai fatto le scale senza problemi?
Sì, certo! Ma forse anche perché ero più giovane (sorride).

Come ti senti pensando che, pur avendo corso quasi per caso, sei riuscito ad ottenere uno dei migliori tempi mondiali fra i tuoi ex colleghi di ciclismo?
È successo perché gli altri non si sono impegnati!

Pensa per esempio a Lance Armstrong, a quanto avesse preso sul serio la maratona, a differenza tua. 2h46’43” il suo miglior tempo a New York.
Probabilmente sono un po’ portato. Ho cominciato a correre in bici all’età di 9 anni, ma già a 6 anni correvo a piedi; mio papà mi portava a fare le gare non competitive di 15 – 20 chilometri.

Tuo padre Luigi correva a piedi con la maglia della Recastello, che ricordi hai?
Una volta – avrò avuto sei anni – fece fare anche a me per intero una 20 chilometri. Ero sfinito, mi dovette caricare sulle spalle per arrivare al traguardo. Sono passati quarant’anni.

Dici di preferire ancora il ciclismo. Fai qualche granfondo?
No, non mi piace più fare le gare in bicicletta. Nelle granfondo vedo troppa esasperazione, le fanno i mezzi professionisti. Vivo le due ruote come un divertimento. Quello che dovevo fare in bici l’ho già fatto. Se poi ho voglia di spirito di competizione faccio una gara con gli amci per arrivare in cima al Selvino, nient’altro.

Hai sentito qualche collega, ciclista o maratoneta, dopo il risultato di Brescia?
Tanti amici mi hanno fatto i complimenti, ma nello specifico altri maratoneti o ex colleghi no. A Brescia però ho incontrato Nicola Gavazzi, ex professionista come me, lui ha corso la mezza. Abbiamo fatto riscaldamento insieme e poi mi ha scritto complimentandosi per il risultato.

Paolo Lanfranchi ciclismo mapei (2)

Cos’hai provato nella crisi degli ultimi chilometri?
Erano lunghi quei chilometri, non finivano mai! Senti che pian piano le forze vengono a mancare. Nelle prime fasi capivo di poter andare molto più forte ma mi sono frenato. Controllavo i tempi e la frequenza cardiaca imponendomi di stare tranquillo. C’era un vento forte e contrario che ha un po’ disturbato la prestazione. Ho corso quasi sempre da solo, senza alcun riferimento esterno.

Facciamo un paragone tra la maratona e una tappa alpina. Una crisi così si sente anche al Giro oppure sono sensazioni completamente diverse?
Sì, la senti, la senti. Sarebbe come trovarsi in salita e sentire che non ce la fai più. Uno sforzo del genere.

Insomma, sei proprio sicuro di abbandonare la corsa fino al prossimo inverno? Non è che ci stai facendo un pensierino, a parte la Mezza sul Serio?
Adesso mi sono abituato alla corsa anche muscolarmente, perciò penso che una volta a settimana uscirò ancora ad allenarmi. Altrimenti arriva novembre e io devo ricominciare tutto daccapo, con la muscolatura che non è più abituata. Magari farò due uscite in bici e una di corsa a settimana, finché c’è bel tempo. Poi metterò da parte la bici.

Punti a una maratona in autunno?
Vediamo. Se la rifaccio bisognerà tentare di migliorare. Non vorrei peggiorare! E devo tenere conto del fatto che avrò un’anno in più…

Insomma, dopo una decina d’anni lontano dalle competizioni Paolo Lanfranchi si è riscoperto portato per l’atletica. Il senso di benessere e libertà che gli trasmette la bicicletta, nei suoi lunghi giri sulle strade delle valli bergamasche è troppo forte in lui per decidere di cambiare completamente sport. Ma ormai è entrato a pieno titolo nel mondo delle corse a piedi, continuerà ad allenarsi, e noi lo aspettiamo alla prossima maratona.

Enula Bassanelli