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La bici del ’54, le catene (da neve) costruite con le sue mani e la salita al Tonale: l’ultima impresa di Paolo Parzani per Liliana Segre

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Paolo ha 82 anni. La sua bici ne ha 67. Insieme sono un binomio inossidabile. Due ruote che macinano chilometri e un cuore che batte di passione. Quella con cui combatte le sue battaglie. Da sempre. Paolo Parzani, per tre mandati sindaco di Adro (in provincia di Brescia), mercoledì 3 febbraio ha compiuto la sua ennesima impresa ciclistica. Una salita al Passo del Tonale sotto la neve. Che ha avuto un sapore speciale, perché compiuta per protestare contro la decisione dell’amministrazione comunale di Adro, che ha detto di no alla proposta dell’ANPI di concedere la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. Parzani non l’ha presa affatto bene e ha voluto esprimere il suo dissenso salendo in sella alla sua Legnano.

Paolo Parzani in bici da corsa sale il Tonale

Paolo Parzani, 82 anni, il 3 febbraio 2021 con la sua bici da corsa degli anni ’50, sale il Tonale nella neve.

La passione per il ciclismo scorre nelle sue vene sin da quando era bambino. «Ho iniziato ad andare in bici a 15 anni – comincia a raccontare con il volto solcato dal sorriso -, ho vinto la mia prima gara da esordiente nel 1955: era una gara organizzata dalla Cooperativa di consumo a Brescia, con partenza e arrivo in via Manzoni. Proprio l’anno scorso ho festeggiato il 65° anniversario di questa prima vittoria. Ho proseguito con il ciclismo fino al terzo anno di dilettanti, correndo con tre squadre diverse: l’Ospitaletto, il Pedale Bresciano e l’OVA, una squadra famigliare che avevamo creato con l’acronimo di Ome (da dove veniva Romano Cavagnola), Violino a Brescia e Adro (per me). Ho vinto diverse gare e ho partecipato a cinque campionati italiani: tre a cronometro a squadre e due in linea. In una di quelle in linea ho corso con uno dei fratelli Moser».

Sembravano esserci, insomma, le premesse giuste per intraprendere la strada del professionismo. Ma non è stato così. «Ho dovuto smettere perché ero il primo di cinque fratelli: la mia famiglia aveva un’attività di trasporto e io dovevo iniziare a lavorare lì. Di sponsor non ce n’erano. Non potendo fare un allenamento adeguato ho dovuto smettere e non sono passato al professionismo». Resta comunque la passione, anche se relegata al ruolo di passatempo. «Non ho più partecipato a gare nazionali da quando sono andato militare: sono stato negli Alpini, come conducente automezzi nella sezione sanità di Merano, nella brigata Orobica. Anche da militare andavo spesso in palestra per mantenermi in forma. Poi ho sempre continuato ad andare in bicicletta ma il mio lavoro era nell’attività di trasporto».

Negli ultimi anni, da quando la pensione gli ha concesso maggiore tempo libero, Paolo ha già fissato (e realizzato) obiettivi importanti. «Io sono nato l’11 settembre e ormai da vent’anni mi sono impegnato, nel giorno del mio compleanno, a fare qualcosa di significativo in montagna, dove vado molto forte. Considerata la mia età, mi definisco il ‘Pantani bresciano’». Uno dopo l’altro, colleziona i principali passi alpini. «Ad ogni cima sono abituato a fare un minuto di silenzio per commemorare la strage delle torri gemelle, accaduta anche quella proprio l’11 settembre».

L'antica bici da corsa usata da Paolo Parzani al Tonale

La mitica bici Legnano del 1954

Accanto al lavoro e alla passione per la bici, anche l’impegno in amministrazione. Parzani è stato sindaco di Adro dal 1980 al 1985 e ancora dal 1995 al 2003, alla guida di liste civiche di centrosinistra. L’impegno politico l’ha portato pure a tesserarsi nell’Associazione Nazionale Partigiani. Qui si inserisce anche l’ultima vicenda che l’ha visto scontrarsi con la decisione dell’attuale sindaco di Adro. «L’ANPI ha chiesto al Comune di conferire la cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre, ma la risposta è stata negativa, motivata dal fatto che la senatrice non avrebbe avuto nessun rapporto con Adro. Sono motivazioni inesistenti. Io ho avuto uno zio e molti altri conoscenti della zona che hanno fatto la guerra di Russia. Ricordo i racconti di chi al ritorno è stato fermato al Brennero e, non avendo aderito alla repubblica di Salò, è stato arrestato e tenuto prigioniero in Germania fino alla fine della guerra. E quando sono tornati erano praticamente dei cadaveri. Di fronte al diniego espresso dal sindaco mi sono arrabbiato, sono stato molto male per questo. Allora ho pensato di esprimere la mia protesta tentando un’altra impresa in bici: fare il passo del Tonale con la neve».

Già una decina di anni Paolo aveva combattuto una battaglia ideologica con un’impresa ciclistica. «Quando ero sindaco, nel 2000, qui ad Adro c’è stato un inquinamento delle fognature da parte di una ditta locale. Così nel 2011 mi sono attivato per risolvere questa situazione e per protesta avevo percorso 1.300 km, facendo andata e ritorno da Strasburgo. Ho fatto il passo del Bernina e l’Albula pass per superare le Alpi. Ho impiegato in tutto dieci giorni: cinque per l’andata e altrettanti per il ritorno».

Le catene da neve sulla bici da corsa di Paolo Parzani

Particolare sulle catene da neve da lui appositamente costruite per affrontare il Tonale in questa stagione

Per la protesta dei giorni scorsi, invece, ha deciso di alzare nuovamente l’asticella. Non in termini di chilometri ma di difficoltà. Si è posto infatti l’obiettivo di correre sotto la neve. Sempre con la sua insostituibile compagna di avventure. «Quando avevo sentito che mercoledì 3 febbraio nel pomeriggio avrebbe nevicato sopra i 1.000 metri, mi sono detto: devo partire ed essere nella zona di Ponte di Legno intorno alle 14 – racconta con la voce ancora solcata dall’adrenalina -. Così, accompagnato da mio fratello, ho caricato in macchina la bicicletta con le catene, portando anche due ruote di scorta senza catene. Siamo partiti alle 9 da casa, abbiamo fatto tappa per uno spuntino a Temù. Siamo arrivati a Ponte di Legno nel primo pomeriggio, quando cominciava a nevicare. Abbiamo scaricato la bici e sono partito sotto la neve. In alto ce n’era molta, ma ci sono riuscito».

La costruzione delle catene è opera delle sue stesse mani. «Le ho costruite io, manualmente, e le ho collaudate. Si tratta di una cosa più unica che rara: le bici di corsa come la mia, infatti, hanno i tubolari, non i copertoni, e sono sottilissimi, hanno un battistrada piccolissimo. Oggi ci sono mountain bike con ruote larghe e un battistrada adeguato, ma la mia bici è del 1954. È una Legnano e io non l’ho mai cambiata». E l’esperimento ha avuto successo. «Le catene hanno funzionato a meraviglia! – afferma con un velo di orgoglio – Ho utilizzato una catenella di ottone molto lunga, l’ho passata intorno alla ruota attraverso i raggi della bicicletta, che facevano anche da fermo. Il primo anello è stato fissato alla valvola, poi ho girato intorno alla ruota fino all’altro versante. La mia bici, inoltre, non ha i freni a disco, quindi ho dovuto allargare le forcelle dei freni: ovviamente i freni non potevano essere azionati più di tanto, ma non è stato un problema perché andavo in salita…».

Paolo Parzani in cima al Passo del Tonale innevato con la bici da corsa

L’arrivo di Parzani al Passo del Tonale, missione compiuta. E le catene hanno funzionato a meraviglia.

Dietro questo esperimento, il ricordo di un’impresa compiuta dal padre di Paolo. «Ricordo che mi aveva raccontato che nel 1932 aveva organizzato una salita sul monte Alto, a 670 metri di altitudine, sopra Adro, con una macchina senza carrozzeria: una Fiat 501. Le ruote di quelle macchine avevano le gomme piene, come i cerchioni delle carrozze per intenderci, e la macchina non aveva la trazione anteriore. Per riuscire a salire aveva costruito lui delle catene, di cui allora non si parlava ancora, se non come attrezzi militari usati per i semoventi in guerra. L’idea di fare le catene per la bici mi è venuta dallo spunto di quello che aveva fatto mio padre per la macchina».

E così Paolo ha vinto la scommessa. Ha dedicato la sua vittoria a Liliana Segre. E alla domanda sulla difficoltà della salita sorride gagliardo. «Io ho fatto quasi tutti i passi alpini (il Bernina, l’Aprica, lo Stelvio, il monte Giogo, il passo del Rombo, il passo Rolle, il Falzarego). Il Tonale è molto più facile, non serve nemmeno la metà della fatica impiegata per lo Stelvio. Certo, ho dovuto sfruttare il momento in cui iniziava a nevicare…».

Dietro salite così impegnative percorse ad ottant’anni superati c’è uno stile di vita impeccabile. «Sono molto legato alla montagna ma faccio allenamento anche al piano: due volte a settimana, per esempio, faccio il giro del lago d’Iseo, per intero o solo per metà. Certo, la velocità è legata all’età che ho – sorride -, ma finché riuscirò ad andare io non mi fermerò. Nell’ultimo anno ho dovuto aspettare l’apertura della possibilità di uscire, ma nel frattempo mi sono sempre tenuto allenato in casa facendo la cyclette».

Una tempra che si offre come testimonianza vivente per tutti. «Come dice Messner, si va a scalare la montagna con le proprie forze. Io ho già detto spesso che finché riesco vado con la mia bicicletta, quando non ce la farò più non andrò a comperare una bici con la pedalata assistita, a quel punto sarà meglio fermarsi».

Francesco Ferrari
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