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I ghiacciai delle Alpi al centro degli studi scientifici dello skyrunner Pascal Egli

Classe 1988, nativo di San Gallo e ora residente a Veysin. Skyrunner, scialpinista, esperto nelle gare tecniche e in salita, già vincitore in numerose competizioni di skyrace in Europa e America. Pascal Egli è un atleta ma non solo. Sta svolgendo, infatti, un dottorato presso l’Institute of Earth Surface Dynamics dell’Università di Losanna. Tema della sua ricerca scientifica sono i ghiacciai delle Alpi: la sua grande passione sin da quando era un ragazzino.

Pascal Egli Azores
Pascal Egli e la montagna: una conoscenza profonda che va oltre lo skyrunning e si concretizza in ricerche scientifiche di spessore internazionale | photo credit Philipp Reiter

«Mi sono sempre interessato di ghiacciai – inizia a raccontare in un italiano che ha imparato grazie a tre corsi durante gli studi di Ingegneria ambientale a Zurigo e Losanna – Sono salito sulla mia prima ‘alta’ montagna con un ghiacciaio con mio papa all’età di 11 anni: era il Piz Morteratsch. Già da giovane sapevo che i ghiacciai sono importanti per le risorse idrauliche per tante persone, non solo nell’ambiente alpino: nel mondo ci sono centinaia di milioni di esseri umani la cui vita dipende dall’acqua dei ghiacciai».

Il titolo del progetto di dottorato che sta portando avanti ora lo skyrunner, sotto la supervisione del professor Stuart Lane, è “Ice-marginal subglacial channels and their influence on the rapid retreat of temperate Alpine glaciers”.

Pascal Egli

«Il mio dottorato si centra sul tema dei canali d’acqua situati sotto e dentro i ghiacciai – spiega Pascal Egli -; l’acqua dalla fonte del ghiacciaio entra nei crepacci e nei ‘moulin’ per raggiungere eventualmente il fondo del ghiacciaio, dove trova il suo cammino come un fiume sotto il ghiacciaio, trasportando pietre e sedimenti, fino ad uscire dal ghiacciaio. Noi facciamo delle misure con il georadar (anche chiamato Gpr, ‘Ground Penetrating Radar’) e con i droni (per la topografia superficiale), per vedere la posizione dalla base del ghiacciaio (limite roccia/ghiaccio), e per distinguere le posizioni dei fiumi sotto il ghiacciaio. Se comprendiamo meglio la geometria di questi fiumi o canali e il loro comportamento, possiamo dire di più innanzitutto sulla geometria ed il tipo dei canali, importanti per conoscere la pressione dell’acqua e la condizione dei canali (se l’acqua è sotto pressione del ghiacciaio oppure no) e per comprendere il tipo di condizione idraulica». 

Pascal Egli

«Ancora – prosegue Egli – riceviamo informazioni sul potenziale dei canali per trasportare i sedimenti e le pietre: questo è importante per l’idroelettrica, ma anche per i pericoli naturali. Tutto questo serve per comprendere come risponde il ghiacciaio ai cambi di flusso ed alla pressione dell’acqua. Se c’è poco spazio nel canale e se arriva molta acqua, questo può portare ad una situazione di alta pressione sotto il ghiacciaio, può elevare il ghiacciaio e lubrificare il fondo, con il risultato che il ghiacciaio si muove molto più velocemente verso il basso. Ciò può significare che il ghiacciaio fonde ancora più velocemente perché il suo termine si trova ad una quota bassa (dove fa più caldo)».

Pascal Egli

Nelle proprie ricerche lo skyrunner svizzero e i suoi colleghi sono già arrivati a risultati significativi. «Abbiamo scoperto che questi canali, a volte grandissimi (5 m di altezza e 3-10 m di diametro), possono collassare e influenzare molto il ritiro dei ghiacciai».

La sede del suo lavoro scientifico è il Glacier d’Otemma in Val de Bagnes (in territorio elvetico). «Facciamo le misure qui dall’estate 2017. Quella del 2021 è la mia ultima estate dedicata alla tesi. È un ghiacciaio medio-lungo di 6 km, tra i 2500 m e 3600 m di quota. Questo ghiacciaio si è ritirato di 2 km dall’anno 1964».

Pascal Egli

Nei giorni scorsi Pascal Egli era al lavoro insieme al collega Matt Jenkin. «Per aiutarlo nel lavoro sul terreno per la sua tesi, ma anche perché il suo lavoro è basato sui miei risultati. Ho definito le zone dove si trova un canale sotto il ghiaccio (fino a 50-60 m di profondità), e lui può ora fare le sue ‘hot water drilling’ in questi luoghi. Gli obiettivi sono mostrare che il canale esiste davvero (l’abbiamo trovato!) e che le dimensioni sono giuste (fino a 20 m di larghezza ma meno di 1 m di altezza), introdurre dei piccoli sassi (con radio tags) per poter seguire con un’antenna la posizione dei sassi nel fiume/canale, ed imparare di più sulla dinamica del sedimento in un canale sotto il ghiacciaio, ancora studiare la sismica passiva per quantificare il trasporto di sedimenti».

Pascal Egli sta portando a compimento il proprio dottorato. Ma la curiosità e la voglia di studiare non sono certo alla fine. «Punto a concludere la mia tesi alla fine del 2021 – spiega -. E sto ora cercando un lavoro che sia interessante e mi permetta di portare avanti il lavoro sul terreno, come abbiamo fatto su Otemma. Sono disponibile anche a trasferirmi all’estero, purché l’impiego mi permetta di allenarmi come atleta ‘semiprofessionista’, la mia grande passione».

Francesco Ferrari

Per saperne di più

Per meglio comprendere il tipo di ricerche che si svolgono sui ghiacciai delle Alpi e la loro evoluzione, ecco i link che riguardano sia il progetto di Pascal Egli, sia l’articolazione e le conclusioni, parziali, della sua ricerca di dottorato, presentate in un articolo scientifico.

Per quanto riguarda Pascal Egli atleta, qui la sua vittoria più recente (Skyclimb Mezzalama – aggiornata ad agosto 2021).

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