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Marzio Deho si prende la rivincita al Piazzatorre Bike Tour

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Nelle quasi 400 vittorie del palmarès di Marzio Deho (Gs Cicli Olympia) mancava questa, seppur giovane, gara: costretto nel 2016 al secondo posto dall’amico rivale Johnny Cattaneo, quest’anno impegnato in Norvegia, Deho non è voluto mancare alla nuova edizione del Piazzatorre Bike Tour – 4° Trofeo Kaflon Gasket Performance per lasciare il suo segno. Malgrado l’assenza di Cattaneo la concorrenza tra gli oltre 210 partenti è stata comunque di ottimo livello: Matteo Valsecchi (del Team Wilier Force) secondo, Oscar Lazzaroni (2R Bike Store) terzo allo sprint su Daniel Tassetti (KTM Protek Dama). Vincitrice tra le donne la simpaticissima Norma Fumagalli (Team Spreafico Velo Plus).

Marzio Deho al comando del Piazzatorre Bike Tour – foto credit Claudio Merisio MTB Channel

Domenica 27 agosto 2017. La sveglia irrompe al mio fianco alle 5.30: non sono certo l’unico ad alzarmi a quest’ora in una calda domenica di fine agosto. Certo, qualcuno ha visto il letto la sera antecedente qualche ora prima di me, ma c’è la gara. C’è la gara per gli organizzatori, i volontari, gli accompagnatori, gli allenatori e c’è soprattutto la gara per gli atleti. Mentre organizzi, prepari, allestisci, leghi, fai, disfi e rifai chiedi in cuor tuo il perché di tutta questa fatica; poi guardi gli altri, gli amici fidati che già dalle 6.00 sono lì con te, e non ti fai altre domande. La macchina è partita, non ci si può fermare: le risposte le troverai alla fine, quando tutto è finito.

Cominciano ad arrivare i primi concorrenti: come, sono già qui ? ma che ora è ? È tardi, ma sono solo le 7.00. È sempre tardi quando organizzi una manifestazione che vuoi riesca perfetta (anche se sai che hai già dimenticato qualcosa e che qualcosa dimenticherai ancora). L’area allestita per i gazebo ed i furgoni dei Team, piano piano si riempie; gli atleti più giovani, i primi a partire, già gironzolano per strade e sentieri impennando, chi con una mano sola sul manubrio, chi addirittura senza… che invidia, io non ne sono mai stato capace, ma fa piacere capire che, per chi ci è “nato sopra”, la bicicletta è una estensione del proprio corpo. Si divertono: è per questo che sono convinto saranno il futuro della nostra MTB. Sono arrivati anche i cronometristi, i Giudici, l’ambulanza, il medico, il fotografo e tutti gli altri: tutti i tasselli preparati nei giorni (o settimane) precedenti si “incastrano”: il puzzle è completo, si può partire.

foto credit Claudio Merisio MTB Channel

Ore 9.00: partenza delle categorie più giovani. La loro tensione sale, la mia comincia a scendere perché tutto sembra filare nella giusto modo. Primo giro, secondo giro, per qualcuno anche il terzo ed il quarto. Il telefono squilla due volte a metà della gara: c’è bisogno di assistenza, un ragazzo è caduto. La tensione risale, chiamo medico ed ambulanza; un quarto d’ora con il fiato sospeso, poi il medico rientra con il ragazzo, un po’ fasciato ma sulle sue gambe. Arrivano i primi, accompagnati dalla voce del fantastico Juri Pianetti (che non smetterò mai di ringraziare); elogi e complimenti per tutti e per qualcuno anche una breve e simpatica intervista.

Tocca ora ai più esigenti concorrenti delle categorie superiori. Il mio amico Giampy Giupponi ha preparato anche quest’anno un percorso duro, ma divertente. Ore 10.15 il biscione dei bikers si avvia verso la prima e più dura salita; solo dopo 15 minuti la postazione radio predisposta allo scollinamento mi avverte che Deho, Lazzaroni e Valsecchi sono già lì, distanziati di pochi secondi uno dell’altro. Sono saliti alla velocità di una moto, ma sono atleti, atleti veri! Si scende e si sale e poi si scende ancora. Altra postazione radio, questa volta nella parte più bassa del percorso, in centro al paese di Piazzatorre: Deho ha staccato gli altri e si avvia per il secondo giro con un minuto sulla coppia Lazzaroni – Valsecchi. Marzio passa davanti a me, ma non mi vede, come non vede nessun’altro: giudici, tifosi e cronometristi sono presenze inerti di fianco alla sua pedalata potente ed alla sua concentrazione. Nel mio piccolo penso che quando anche io appendo davanti al manubrio la tabella con il numero, tutti i contorni spariscono e sento solo me stesso, vedo solo il percorso e l’obbiettivo.

foto credit Claudio Merisio MTB Channel

I passaggi dei bikers proseguono, mentre faccio avanti e indietro dalla zona ristoro. Tutto sembra a posto: uva, angurie e frutta fresca sono sui tavoli, i panini imbottiti sono accatastati su un enorme vassoio, all’ombra sotto i gazebo sono pronte le bevande con i bicchieri, nel pentolone l’acqua per il pasta party sta quasi bollendo. Ultima discesa e ultima salita verso lo striscione di arrivo per Deho: ha vinto lui, ha vinto ancora, l’Highlander della MTB, l’ultimo immortale delle ruote grasse. Dopo tre minuti, mentre il vincitore racconta al microfono la sua gara, arriva anche Valsecchi, poi dopo un minuto e mezzo dal secondo arrivano in volata Lazzaroni e Tassetti. Non sembrano stanchi, magari un po’ affannati, e penso che forse il percorso è troppo corto o che forse bisognerebbe allungare le salite. Questo pensiero però svanisce con il susseguirsi degli arrivi e dopo un’ora dall’arrivo di Deho, quando sotto il traguardo arrivano i “normali”, quelli come me, capisco che non è il percorso troppo facile, sono “loro” che sono troppo forti.

Appese le classifiche, si corre verso le premiazioni: devo confessare che è il momento delle gare che non sopporto e che eviterei volentieri sia da spettatore che da addetto alla consegna dei premi, ma posso capire sia il momento più bello per chi invece il premio lo riceve. Le facce sorridenti si susseguono davanti alla mia stretta di mano, mentre l’instancabile Juri sciorina nomi a raffica, non dimenticandosi di divertire con le sue battute il pubblico schierato davanti al podio… ma come farà? Mi ha persino confessato di non essere neppure andato a letto per essere presente, alla faccia della mia sveglia delle 5.30. Già! Dimenticavo la mia sveglia, suonata ormai da più di 8 ore. Adesso, davanti ad una bella birra fresca, seduto insieme agli amici volontari, la sveglia non sembra più essere stata l’inizio di una dura giornata ed in cuor mio penso che tutte le fatiche di oggi hanno trovato risposta in ogni faccia sorridente che ho incontrato, in ogni mano che ho stretto, in ogni complimento o critica che ho ricevuto, in ogni bici “impennata” che ho visto passare.

Mauro Boschi