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Pietro Lanfranchi: il suo nuovo modo di vivere le gare e il ritorno alla musica

Lanfra ha il sorriso stampato sul volto. Ha sempre affrontato così la pratica sportiva. Quando è arrivato ai livelli più alti dello sci alpinismo e anche adesso che le velleità agonistiche hanno ceduto il passo alla passione. Pietro Lanfranchi, 42 anni all’anagrafe, una ventina con le pelli ai piedi, 9 con la maglia della nazionale, non ha nessuna intenzione di lasciare gli sci, anzi, ma ha vissuto questa stagione con uno spirito ben diverso dalle precedenti.

pietro lanfranchi scialpinista famiglia

«Ormai ho smesso con l’attività agonistica – inizia a raccontare -. Vengo da anni in cui mi sono dedicato a tempo pieno allo sci alpinismo, utilizzando tutto il mio tempo libero per allenarmi e riuscire a fare gare ad alto livello. Da due anni ho deciso di mollare, un po’ per il calo fisiologico che è normale alla mia età, un po’ perché ci sono i bambini e mi rendevo conto che gli allenamenti portavano via tempo a loro, non mi permettevano di stare insieme a loro». Quando parla dei suoi figli Riccardo (di 8 anni) ed Emma (di 6 anni) e di sua moglie Cristina, a Pietro si illuminano gli occhi. «Adesso vado in giro con mia moglie e i bambini: il più delle volte vado a sciare con loro, certo qualche volta vado comunque da solo, ma lo spirito è quello di chi va a farsi un giro, non un allenamento».

Questo non ha significato rinunciare completamente alle gare. Ma le ambizioni sono sicuramente diverse. «La forma degli anni scorsi un po’ è rimasta, e direi che ho anche il vantaggio dell’esperienza. Reggo ancora bene la fatica ma mi rendo conto che quelli forti, con cui una volta combattevo alla pari, ora li vedo veramente lontano – sorride -. Il livello è cambiato e non è facile adattarsi: passare dal battagliare con delle persone al vedersi un gradino sotto significa ridimensionarsi». E c’è chi, infatti, preferisce smettere di correre.

pietro lanfranchi

Foto by Adamello Ski Raid

«Sì, molti, soprattutto i professionisti, non mettono più un pettorale. Io mi sono dovuto riadattare ma a me far le gare piace ancora. Dato che gli obiettivi sono cambiati, solitamente decido in settimana a quali gare partecipare. Non ho più la concentrazione e la programmazione degli allenamenti in vista della gara, vivo l’impegno più alla giornata ma è comunque bello stare dentro questo ambiente. Ho cominciato le gare nel 2003, sono passati quasi vent’anni ma mi rendo conto che la fatica e l’adrenalina che si provano continuano a piacermi come una volta. Per certi aspetti è stata una sorpresa, eppure nonostante adesso vengo battuto da gente che mai mi avrebbe battuto prima, magari dovendo accettare anche qualche battuta, continua a piacermi».

Insomma, cambiano gli equilibri ma lo spirito che arde dentro di lui è rimasto vivo. «Ho dovuto riequilibrare la mia vita, dando la priorità a lavoro e famiglia, ma comunque lo sci resta una passione forte. Prima, appena avevo un momento libero, la mente andava subito alle gare, agli attacchi, agli sci. Adesso, staccandomi dall’agonismo, sto riassaporando anche altre passioni che avevo un po’ messo da parte, come suonare. Sin da ragazzo io suono la batteria, in questi ultimi mesi ho ricominciato e mi piace ancora tantissimo».

Anche in questo caso, gli anni passano ma la passione non si spegne. «Ho un ex collega che fa il cantautore: voleva fare un nuovo disco e mi ha coinvolto: roba semplice, a livello amatoriale, ma è stata l’occasione per ricominciare a suonare con qualcuno come facevo da ragazzo. Proprio per questo ho ricominciato anche a studiare: come con gli sci, anche con uno strumento bisogna allenarsi e studiare per potersi divertire, altrimenti il limite tecnico ti blocca. Ho preso anche una batteria nuova: era un’idea che da un po’ di tempo avevo in mente. Anche mio figlio ha cominciato a suonare la batteria, così la mia che aveva vent’anni l’ho lasciata lui e io uso quella nuova, almeno non dobbiamo settarla ogni volta in modo diverso».

Riccardo sta seguendo le orme di Pietro un po’ in tutto. Per la felicità (e un pizzico di orgoglio) del papà. Nella musica (che Lanfra definisce «educativa e aggregativa») ma anche nello sci. «Spesso adesso io vado a sciare proprio per portare in giro i bambini: i miei ma anche altri. Seguo mio figlio quando va con lo Sci club e mi aggrego a loro: è bello perché gli altri bambini mi conoscono e spesso mi fanno domande, per esempio come faccio il cambio pelli».

Sulle prospettive da allenatore, però, Lanfra frena. «Se farlo significasse allontanarmi dai miei figli, direi di no. Io vado perché porto mio figlio, poi è molto bello anche stare con gli altri. Vedere i bambini che si divertono dona una sensazione bellissima: quando un bambino mi dice che gli piace fare sci alpinismo sento davvero una soddisfazione nel cuore». Tanto più perché Pietro da piccolo non era uno sci alpinista. Ha fatto discesa con il papà, maestro di sci, fino a 14 anni, poi ha smesso avendo altri pensieri in testa, per rimettere gli sci, questa volta in salita, dopo il servizio militare, quando aveva cambiato lavoro e smesso di suonare con il gruppo.

pietro lanfranchi adamello ski raid

Adamello ski Raid 2021: Pietro Lanfranchi. Foto Torri, Piazzi, Meneghello, Martini

Pietro è stato uno di quei rari esempi di atleta che ha raggiunto i livelli più alti pur non dedicandosi a tempo pieno alla pratica sportiva. Lavora, infatti, come tecnico elettronico in un’azienda della zona e gli allenamenti per lui sono sempre stati al mattino presto, prima di partire per il lavoro. «Ho sempre fatto trasferte giornaliere, cominciando a lavorare verso le 8, e avevo trovato un equilibro andando ad allenarmi alle 5.30, per circa un’ora e mezza. Negli ultimi mesi la situazione è cambiata: le trasferte si sono ridotte, faccio un po’ di smart working e qualche giorno di cassa integrazione, quindi riesco ad andare a sciare anche di giorno. Quest’inverno ho fatto dei bei giri, senza per altro la preoccupazione di andare a tutta e fare allenamenti metodici».

E nei prossimi anni? «Vivo lo sci alpinismo molto alla giornata. Quest’anno a causa del Covid ci sono state poche gare: prima c’erano praticamente due gare ogni domenica, quest’anno, fatta eccezione per la Coppa del mondo, ci sono stati i campionati italiani e qualche classica. Io ho partecipato praticamente a tutte quelle che potevo fare, tranne il campionato italiano a coppie, perché quel fine settimana ero via con la mia famiglia e questo per me adesso ha la priorità. Penso che nei prossimi anni continuerò a gareggiare, almeno nelle classiche: è bello anche stare nella pancia del gruppo, anche se il livello cala. E per me è uno stimolo anche a restare un po’ in forma: insomma, è una spinta in più per continuare ad allenarsi, per tenersi un po’ in forma e non esagerare anche nel mangiare e nel bere. Finché il fisico regge, quindi, andrò avanti».

E continuerà a farlo con quel sorriso che si spalanca sul volto. Quando parla di sci. E ora anche quando parla dei suoi bimbi.

Francesco Ferrari
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