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Il segno indelebile della Trentapassi Skyrace

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Ogni domenica il calendario gare si fa sempre più fitto, con proposte che spaziano dalle più consuete gare su strada fino alle corse a fil di cielo, passando per trail e prove vertical. Ciascun runner, però, ha le sue preferite, quelle gare che non si dimenticano, quelle che lasciano il segno. La Trentapassi Skyarace è una di queste.

Percorso SkyraceMarone, Brescia. Il cielo di questo gelido pomeriggio di maggio è denso di nubi basse. Si appoggiano, lascive, sui fianchi verdeggianti delle montagne che affondano nelle acque scure del Sebino. Il paese di Marone è abbarbicato qui, su una sottile striscia di terra fra acqua e roccia, dove svetta il campanile giallo della Chiesa Parrocchiale e sotto lo sguardo immutabile della Corna Trentapassi. Il ritrovo è fissato proprio lì, su Lungolago Marconi, dove l’arco colorato segna la sede di partenza e arrivo di questa avventura lunga 17,5 km e 1280 m D+ – prima tappa del circuito La Sportiva Mountain Running Cup e riconfermata gara del Skyrunner Series Italy 2017 – così come della gara Vertical, prova di apertura del Vertical Kilometer World Circuit 2017.

Circuiti importanti, che pongono un ulteriore accento sulle due gare e portano sotto i riflettori questo minuscolo paesino del Sebino, dove le 2000 anime dei residenti, ormai, conoscono il trambusto colorato dei corridori del cielo, del tifo che li sostiene e li incoraggia per tutto il percorso e della festa generosa che si consuma, infine, sulla riva del loro lago. Due giorni intensi, in cui il preciso lavoro di tutta l’organizzazione guidata da Davide Zanotti, direttore di gara, è stato messo a frutto. Un prestigio che richiama i grandi nomi della corsa, che hanno arricchito l’albo d’oro della Trentapassi: Urban Zemmer, Remi Bonnet, Ionut Zinca e Tadei Pivk, così come Samantha Galassi, Emmie Collinge e Denisa Dragomir. Runner che sembrano volare, atleti che sfidano le leggi gravitazionali, con una corsa leggera e decisa fino all’ultimo chilometro.

Poi, dietro a tutto questo splendido contesto, dietro ai giornalisti e ai teleobiettivi, alle riprese sensazionali dall’elicottero e dietro ai grandi record frantumati dalla potenza e dall’energia dei campioni, ci siamo noi: gli amatori. Questa parola, forse un po’ demodé, racchiude il senso di una grande passione, una bellissima storia di sport, fatica e soddisfazione. Ognuno di noi, si presenta al nastro di partenza armato di grande coraggio, nascondendo timori e preoccupazioni e alzando lo sguardo verso quella vetta così lontana, ripensando a tutti gli allenamenti, ritagliati nel poco tempo dopo o prima del lavoro, alle corse per andare a corre, alle uscite sotto la pioggia. C’è spazio per tutti noi sulla Corna Trentapassi: la sfida è solo con noi stessi.

foto di Alice Russolo

foto di Alice Russolo

Così, senza troppi complimenti, ci si ritrova alla spunta dei pettorali e, in men che non si dica, nel marasma dei primi due, velocissimi, chilometri. Si raggiunge Vello, di cui il porticciolo caratteristico meriterà una visita successiva: non c’è tempo, bisogna imboccare lo stretto e già ripido sentiero, fra il battimani sorridente dei tifosi. Fra roccette, umidi passaggi nel bosco e scorci mozzafiato, si raggiunge la cima Trentapassi (1250 m) dove, fra due braccia di pubblico festante che farebbe invidia a qualsiasi calciatore, c’è giusto il tempo per sorseggiare qualcosa al ristoro e ripartire lungo la folle discesa fino a Croce di Zone. Solcando un tratto dell’antica strada Valeriana, si raggiunge in fretta il centro di Zone, museo a cielo aperto dove la natura ha lasciato un tesoro affascinante e suggestivo: le Piramidi di terra. Forse uno sguardo veloce, durante gli ultimi agguerriti chilometri, ma sicuramente insufficiente per potersi immergersi in questo meraviglioso parco naturale.

foto di Alice Russolo

foto di Alice Russolo

E infine, fra le prime case di Marone, sullo sfondo il lago e sulla sinistra la zona d’arrivo. Non si ascoltano i quadricipiti in fiamme per la discesa a rotta di collo e si stringono i denti lungo l’ultimo rettilineo: in fondo all’ultima curva c’è l’arrivo, le foto di rito, i nostri cari che ci aspettano. E dopo tutto questo, il cronometro che, forse, ci regalerà l’ultima gradita e sudata soddisfazione.

Per un soggiorno a Zone, ecco uno spunto per dormire.

Per soggiornare a Marone e visitare gli altri borghi sul lago d’Iseo, ecco un altro suggerimento.

Sara Taiocchi