William Boffelli vince il Trofeo Kima 2026, la gara regina della manifestazione in Valmasino: 52 km e 4.200 metri di dislivello positivo lungo il Sentiero Roma, chiusi in 6h07’43”, a meno di due minuti dal record di Finlay Wild. Per il bergamasco del team Kailas Fuga si tratta della prima partecipazione in assoluto al Trofeo Kima, dopo tre iscrizioni saltate negli anni precedenti tra infortuni e Covid. A caldo, subito dopo il traguardo, Boffelli si ferma a raccontare cosa significhi per lui questa vittoria, tra emozione, fatica e anni di attese: «Questo per me è un sogno che si realizza, è una vittoria che vale una stagione, anzi di più, vale una carriera».

Un sogno che si realizza
Il risultato arriva al culmine di un’annata straordinaria: «Quest’anno era il mio anno migliore, sapevo di essere in super forma. Ho vinto praticamente tutte le gare quest’anno fino ad ora, tra la Monte Rosa Skymarathon e la Pizzo Stella, passando anche per la Monte Rosa Walserweg, dove ho fatto un bel secondo posto».
La pressione di correre da favorito
Arrivare al Kima da numero uno, per Boffelli, ha significato anche portarsi dietro un peso ulteriore: «Arrivavo qua sapendo di essere il favorito e avevo un po’ di pressione, perché sapevo che ci tenevo un sacco. Poi questo per me era casa mia fino a pochi anni fa, c’era tutta la mia gente sul percorso. Non nascondo di essere stato un po’ teso». A complicare la vigilia, anche un piccolo imprevisto fisico: «’Sta settimana ho avuto anche un piccolo infortunio, ho veramente temuto di non farcela. Poi ho stretto i denti, e oggi, per fortuna, in gara non ho sentito nulla».
Il debito con la Valmasino
Un pensiero speciale va al territorio che ha ospitato la gara: «Grazie a tutti, grazie alla gente della Valmasino, e grazie per questo bellissimo percorso. Non l’avevo mai provato, non l’avevo mai fatto: era la mia bestia nera, il Kima».
Un rapporto complicato, quello tra Boffelli e questa gara, fatto di occasioni mancate più che di scelte: «Un anno, quattro anni fa, per il Covid… due anni fa, no sei anni fa, mi ero rotto il piatto tibiale nella stagione di sci alpinismo. Due anni fa mi ero ancora infortunato appena prima del Kima e avevo preso un po’ di pubalgia. Quindi era veramente tre volte che saltavo il Kima, tre volte che ero iscritto, e finalmente la quarta volta ce l’ho fatta a partire».
Una delle gare più dure mai affrontate
Sul piano sportivo e mentale, l’esperienza sul Sentiero Roma ha superato ogni aspettativa: «Non l’avevo mai provato, non pensavo fosse così duro, soprattutto a livello mentale: devi essere sempre troppo concentrato. Veramente, forse è una delle gare più dure che abbia mai fatto in vita mia».
