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Tyar Abdelhadi, gambe e tattica alla Mezza di Bergamo

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Da alcuni anni milita in una formazione bergamasca (prima la Recastello Radici Group, ora il team Runners Valseriana). Domenica 27 settembre ha fatto sua la terza edizione della Mezza Maratona di Bergamo. Per Tyar Abdelhadi, 35enne marocchino, un risultato conquistato con le gambe ma anche con la testa.

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ph. Marco Quaranta

La condotta di gara di Abdelhadi non ha mai lasciato spazio all’improvvisazione e gli ha consentito di vincere con una certa facilità, mettendo in fila due ruandesi e il connazionale (con cittadinanza italiana) Ahmed Nasef.

Pronti via dalla Fara (Città Alta), un gruppo di cinque elementi si forma in testa alla corsa. Imboccando il Viale delle Mura, i ruandesi cambiano marcia e nella discesa verso la città bassa il drappello si restringe a tre elementi. Abdelhadi non perde un colpo, è sempre lì, con i migliori. Alle sue spalle il gruppetto si rimescola. «Al km 14 – racconta Tyar – siamo rimasti in due, io e il ruandese Jean Pierre Mvuyekure».

A questo punto il marocchino dei Runners Valseriana mette una seria ipoteca sulla corsa, impostando la tattica vincente. «Ho fatto uno scatto per saggiare la reazione di Mvuyekure. Lui ha perso terreno rapidamente. Così ho capito di avere buone probabilità di spuntarla su di lui». Tyar rallenta il passo, si fa volutamente superare e si posiziona dietro al ruandese. A 900 metri dal traguardo parte lo sprint a due, dove Abdelhadi brucia il ruandese di 3 secondi e si aggiudica la terza edizione della Mezza di Bergamo. 1h04’37” il record sul nuovo tracciato disegnato da Migidio Bourifa.

Tyar Abdelhadi risiede a Monza e milita nella squadra fondata da Emanuele Zenucchi. «Sia Zenucchi che Paola Pagani mi sostengono e mi valorizzano. Sono contento di far parte del loro team. La stagione 2015 è stata positiva, non ho avuto infortuni e sono tornato ai miei livelli».

Meno di un mese lo separa dall’appuntamento più importante dell’anno, la Venice Marathon del 25 ottobre. «Prima però farò tappa al Palio delle Porte di Martinengo». Atteso alla cerimonia di premiazione, prima di congedarsi fa una dedica: «Questa vittoria va al mio bambino che si trova in Marocco e al mio team».

Enula Bassanelli