
The Great Ride 2026, andato in scena dal 17 al 20 settembre, si è concluso a Cortina d’Ampezzo dopo circa 510 km e 4.100 metri di dislivello positivo da Verona, attraversando il Veneto in bikepacking. Alla manifestazione non competitiva hanno partecipato 150 ciclisti, con presenze anche dall’estero e Daniel Oss tra i protagonisti.
Si è concluso allo Stadio Olimpico del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo The Great Ride, il progetto di bikepacking non competitivo promosso da Fondazione Cortina, andato in scena dal 17 al 20 settembre, toccando alcuni dei paesaggi più rappresentativi del Veneto. Con partenza dall’Arsenale di Verona, nei pressi di Ponte Castelvecchio, il percorso ha attraversato il Lago di Garda, la Laguna di Venezia, le terre del Prosecco e le Dolomiti, fino all’arrivo a Cortina d’Ampezzo.
Un itinerario di circa 510km e 4.100 metri di dislivello positivo, affrontato in autonomia e senza cronometro né classifiche, secondo il ritmo e le modalità scelte da ciascun partecipante. Per chi ha scelto di accorciare il viaggio, è stata inoltre prevista la possibilità di partire da Treviso, con un percorso di circa 210km verso Cortina.

I pedalatori sono arrivati da diverse regioni italiane e anche dall’estero, con presenze da Australia, Croazia e Malta. Nell’anno di Milano Cortina 2026, The Great Ride ha messo in relazione Verona e Cortina d’Ampezzo, le due città venete protagoniste dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali, attraverso una modalità diversa di vivere lo sport e il territorio. La bicicletta è diventata il filo conduttore di un viaggio che ha attraversato paesaggi e comunità differenti, dando ai 150 partecipanti la possibilità di scoprire il Veneto in maniera lenta e sostenibile.
Tra i protagonisti dell’iniziativa anche Daniel Oss, primo Ambassador dell’evento. Dopo 15 stagioni nel ciclismo professionistico su strada, Oss ha scelto dal 2024 di dedicarsi al gravel e ha affrontato in prima persona il percorso da Verona a Cortina, interpretando lo spirito di un’esperienza che mette al centro il viaggio e la scoperta più che la performance.
«The Great Ride mi ha regalato panorami sempre diversi, pioggia compresa, e soprattutto la conferma di quanto sia bello vivere il gravel nella sua dimensione più autentica e non competitiva. Nessuno si è lasciato scoraggiare dalle condizioni meteo: la pioggia e il fango hanno reso l’esperienza più completa. Mettersi alla prova, scoprire il territorio su due ruote e condividere la fatica e il divertimento con persone che, strada facendo, diventano nuovi amici: è questa, per me, l’essenza della bici e del gravel. Credo che questo sia un evento con grandi margini di crescita», ha commentato Daniel Oss.

