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Carlo Beltrami: la vita di corsa del pasticciere di Casnigo

Una vita di corsa. Tra un lavoro e l’altro. Tra la famiglia e gli amici. Carlo Beltrami, 41 anni appena compiuti, da Casnigo, nella sua vita frenetica non manca mai di ritagliarsi qualche ora per indossare le scarpe da corsa e ricaricarsi. Oggi, il pasticciere della Val Gandino, non riuscirebbe a farne a meno.

Carlo Beltrami pasticceria

«Ho iniziato a correre nel 2013, dopo aver passato l’adolescenza a giocare a calcio, fino ai livelli dell’Eccellenza. In squadra ero uno di quelli che correva di più ma mai avrei pensato di praticare questo come sport – inizia a raccontare Carlo Beltrami, con un sorriso da cui traspare tutta la gioia con cui lo vive -. Mi ero dovuto fermare per un infortunio al ginocchio e anche perché sono diventato papà presto, a 20 anni. Sono entrato subito nel mondo del lavoro, prima come panettiere, poi come serramentista».

All’età di 32 anni, però, la vita di Carlo cambia. La mole del lavoro diminuisce. E Carlo decide di investire il tempo libero in qualcosa di nuovo. «Prima lavoravo 10 o 11 ore al giorno, tempo libero praticamente non ce n’era. Con la crisi generale del lavoro sono passato a lavorare 8 o 9 ore e ho cominciato ad avere un paio di ore ogni giorno da poter gestire. All’inizio mi mettevo sul divano a guardare i programmi di cucina e da lì è nata la mia passione per i fornelli. Ma nel frattempo stavo anche ingrassando: sono sempre stato una buona forchetta, ero arrivato ad 80 kg. Così il giorno di Pasqua del 2013 sono uscito a correre per la prima volta».

carlo beltrami

L’inizio ha il sapore dell’avventura. «Ho incontrato un amico che correva abitualmente e insieme abbiamo fatto 20 km. La settimana successiva non mi sono più mosso, mi faceva male tutto. Poi ho cominciato ad andare regolarmente due o tre volte a settimana: andavo da casa al santuario della Madonna d’Erbia. Ho iniziato a guardare i km e i tempi, notando che riuscivo a migliorarmi sempre di più. Lo sport mi ha dato una grande carica di adrenalina: non si trattava di vincere contro gli altri ma di migliorare sé stessi».

Presto arriva anche la decisione di tesserarsi. «Ho cominciato a correre qualche non competitiva, che è andata discretamente, e nel frattempo ho conosciuto qualche ragazzo che correva nella Recastello. Mi sono tesserato nella società del presidente Luciano Merla, dove sono tuttora e mi trovo benissimo: siamo in tantissimi, dagli élite a chi corre o cammina solo per passione, le porte sono aperte a tutti. Al piacere di correre, così, ho aggiunto quello delle gare: non sono un campione ma nemmeno una schiappa, diciamo che ci metto tutto l’impegno».

Tra i ricordi più vivi nella mente e nel cuore di Carlo ci sono la corsa delle uova di Gandino del 2019 (l’ultima disputata, prima della pandemia) e le due vittorie al Trail d’Eze, in Costa Azzurra. La prima, nel 2014, è stata il suo battesimo nel mondo della corsa. La seconda, nel 2020, ha avuto un sapore speciale. «Ho partecipato con degli amici, abbiamo tagliato il traguardo in tre insieme, con la soddisfazione di vincere in casa dei francesi ma soprattutto di condividere questa esperienza e di divertirci passando qualche giorno insieme».

Sono proprio i legami creati uno dei fattori che più motiva Carlo. «Gli amici con cui corro oggi fanno parte della mia vita quotidiana. Dividere le fatiche in amicizia è quasi come non farle. Ognuno corre per le potenzialità che ha ma se un allenamento intensivo lo fai in compagnia lo vivi in modo diverso. I legami vanno anche oltre: il caffè prima della gara, le risate alla partenza, le cene che organizziamo dopo la gara. È questo il bello della corsa. Nei giorni scorsi sono tornato in gara al Trail del Segredont ed è stato bellissimo proprio rivedere tantissimi amici».

carlo beltrami

Il trail organizzato dal Gav Vertova ha segnato la ripartenza, poi c’è stato il campionato italiano master 10 km a Paratico. Da qui Carlo guarda avanti ai prossimi obiettivi. «A inizio giugno gli italiani di corsa in montagna staffetta. Penso parteciperò anche al Trail degli altipiani, qui a casa, anche se prediligo le gare veloci, sotto l’ora: a questa 30 km magari andrò accompagnando qualche amico e provando a vedere se arrivo fino in fondo. Poi mi piacerebbe l’Orobie Skyraid, ma con la consapevolezza che farla a livello prestazionale necessiterebbe di tempi lunghi di preparazione, mentre i miei sono davvero risicati».

Carlo si allena cinque volte a settimana. Ritmi costanti ma non senza difficoltà di trovare i tempi necessari. «Mi alleno sempre dopo il lavoro. Faccio il serramentista part-time, per metà settimana, e ho un laboratorio di pasticceria. Non è facile trovare il tempo, di solito vado alle 17.30/18. Corro un’oretta, non di più, anche perché ho tre figli (di 22, 13 e 10 anni, ndr) e a casa mi occupo io della cucina. Alle 19.30 la cena deve essere pronta. Devo anche dire che sono davvero fortunato: i miei figli a scuola vanno benissimo e dove possono si autogestiscono, mia moglie arriva sempre dove non arrivo io».

Il suo laboratorio di pasticceria, scrigno di creatività e arte, nasce dall’esperienza del programma Bake Off. Carlo nel 2017 ha trionfato alla quinta edizione del talent show culinario. «Il laboratorio è nato non da un’idea mia ma da quella di una collega che aveva partecipato al programma insieme a me: Rosalind Pratt, britannica trapiantata a Bergamo, nei giorni di riposo mi chiedeva spesso cosa avrei fatto se avessi vinto Bake Off. Io rispondevo che sarei tornato a fare i serramenti. Alla fine ho vinto davvero, lei mi ha proposto di aprire insieme un laboratorio unendo le mie torte e il suo biscotto decorato. Nel 2018 ho vinto anche l’edizione speciale tra i vincitori delle sei edizioni precedenti ed è stata un’altra bella spinta. Nel laboratorio produciamo su ordinazione e fino all’inizio della pandemia lavoravamo moltissimo con i corsi: ora ci stiamo organizzando per farli ripartire».

Carlo Beltrami

BakeLab Italia si trova a Paratico, mentre le sue zone di corsa sono in val Gandino, praticamente fuori casa. «Molti mi chiedono: perché la corsa e non il ciclismo? Il bello della corsa è che esci dalla porta di casa e cominci a correre. In bici devi fare almeno un paio d’ore, di corsa già un’ora è un buon allenamento. Intorno al centro sportivo di Gandino c’è un anello di quasi 1.000 metri dove faccio le ripetute e i lavori veloci. Per il resto corro tra i paesi delle cinque terre della val Gandino oppure in montagna: il Farno, San Patrizio, Cavlera, il monte Bue sono tutti raggiungibili muovendosi poco da casa». Meglio la montagna o la strada? «Io prediligo la montagna perché mi fa sentire meno la fatica: i panorami ti portano a sognare, distolgono la mente dalla fatica. Quando sei al campo ogni 1.000 metri ci pensi, in montagna il lavoro è di più ma lo vivi diversamente. Non disdegno nemmeno i 5 mila e i 10 mila, mi piacevano molto anche le corse del Fosso bergamasco, che erano un bel modo per allenarsi: 7/8 km, mezz’ora con il fiato in gola».

Oggi l’affermato pasticciere di Casnigo difficilmente potrebbe fare a meno della corsa. «Mi rendo conto di quanto mi faccia star bene, senza per forza tirare e alzare i ritmi. Quando dopo una giornata di lavoro sono stanco, rientro dalla corsa e la stanchezza è molto meno perché l’ho scaricata durante l’allenamento: è la mia valvola di sfogo. Quando ho vinto Bake Off ho dovuto staccare per un po’ dalla corsa per gli impegni legati all’apertura del laboratorio e per gli eventi a cui dovevo partecipare. Proprio lì mi sono reso conto che non potevo non correre. Iniziavo a non star bene come stavo bene prima. So che non posso arrivare dappertutto, a volte il fisico ti dà dei segnali che devi calmarti e accetto anche questo perché so di non essere un professionista». Ma intanto appena può – tra torte e serramenti, tra figli e amici – Carlo lega le scarpe e si mette a macinare chilometri sulle strade e sui sentieri della val Gandino.

Francesco Ferrari
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