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Fabio Bazzana: dalla Valbondione rifugio Coca alla This is Vertical di Valgoglio, una stagione di sola salita

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Dallo scialpinismo alla corsa, scopriamo i nuovi obiettivi di Fabio Bazzana, lo skyrunner & skialper bergamasco che quest’anno veste i colori di Karpos – La Sportiva. 

Fabio_Bazzana_Trentapassi_Vertical_2016_ph.Maroneacolori

Fabio Bazzana (Karpos La Sportiva) alla Trentapassi Vertical di Marone

Ciao Fabio, dove sei?
Raggiungiamo telefonicamente Fabio Bazzana, il camoscio di Cene del team Karpos – La Sportiva. Vogliamo conoscere i suoi prossimi obiettivi podistici, visto che le pelli resteranno appese in casa ad asciugare per alcuni mesi… 
«Sono a Vertova a lavorare».

Oggi ti sei allenato?
«Sì, sono andato al rifugio Brunone, andata e ritorno la mattina. Giornata uggiosa, il terreno era molto scivoloso. Si arriva al Brunone senza trovare neve, se non qualche chiazza appena sotto al rifugio. È il mio covo d’allenamento…».

Quando hai ricominciato con la corsa a piedi?
«L’ultima settimana di aprile, il giorno dopo il Tour del Gran Paradiso. In gara ho esordito alla Trentapassi Vertical, poi ho fatto il Jack Canali».

Il bilancio della stagione di skialp
«Molto positivo, ho forse calibrato un po’ male le forze, perché sono partito piano e la forma è arrivata subito. Gennaio, febbraio e marzo sono stati mesi in cui mi sono espresso al meglio e ho colto belle vittorie, dalla Mario Merelli C’è a Lizzola al circuito Sci e Luci nella Notte. Ero in forma anche al Sellaronda, però mi sono mancate le gambe ad aprile: sono arrivato un po’ stanco agli ultimi appuntamenti. Sono riuscito a salvarmi, ma capivo di non essere quello di febbraio e marzo. Poi, tornato a correre a piedi, al Jack Canali mi sono ritrovato sulle mie linee, con buone sensazioni e un ottimo podio (terzo assoluto alle spalle di Francesco Puppi e Martin Demattesi, ndr)».

fabio bazzana 2016 skialp tour du rutor

ph. credit Tour du Rutor

Il miglior risultato dell’anno e un rammarico
«Il rammarico più grande indubbiamente il Sellaronda. Stavo molto bene, il mio compagno Cappelletti pure, ci è mancata la fortuna e non siamo stati sufficientemente maliziosi, abbiamo tirato il freno in discesa senza rischiare, arrivando quarti. Mi ha reso molto felice la vittoria alla Mario Merelli C’è; il successo è arrivato nella scialpinistica in cui meno mi sarei aspettato di primeggiare. Mi sono confrontato con avversari molto abili su percorsi tecnici e articolati, proprio come quello di Lizzola; per di più, in quelle condizioni meteo sfavorevoli, sotto una nevicata e in mezzo alla nebbia, io fatico molto più del solito (mentre quando corro con la pioggia riesco a dare il massimo)».

Prossime gare?
«La Orobie Vertical di Mario Poletti da Bondione al rifugio Coca, poi Roncone e Grignetta. Porto con me anche Elisa, la mia ragazza. Lei è sportiva ma non ha mai amato l’agonismo, vedo però che sta imparando ad apprezzare le gare. Mi piace farle da maestro».

Con quali scarpe?
«La sportiva Helios SR: le migliori sulle vertical con terreno erboso».

Come imposti la stagione?
«Solo vertical. Per evitare di andare a rovinare il piede che mi aveva causato problemi, e perché voglio impostare l’annata sullo scialpinismo. Non voglio esagerare in estate. Solo una corsa lunga ho in programma. La Redbull K3 che dal centro della cittadina di Susa conduce alla cima del Rocciamelone, a 3538 metri di quota. Da due anni sogno di farla».

Lizzola_2016_scialpinismo_Mario_Merelli_C'è_credit_MontagnaExpress (11) Fabio Bazzana

ph. credit MontagnaExpress

Ci infili anche le corse in bici come l’anno scorso?
«No, la tengo lì pronta, a portata in caso di infortunio, ma non l’ho ancora usata».

L’appuntamento che non perderesti per nulla al mondo?
«Il “Vertical del Manuel” (This is Vertical Race) perché non accetto di perdere in casa mia. L’anno scorso era la prima volta che mettevo le scarpe, ma quest’anno non voglio sbagliare. Mi sono innamorato di quel percorso, di quello scenario sulle nostre Orobie. Il terreno è simile a quello del vertical di Canazei, ma molto più ripido: chi a Valgoglio crede di poter correre, deve abbandonare l’idea!».

Enula Bassanelli