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Intervista a Luca Carrara, terzo alla Blumon, stagione sfortunata ma zeppa di risultati

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«La mia passione sportiva per 25 anni è stata il calcio. Quando ho appeso le scarpe al chiodo ho iniziato a correre in montagna». Gara d’esordio la Dolomites Skyrace a Canazei nel 2008. «Ricordo ancora l’emozione ai nastri di partenza». Nel 2009 la vittoria nella staffetta Tre Laghi Tre Rifugi a Valbondione «dopo una discesa a rotta di collo». Seguono un paio di anni sabbatici senza pettorale sul petto e il ritorno alle corse «un po’ per caso, su invito di mio fratello, con la proposta di correre insieme a lui la staffetta Bueggio – Diga del Gleno». Luca Carrara veste la maglia della Valetudo Skyrunning Italia, è originario di Albino e vive a Scanzorosciate. «Nel 2012 è nata la mia bambina Sveva, che ha piacevolmente stravolto la vita della nostra famiglia (anche se con qualche notte insonne…)». In settimana si allena sulle colline del moscato di Scanzo e lungo i sentieri nei dintorni di Albino («Mi sento a casa»). Non ha programmi prestabiliti. «Mi piace cercare ancora qualche angolo che non conosco. Il percorso segue lo stato d’animo del momento».

Come sta andando la stagione?
«Il 2014 non è certo iniziato sotto i migliori auspici. Un incidente in moto (il giorno dopo essermi confermato Campione Italiano Bancari in corsa su racchette da neve) e un paio di cadute mi hanno fatto pensare che avrei dovuto avere molta pazienza e determinazione per risalire. Sono grato anzitutto alla mia famiglia. Quanto ai risultati fin qui ottenuti, non posso che ritenermi soddisfatto».

Luca Carrara (4)

Alla Blumon Marathon di domenica scorsa sei salito sul podio.
«Sono contento del mio terzo posto. Ho migliorato il tempo dello scorso anno e ho ottenuto un buon risultato tenendo duro in salita e sfruttando al meglio le due brevi ma insidiose discese che proponeva il tracciato».

Il primo maggio mentre stavi disputando il Trofeo Dario e Willy ti sei infortunato ma hai ‘eroicamente’ portato a termine la gara, che ricordi hai di quella giornata?
Luca Carrara Matteo Tagliabue Dario e Willy 2014 (1)«C’è una fotografia che dipinge e dipingerà per sempre il ricordo di quella giornata. Mi ritrae con alle spalle Matteo Tagliabue, nell’ultima gara che ci ha visto gareggiare insieme (foto del “Fotoclub G. Anghileri Vamadrera”).
Una giornata a cui ripenso per trovare lo spirito e la determinazione che mi animano. Ricordo una partenza difficile e una gara che, man mano proseguiva, diventava sempre più favorevole a me. Dal decimo posto in salita sono riuscito ad agganciare Stefano Butti e Clemente Belingheri che stavano battagliando per il quanto posto. Nell’ultima discesa un banale appoggio del palmo della mano su un sasso mi ha causato la rifrattura del radio per la quale ero stato operato tre anni fa. All’inizio è stata rabbia. Non volevo accettare quello stupido destino. Poi c’è stato il ricordo dei momenti che avevo passato tre anni prima. Non ho pensato molto. Non c’era molto da fare. Bisognava portare a valle i cocci senza farsi male e avrei dovuto comunque farlo da solo. Così ho continuato e sono arrivato all’arrivo. Un ringraziamento in particolare va all’amico Paolo Gotti, in quella giornata spettatore della corsa, che mi ha accompagnato all’ospedale dove sono stato poi operato».

Ti sei ripreso del tutto?
«Il braccio non è clinicamente guarito. Ci vorrà del tempo e, nel frattempo, non dovrei usarlo. Ammetto che questa cosa non mi riesce benissimo. Ho ripreso a correre quasi subito cercando di avere la massima prudenza nei tratti in discesa».

Luca Carrara (5)Perché hai scelto la disciplina dello skyrunning?
«Non è stata una vera decisione. Da piccolo, quando andavo in montagna con i miei, mi piaceva andare avanti ad esplorare, cercare di salire alla svelta. Crescendo, ho trovato nella montagna uno spazio in cui i pensieri navigano e si mettono in ordine da soli senza troppe forzature. Ora lo skyrunning rappresenta per me un’occasione: un’occasione di vedere posti nuovi, un’occasione per fare un po’ di strada con i miei pensieri quando ne ho il tempo, un’occasione di condividere con alcune persone questo modo di vivere la montagna. Ci sono molte gare a cui sono affezionato. Ma conservo un ricordo dolcissimo dell’EcoTrail de Paris, 50 km da Versailles alla Tour Eiffel corsi con la foto della mia bambina sotto la maglietta per darmi la forza di finire una distanza a cui non ero preparato ed avvezzo».

La distanza ideale?
«Le skyrace sono le gare che mi piacciono di più, magari con una bella discesa».

Prossimi impegni sportivi?
«Domenica prossima sarò al Giir di Mont a Premana. Si tratta di un ritorno dopo la bella esperienza dello scorso anno ed è esattamente in questo modo che intendo viverla. Poi vedremo cammin facendo».

En.Ba.