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Oliviero Bosatelli: “Punto al Tor des Géants 2017, ma prima…”

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Cosa fa, nei mesi invernali, il vincitore del Tor des Géants? Corre… fra un turno e l’altro alla caserma dei Vigili del Fuoco, seguendo albe o tramonti sui colli della città o sui sentieri delle Orobie. Oliviero Bosatelli ha fissato degli obiettivi intermedi che lo avvicinino alla prossima edizione della corsa dei giganti valdostani.

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Oliviero Bosatelli in una breve sosta durante il Tor des Géants, con la moglie Nadia – ph Stefano Jeantet

Il primato e la responsabilità – Conservare il trono al Tor des Géants, questo nel 2017 il principale obiettivo di Oliviero Bosatelli. A differenza di quanto accaduto quest’anno, arriverà a Courmayeur carico di responsabilità, con i fari di tutto il mondo puntati addosso. Dovrà pertanto dimostrare di reggere il peso della notorietà e dei pronostici. «Partirò con una grande responsabilità, come avvenuto all’Orobie Ultra Trail». Per l’esito della sua performance il fattore psicologico risulterà fondamentale. Del resto, ha già abbondantemente dimostrato quanta forza risieda nella sua mente.

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l’arrivo trionfale e liberatorio al Tor des Géants – ph credit Stefano Jeantet

La Grande Corsa Bianca – Sembra lontano, il Tor, in queste giornate dall’atmosfera natalizia. Meglio focalizzarsi sulle tappe intermedie. Fra le distese innevate ai confini fra Lombardia e Trentino, il 9 febbraio si disputerà la Grande Corsa Bianca. Una corsa in completa autosufficienza su una distanza di 170 km con un dislivello positivo di 6000 m, partenza e arrivo a Ponte di Legno. La partecipazione alla Grande Corsa Bianca dovrebbe essere, appunto, il suo prossimo obiettivo.

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la concentrazione ai nastri di partenza dell’Orobie Ultra Trail – ph credit Alexposure Photography

La folgorazione – Ma torniamo all’impresa di cui tutti ancora parlano, la vittoria al Tor des Géants. L’idea di prendervi parte è nata nel 2013, come una folgorazione. «Con Nadia sono andato a Courmayeur a trascorrere qualche giorno in montagna. In noi c’era la curiosità di osservare da vicino questo evento. Ci siamo portati intorno al km 200, camminando a ritroso sul percorso. Era l’anno in cui partecipò Marco Zanchi arrivando sesto assoluto, che emozione nel vederlo. Ricordo ancora i volti dei concorrenti, lo sguardo di Iker Karrera. Fu allora che si accese una scintilla».

Correre nel buio, come da bambino – Così Bosatelli ha ricominciato ad allenarsi, dopo alcuni anni di pausa, nei quali la vita gli aveva imposto altre priorità. Allenamenti lunghi, in qualsiasi orario, per reggere le ultra trail. Correre nel buio e nei silenzi della notte sui sentieri di montagna, del resto, è un’abitudine che porta con sé dall’infanzia. Si muoveva abilmente sul Misma e sui monti della Val Gandino, solo con i propri pensieri di bambino. Era già una passione.

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il viaggio solitario al Tor des Géants – ph credit Stefano Jeantet

Le amicizie vere – Il ritorno nell’ambiente delle gare di long distance ha subito portato alla creazione di nuovi legami di amicizia. Fra i tanti, quello con Roberto Fluido Beretta. «Lui è il mio spirito guida, conosciuto alle Porte di Pietra, ha sempre un saggio consiglio da offrirmi. ‘Accontenta il cervello’, mi ha detto in vista del Tor».

Un gigante in abiti invernali – Oliviero, perché un runner dovrebbe provare l’esperienza del Tor des Géants? «Perché è un’esperienza unica che resta impressa tutta la vita. Ma la preparazione deve essere accurata, e in gara non bisogna mai tralasciare di rifornirsi». In attesa del prossimo Tor, largo alla nuova sfida fra le distese nevose dell’Adamello, un altro gigante in abito invernale al cui cospetto Oliviero Bosatelli proverà ad inchinarsi.

Enula Bassanelli

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