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Zanchi, Caldara e Bertasa e la pratica del trail running ad alto livello – la loro esperienza raccontata nella serata a Lonno

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A Lonno di Nembro (Bg) un clima informale e amichevole per i campioni dell’ultra trail e le loro riflessioni sul senso di questo sport. La serata di sabato 17 dicembre 2016 ha visto Marco Zanchi e Guido Caldara raccontare le proprie esperienze sul trail running e ultra distanza. In un clima denso di amicizia e simpatia Cinzia Bertasa, padrona delle tematiche affrontate, ha condotto la serata ponendo domande puntuali e stimolanti, dialogando con i due protagonisti.

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Per Guido Caldara quella organizzata a Lonno di Nembro è stata la prima serata da protagonista, per Marco Zanchi l’ennesima e per Cinzia Bertasa la prima nel ruolo di presentatrice. Zanchi e Caldara, prima di intraprendere l’avventura del trail running praticavano il motociclismo. A motivare il passaggio è stato per Zanchi il bisogno di perdere peso e per Caldara quello di smettere di fumare. Tutti e tre sono lavoratori e non atleti professionisti. Per il giovane Guido Caldara tre sono i fattori fondamentali da coltivare nella pratica del trail running. Il fisico mantenuto in forma attraverso allenamenti di qualità e un adeguato stile di vita, la conoscenza di se stessi che porta a capire quando e come bere, mangiare, coprirsi ecc e, non da ultimo, l’aspetto psicologico.

Nel merito, Caldara ha precisato che «il livello di stress mentale si allena solo in gara, negli allenamenti non si raggiunge la stessa intensità. Occorre mettere insieme cuore e ragione. Un Tor des Géants non è adatto a gente schematica, perché sono la passione e il cuore che permettono di andare oltre. La crisi sopraggiunge solo in gara, dopo le dieci undici ore e non esiste una formula magica per superarla. Occorre pazienza, non bisogna fermarsi. Ogni gara lascia il segno, infatti quando la porti a termine finisci per sentirti una persona diversa rispetto a quando sei partito».

Alla domanda della conduttrice sul perché soffrire tanto in gara, Caldara ha risposto che «soffrire ci piace, abbiamo bisogno di tornare alla nostra natura, soffrire ci fa sentire vivi, soffrire è necessario, il trail fa star bene». Riflessioni condivise da Marco Zanchi il quale ha aggiunto che oltre alla sofferenza si provano emozioni intense per la bellezza dello scenario in ambiente naturale. «La notte è magica e offre esperienze che tengono svegli e non fanno sopraggiungere il sonno. Come ad esempio gli occhi illuminati dalla lampada frontale di animali che si possono incontrare. Spesso spengo la musica dell’auricolare per ascoltare i rumori della notte». Anche per Caldara la notte è magica, si attutisce la vista e si espandono gli altri sensi e «se sopraggiunge una crisi di notte, è più problematico, ma questo la rende più interessante. Bisogna scontrarsi con la notte».

E così, su input della presentatrice, viene affrontano il tema del viaggio come scoperta e del bisogno di scoprire mondi e situazioni nuove. Marco Zanchi ha raccontato di essersi buttato, in questi ultimi due anni, nel campionato del mondo di ultra trail, un circuito di gare in cinque continenti. In particolare nell’ultimo anno ha partecipato a cinque gare del UTWT, scegliendo quelle più significative e classificandosi al settimo posto della classifica finale. Ha reso partecipe il pubblico in sala mostrando i video delle competizioni a cui ha aderito. Il numero di partecipanti a ciascuna di queste gare è altissimo, si va dai 1500 ai 3000 concorrenti. I diversi ambienti proiettati hanno reso attonita la platea. «Il movimento sportivo delle ultra è in costante sviluppo – ha concluso Zanchi – e pertanto ho dovuto perfezionare la tipologia di allenamento che mi ha permesso di essere competitivo in questo campionato mondiale».

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